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Corriere di Gela | Sul porto di Gela opinioni contro
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notizia del 23/03/2005 messa in rete alle 23:16:47
Sul porto di Gela opinioni contro

Ho letto con attenzione il vostro articolo scritto dal dott. Giuseppe Clementino dove per criticare il progetto Isolatino dice peste e corna del nostro sito portuale di Gela ed elogia a gran voce le potenzialità degli altri porti isolani siciliani. Capisco che lo stesso Clementino sconosce la materia e per cui è lecito che scriva con tanto fervore per disastrare ancora di più il nostro sistema portuale.
Che il progetto Isolatino proposto dal nostro presidente della Provincia di Caltanissetta abbia alcuni punti deboli è un bene che Lei lo faccia notare, ma anche vero che Lei non può dire che nel nostro sito portuale dobbiamo rifare il pontile sbarcatoio quale punto di attracco di navi commerciali nel cuore del lungomare (area turistica) non è possibile che il nuovo porto rifugio può essere la soluzione ai nostri problemi, dato che lo stesso non ha un serio retro porto considerato che si trova quasi in pieno centro abitato e con caseggiati vicini (villaggio Macchitella) e senza serie vie di comunicazioni, per cui l'unico progetto attuabile è quello dell'Interporto unica e seria risorsa ed opportunità per la nostra area e sicuramente la soluzione a tutti i problemi occupazionali di Gela e della provincia di Caltanissetta con un nuovo porto rifugio con sola vocazione turistica e commerciale di piccolo cabotaggio (navi traghetto, navi da crociera, pescherecci di alto mare, barche da diporto e unità navali di piccolo cabotaggio).
Voglio far notare al dott. Clementino che all'Asi abbiamo avuto diversi incontri con la Sia di Catania e Termini Imerese Società Interporti Siciliani presieduta dal prof. De Dominicis (notissimo esperto nei trasporti marittimi a livello nazionale e internazionale), con al seguito il prof. Russo, amministratore delegato ed eminenti scienziati nel settore marittimo internazionale, i quali hanno precisato che il sito portuale di Gela è candidato, con le opportune modifiche, a entrare nel piano dei trasporti logistici regionali a unico porto siciliano per il transhipment di containers provenienti dai paesi asiatici e non, il quale tasso di crescita annuale, nel trasferimento dei loro containers, è del 15/20% verso l'area mediterranea e mondiale.
Il dott. Clementino sconosce che un terzo di tutto il traffico marittimo mondiale, che di circa 200.000 scali anno, passa dal mare Mediterraneo; il dott. Clementino non sa che le unità navali impiegano meno tempo per le loro rotte intercontinentali, passando dall'area del mar Mediterraneo tramite il Canale di Suez evitando la circumnavigazione per il continente africano. Inoltre vorremmo ricordare a tutti, istituzioni e politici, che basta andare a qualche chilometro dalla nostra costa ed i nostri fondali raggiungono i 20 metri di pescaggio, e oggi le navi containers più grandi e cioè quelle da 8000 Teu di proprietà della Cosco inc, della Evergreen Inc., pescano appena 15 metri. Faccio notare che diverse compagnie multinazionali di containers ambiscono ad allocarsi nel sito portuale di Gela per fare business, ma per la miopia di alcuni il nostro progetto Interporto (Transhipment di containers) stenta a decollare seriamente.
Transhipment significa punto di movimentazione di containers nel sito portuale di Gela con discarica e caricazione dei containers a Gela e smistamento via mare a livello regionale (area mediterranea) e internazionale senza spedirli via terra ma solo via mare, di conseguenza non servono investimenti faraonici a terra come Lei giustamente fa rilevare nel suo articolo. Inoltre non stiamo considerando che diversi milioni di containers movimentati devono essere riparati, riverniciati e ricostruiti, creando diverse commesse per la nostra metalmeccanica e per l'intero indotto, attraendo anche aziende a carattere multinazionale per la produzioni di beni e servizi. In economia le tre regole magiche per l'ubicazione ideale di qualsiasi azienda sono: reperimento di mano d'opera specializzata, reperimento di materie prime e potenti vie di comunicazione (porti, ferrovie, strade, aeroporti); con la mancanza dell'ultima variabile è normale che le aziende non decolleranno mai e l'ubicazione di nuove realtà diventa improponibile.
