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notizia del 24/10/2008 messa in rete alle 22:31:59
Storia di ordinaria beffa
Mario, un genitore arrabbiato, ci racconta questa disavventura, simile a tante altre quando ci sono di mezzo i gestori di telefonia mobile. Il nostro, a febbraio regala al figlio un apparecchio di nuova generazione – un Iphone – presso il centro Vodafone della città, in via Niscemi. Lo paga, in parte in contanti in parte con piccole rate mensili, così come proposto dallo stesso rivenditore. Firma il contratto e via. Tutto qui? Non proprio, visto che mesi dopo scopre che dalla sua carta di credito sono state prelevate somme di cui lui non era stato messo al corrente all’atto di acquisto: un canone di 10 euro al mese. Roba da niente ma per lui è il principio che conta. Il nostro Mario reclama, pur sapendo di avere torto. Torto per aver firmato un contratto senza leggere le clausole che vengono riportate non a caso in caratteri minuscoli e complicati nel retro pagina; ma soprattutto torto per essersi fidato del commesso, dal quale si aspettava maggiore chiarezza, e soprattutto completezza di informazioni. Mario ci ha chiesto di rendere pubblica la sua disavventura, non perché vuole ragione, tanto meno per avere restituiti i soldi. Lo ha fatto per mettere in guardia quanti, come lui, hanno creduto finora nella buona fede di chi piazza prodotti e servizi. Mai fidarsi troppo. Lui, certo, non lo farà più.
Autore : Redazione Corriere
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