 |
notizia del 02/10/2003 messa in rete alle 22:45:14
Diventare provincia non risolverà i problemi
da rfasciana@shaw.ca
A: redazione@gelaonline.com
Data: Sabato, 27 settembre 2003 0:00
Commento alla notizia: Gela, provincia dimenticata?
Ancora bambino (ed è trascorso un bel pò di anni), mi ricordo che noi gelesi già soffrivamo di questo tipico complesso di inferiorità nei riguardi di Caltanissetta, nostra cugina e capoluogo; chissà, come se essere poveri a Gela fosse differente dall'esserlo a Caltanissetta o in qualche altro capoluogo meridionale.
Sicuramente il 'Caso Gela' riflette macroscopicamente le politiche di disfacimento che negli ultimi trenta o quaranta anni le autorità nazionali (con una fortissima complicità di quelle locali) hanno adottato nel meridione; e l'esplosione della criminalità a Gela a cominciare dalla metà degli anni ottanta è stata appunto la conseguenza di tale disfacimento: non si era voluto prendere atto – già dagli inizi degli anni sessanta – dell'impatto economico, sociale e criminale che il petrolchimico gelese avrebbe creato negli anni a seguire. Basta leggere il dossier che proprio qualche anno dopo (verso gli inizi degli anni 70) era stato commissionato ad un sociologo svedese Hytten (e tenuto nascosto fino a qualche anno fa, con la complicità delle nostre autorità locali) per capire che l'esplosione di cui prima sarebbe stata inevitabile. Naturalmente gli interessi finanziari inerenti il petrolchimico non lasciavano tempo ai nostri amministratori, locali e non, di pensare ad altro.
Pensare che in qualche modo i problemi di Gela (così come in tutto il meridione) possano essere alleviati o addirittura risolti creando qua e là qualche capoluogo di provincia significa prendere per i fondelli per l'ennesima volta i nostri cittadini.
Perché Gela possa incominciare a sperare in un futuro più promettente per le giovani generazioni e quelle future bisogna incominciare prima di tutto ad assumersi ognuno la propria responsabilità (premessa); poi, seriamente, attraverso tavole rotonde pubbliche con la partecipazione di studiosi e specialisti nei vari settori (urbanisti, economisti, sociologi, filosofi, etc.), assicurandosi che nessuno di loro sia in conflitto di interessi, si dà inizio alla seconda fase, che è quella del 'che fare' nel lungo periodo (progetto) facendo attenzione alle realtà locali, studiandone dettagli ed eventuali impatti ambientali.
La terza fase deve vedere l'esecuzione di tali opere ordinarie e straordinarie. Un esempio, nel lungo periodo cos'è che si vuole fare dei nostri mari, sia come pesca che come attività turistica; cos'è che si vuole fare della nostra agricoltura perennemente moribonda e mai in grado di decollare seriamente? Ovvero, prevedendo nuovi sbocchi economici, perché non pensare di sviluppare una specie di 'Silycon Valley' che, adesso anche se a rilento, già rappresenta, qui in Nord America, una realtà attraverso cui ruotano bene o male tutte le altre economie? E cosa ancora l'ecologia, con lo sviluppo di nuovi boschi e nuovi verdi (attrezzati e non, ma salvaguardati)?
Una volta raggiunti tali traguardi (e una certa maturità), chi è che seriamente penserebbe più a Gela provincia? Ovvero, chi è che penserebbe più che tale obiettivo sarebbe ancora così rilevante?
Autore : Redazione Corriere
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|