Infatti, la Raffineria di Gela (Gruppo Eni) è competitiva a livello internazionale perchè ha un porto tutto suo che nessuno oserà mai togliere perchè è l'unica seria risorsa del nostro territorio.
Oggi parlare di trasporti, marittimi, logistica e di porti è divenuto l'argomento principale di conversazione e questo va benissimo, ma diventa veramente allucinante se il primo arrivato inizia a parlare di sistemi portuali e di traffici marittimi internazionali senza che lo stesso sia del settore e la cosa più grave è che i giornali locali danno ampio spazio a chiunque, anche alle conversazioni che vengono fatte nei salotti e i bar della nostra città da gente che sconosce l'argomento o ne ha sentito solo parlare dall'amico dell'amico che forse lavora in qualche rimorchiatore o barca da pesca o ha una barca a motore o a vela di qualche metro o è imbarcato come mozzo o marinaio in qualche unità navale (senza nulla togliere a questa bravissima gente).
Ricordiamo, che per il sistema dei trasporti marittimi, le scienze marittime in generale vi sono gli istituti nautici e le università specifiche in tutto il mondo e per cui è bene frequentarle, poi magari farebbe bene dopo il titolo conseguito fare qualche decennio di pratica in qualche decina di porti nel mondo magari nei posti di coordinamento e di logistica presso qualche terminal containers o presso qualche armatore, shipbroker o spedizioni internazionale e poi magari potrebbe parlare con cognizione di causa. Concludo dicendo che dal nostro Canale di Sicilia (a poche miglia dalla costa gelese, e cioè ad un ora di navigazione) passano diverse decine di migliaia di navi (tankers, bulk carriers, chemical carriers, navi containers, navi da crociera, panfili di tutte le dimensioni, aliscafi, pescherecci di alto mare e come dimensioni), per cui sarebbe bene creare un sito portuale idoneo nella nostra area per il transhipment di containers, per l'approvvigionamento di vivere e combustibile alle navi di passaggio, per l'imbarco e lo sbarco di merci varie, e dei cantieri navali anche galleggianti per la riparazione e la manutenzione di unità navali fino a 5000 dwt che ci passano ogni giorno sotto il nostro naso oltre a potenziare l'area portuale esistente in fase di miglioria per rendere il sito Portuale di Gela la futura Rotterdam del mediterraneo. Preciso che a Rotterdam scalano circa 35000 navi all'anno a Gela solamente 800 unità navali e le stesse danno lavoro tra diretto ed indotto a circa 8000 unità lavorative tra diretto ed indotto (operatori portuali, di raffineria e servizi e piccole industrie connesse).
Egr. dott. Clementino, si immagini che un giorno costruiscano vicino al suo terreno a Gela (spero che lei lo abbia) un grande autostrada a 8 corsie e che lei nella sua lungimiranza apra un distributore di carburanti fornito di bar e ristorante e che questa area di ristoro e di servizio sia l'unica dopo un centinaio di chilometri, lei che cosa pensa che farà business o no? Questo è l'unico esempio che le possiamo fare parlando del sito portuale di Gela invidiato a livello mondiale per la sua centralità. Mi chiedo se il dott. Clementino è il classico nemico di Gela o no.
Io gli consiglio di consultare le statistiche dei traffici marittimi mondiali, inoltre le consigliamo di verificare l'incremento esponenziale dei traffici di merci su containers, il quale containers è la multiproprietà del carico a bordo (perchè ogni navi containers a bordo ha migliaia di carichi e proprietari destinati gli stessi containers in diversi luoghi dell'aera a cui sono destinati. Dalla esigenza della internazionalizzazione delle imprese a livello mondiale, le quali per non morire aprono le loro filiali nei paesi asiatici, dell'Est del terzo mondo e in paesi dove la mano d'opera è a basso costo di conseguenza la produzione di beni finiti e semilavorati che realizzano deve essere trasferita nei diversi continenti e parte di questo traffico oggi passa via nave containers dal nostro mar Mediterraneo.
Lei chiederà, le risorse per costruire un'opera come il nostro Interporto o per meglio definirlo hub per il transhipment di containers avrà un costo elevato e le rispondo immediatamente che il costo previsto è di ca. 250/300 milioni di Euro e le stesse risorse finanziarie possono essere reperite da società mondiali specializzate che le reperiscono presso banche o fondi comuni d'investimento internazionali i quali hanno tantissimo denaro da investire, basta garantire all'investitore un tasso di rendimento annuale remunerativo. Noi nel nostro piccolo e quali comunissimi abitanti della città di Gela che vivono in questa sperduta città ultimo baluardo della civiltà occidentale ma comunque facenti parte integrante della Comunità economica europea abbiamo tutto pronto per far decollare il nostro progetto Interporto, (studio di fattibilità da far redarre da eminenti esperti, incarico per il reperimento dei fondi e progetto di massima, atto costitutivo e statuto della so-cietà mista fra pubblico e privato) ma dopo aver chiesto un contributo al Comune di Gela, lo stesso Comune nella persona del suo rappresentante legale nonchè il Sindaco dopo diversi incontri e promesse oserei dire da marinaio, per perdere di vista l'argomento trattato,ancora non ci ha dato nessuna risposta. Allora se Lei dott. Clementino non è uno dei classici nemici di Gela (e di nemici Gela ne ha tanti) le chiediamo che ci dia ulteriori lumi per le sue effettive esperienze lavorative e collabori con noi per poter creare i presupposti dove il sito portuale di Gela possa essere candidato al quel ruolo di centralità nell'area marittima del mediterraneo.

Le facciamo presente che alla nostra città ogni anno gli viene tolta la linfa vitale dei nostri giovani cervelli che scappano via disperati ed in lidi migliori, ma se oltre a questo togliamo ai nostro cittadini anche la speranza di un futuro migliore cosa rimarrà di questa martoriata città ultimo baluardo e ai confini della civiltà occidentale.
Spero che il dott. Clementino sia di Gela e per cui ci auguriamo che lo stesso possa dare il suo fattivo contributo per migliorare la sua città, noi con le nostre misere risorse economiche e intellettuali lo stiamo facendo da qualche anno e qualcosa si è mossa, infatti oggi si parla di porto, una volta la gente non lo conosceva neanche e sconosceva anche le sue effettive potenzialità e cioè che lo stesso porto da la possibilità a chiunque di potersi connettere e trasferire qualsiasi merce o persona fisicamente, e non virtualmente, con il mondo intero e senza alcuna limitazione. Spero che dopo questa lunga lettera, si riesca a percepire l'importanza di un serio e attrezzato porto il quale è la base per un serio e lungo sviluppo economico di Gela, ma sopratutto dell'intera provincia di Caltanissetta la quale ha il più basso reddito procapite per abitante dell'intera nazione e in tale lettera mi chiedo di chi è la colpa di questo enorme divario con le altre province d'Italia, forse della nostra classe imprenditoriale di cui io stesso faccio parte, che non riesce a dare e a comunicare ai nostri validi politici dei seri progetti in modo che gli stessi politici sia locali che nazionali possano tramutarli in realtà e non essere così delle visioni e dei deliri come asserisce il nostro amico di Roma dott. Giuseppe Clementino nella sua lunga lettera pubblicata in questo giornale.
(Dott. Marco Fasulo Presidente Associazione Interporto del Golfo di Gela

La replica dell’arch. Clementino

Nel mio articolo “Il porto di Gela, tra visione e deliri” non ho detto peste e corna del porto di Gela. Semmai ho legittimamente commentato le ancor più legittime posizioni argomentate nelle interviste, pubblicate dal Corriere di Gela, al Prof. Collura, presidente della nostra Provincia, al Prof. Urbani e al Comandante Circomare Ten. Morello. Di quest’ultimo ho chiaramente apprezzato la saggezza dei suoi suggerimenti. Mi attendevo dunque una replica da parte di tali autorevoli esponenti della vita pubblica e del dibattito culturale della nostro città, a cui va tutta la mia stima. Mi è giunta invece la replica del Dr. Fasulo, che essendo un operatore del settore si è chiesto: ma questo chi è? da dove salta fuori?
Che posso rispondere: sono un semplice cittadino, che paga le tasse e vorrebbe vedere ben spesi i soldi pubblici. La democrazia quello è: il luogo in cui tutti criticano, a volte senza cognizione di causa, le diverse idee e progetti. Soprattutto se prevedono l’utilizzo di aree e risorse pubbliche. Apprezzo comunque che il presidente dell’Associazione Interporto del Golfo di Gela, abbia letto con attenzione il mio articolo. Se mi ha letto, mi dica però dove ho scritto che:
– dobbiamo rifare il pontile sbarcatoio quale punto di attracco di navi commerciali nel cuore del lungomare (mai sia)?
– il porto rifugio può essere la soluzione ai nostri problemi (magari lo fosse!)?
Ho solo suggerito di dragarlo ogni tanto per evitare che inesorabilmente si interri.
Non ho elementi per contraddire le certezze del dott. Fasulo. Non conosco il progetto e non so giudicare se esso sia più attuabile di altri. Infatti, non l’ho mai citato. In generale, avrei qualche dubbio, o meglio sarei più prudente, circa l’idea che qualunque progetto possa essere l’unica opportunità per la nostra area e la soluzione a tutti i problemi occupazionali di Gela.
Date le delusioni del nostro passato, mi morderei la lingua prima di annunciare progetti trionfanti sui destini della nostra terra.
Ammetto, dopo avere letto la replica, di essere un pò confuso. Sarà anche per un difetto di comunicazione, ma non ho capito se a Gela si intende realizzare un nuovo porto rifugio o un porto container, o tutte e due i porti, o uno che sia l’uno e l’altro.
Ad ogni modo, sul nuovo porto rifugio il dott. Fasulo potrebbe anche convincermi. Dovrebbe però convincere innanzitutto la classe politica locale, regionale e nazionale, tuttora divisa su troppi e costosi progetti. A chi non piacerebbe vedere a Gela un nuovo porto rifugio a vocazione turistica e commerciale di piccolo cabotaggio (navi-traghetto, da crociera, pescherecci, barche da diporto)?
Gli eminenti professori e scienziati che appoggiano la candidatura del porto di Gela come unico porto siciliano per il transhipment di containers provenienti dai paesi asiatici, avranno pure le loro conoscenze e ragioni. Non mi dia però dell’ignorante in geografia, perché in tale affascinante materia mi piace considerarmi una cima. So bene che Gela si affaccia sul Canale di Sicilia, nel punto mediano del corridoio marittimo globale passante da Suez. Pure Churchill e Roosevelt se ne ac-corsero nel 1943 e per questo ci scagliarono contro Patton con mez-zo milione di soldati. Consideri pure che Gela sta al centro dell’asse longitudinale terrestre, passante per Malta, da Frederikshavn (Da-nimarca) a Città del Capo (Sudafrica). Se legge i miei articoli vedrà che ho proposto di porre un cartello in ogni ingresso della città, per sancire appunto il nostro posizionamento geo-strategico: “Gela, tra New York e Mumbay” (con le miglia marine). Metterei pure i cartelli che indicano Malta e Cape Town, verso sud, e Frederikshavn, verso nord (con i Km). Costerebbero un centinaio di euro. So pure che a qualche km dalla costa i nostro fondali raggiungono 20 m. di pescaggio, sarà felice di sapere che arriveranno a 21 m. tra 50 anni con l’effetto serra.
Ho pure capito che:
1. le navi container più grandi, pescano appena 15 m. (pensavo meno); 2. diverse compagnie di container vorrebbero ormeggiare nel sito portuale di Gela per fare business.
Non capisco invece perché, per la miopia di alcuni, il vostro progetto di transhipment dei container stenti a decollare. Se come lei precisa “transhipment” significa: movimentazione di containers nel porto di Gela con smistamento nell’area mediterranea, senza spedizioni via terra ma solo via mare. Allora, strictu sensu, i corridoi intermodali mare/gomma-rotaie non servirebbero, quindi il vostro progetto non è condizionato alla realizzazione di opere faraoniche a terra, come il ponte sullo stretto. Opere che erano state evocate, non da me, ma negli interventi dell’incontro di Gela circa il progetto Interreg “Isolatino”, da me solo commentati.
Se i container e le relative merci arriveranno dal mare e via mare se ne andranno, il vostro progetto non pare campato in aria. Se inoltre si dovranno riparare i container stessi, ove è il caso riverniciandoli, vedo anch’io solo benefici per la nostra metalmeccanica e non solo.
Vorrei rassicurare il dott. Fasulo che parlare di trasporti marittimi e di logistica non è divenuto l'argomento principale di conversazione in nessun salotto o bar. Si preferisce discutere di Totti e Toni, qualche volta ancora di belle donne. Tuttavia, ingiusto sarebbe non dare spazio alla mia opinione e a quella di altri, solo perché non siamo del settore. Considerarci poi, solo per qualche dubbio, dei nemici di Gela?
Sia cortese dunque e non si infastidisca se provo a ragionare un pò sulla questione, da neofita con uno del settore. Se dagli studi di fattibilità e dai bussines plan da voi redatti o in corso di redazione risulterà che: – dal nostro Canale di Sicilia passano decine di migliaia di navi per cui sarebbe opportuno creare un sito portuale a Gela idoneo per il transhipment di container; per l'approvvigionamento di viveri e combustibili; per l'imbarco e lo sbarco di merci varie; e per attrezzare dei cantieri per la manutenzione delle unità navali (e dei container); se avete i dati per fare del Porto di Gela non dico la futura Rotterdam ma almeno la futura Amalfi del Mediterraneo;
- se dimostrate che tutto ciò potrà dare lavoro, tra diretto ed indotto, a circa 8.000 unità lavorative;
– se credete che possiamo quindi competere su vari piani, fisici, relazionali e finanziari con altri porti e altre realtà produttive;
– se, addirittura, saprete dimostrare che le ingenti risorse per realizzare l’Interporto di Gela (250/300 mil. di Euro) potrebbero essere investite da società internazionali, da banche e fondi comuni d'investimento;
– se tale progetto garantirà agli investitori un tasso di rendimento annuo remunerativo.
Saremmo tutti pazzi o nemici di Gela a non investire anche i nostri risparmi su tale opportunità di investimento. In tal caso, chiunque si azzardasse a mettervi i bastoni fra le ruote (anzi fra i container), fosse pure un Ministero o una Direzione Generale della CE, meriterebbe sicuramente l’ira di tutti, me compreso. Se tutto quel che lei afferma è dimostrabile, potreste anche fregarvene del misero contributo del Comune di Gela. Andrebbe preteso semmai che le autorità locali e regionali facciano tutto il possibile per accelerare le procedure realizzative del progetto. Poi, orgogliosamente, potreste rivendicare che l’Interporto di Gela, come l’aeroporto di Ponte Olivo, verrà realizzato grazie all’imprenditorialità locale e internazionale, alla sua capacità di coniugare l’innovazione e i capitali di rischio, con il lavoro dei gelesi, dei maltesi e perché no anche dei tunisini.
Sarebbe un’opera grandiosa che riscatterebbe per sempre la nostra infelice fama di divoratori di soldi e sussidi pubblici. Alla faccia dei nordisti della Lega e dei loro orrendi compari.
Sarò un positivista che confida troppo nella forza della ragione e della conoscenza, ma credo veramente che i progetti seri hanno le gambe per camminare da soli: anche senza (e a volte nonostante) i politici locali e nazionali. I progetti sostenibili e duraturi, a volte si tramutano comunque in realtà, a partire dalle visioni, a volte anche dai deliri. Per questo auguro sinceramente al dott. Fasulo di spuntarla con il suo progetto “interporto”. Per quel che mi concerne, preferisco dedicarmi a progetti più piccoli e pragmatici, forse meno ambiziosi, ma alla portata della mia energia e di quella di chi lavora attorno a me.
(Arch. Giuseppe Clementino (email: clementino@ancitel.it)


Autore : Redazione Corriere
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