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notizia del 22/11/2010 messa in rete alle 22:14:57
Un ragionamento schematico di sinistra
Mi ha fatto molto piacere leggere a 1.600 chilometri di distanza su questo settimanale la nota dell’ing. Sebastiano Abbenante in materia di assenteismo e di produttività. Mi pare giusto che l’analista tenga conto del fatto che quelle due variabili siano due delle tante che devono essere tenute presenti dal manager. Che è un manager. Ha ragione l’ingegnere. Uno che «conduce uomini», traducendo dall’inglese. Non che agita le mani come vorrebbe la traduzione dal latino «manus agere»!.. Chiaro!
Mi permetto una breve sosta, dopo avere ribadito il totale accordo con l’amico Abbenante. L a pausa solo per accennare ad altre variabili che deve prendere in considerazione il manager sia di industrie di processo sia di industrie di prodotto. Innovazione e delocalizzazione entrano oggi caparbiamente nelle competenze del manager nell’era di globalizzazione spinta. Se non innovi non sei competitivo ed esci dal mercato. Per essere competitivo a volte devi delocalizzare. Chiaro anche che delocalizzare riguarda o la produzione o le risorse finanziarie. A prescindere. Cioè, eliminando grasso!
I lavoratori che risultassero superflui nella produzione o nel processo qualora possono essere sostituiti dall’innovazione tecnologica, sono da considerare grasso inutile. Fuori! Sono un onere passivo nella logica della competitività globale. E se altrove costano meno? Bene! In termini molto elementari: l’industria si sposta dove costano meno per essere meglio presente nel mercato globale riducendo il costo della produzione. Gli stati che impongono leggi a protezione frenano l’impresa per dirla in termini spiccioli. La quale ha buoni motivi per delocalizzare. L’impresa non è una confraternita.
Il manager non è un padre priore, un fra Galdino che raccoglie noci per il convento che le redistribuisce dando a chi ha meno. Il manager deve salvaguardare il bilancio dell’impresa e i profitti degli azionisti di riferimento. Voglio dire: alla Bayer, grande industria chimica tedesca, non interessava affatto sapere cosa avveniva dentro i forni crematoi di Auschwitz! E allora?
Allora occorre uscire fuori dall’industria per capire la sorte di quello che questa – ripeto di processo o di prodotto – considera grasso. Cioè, occorre guardare a categorie non strettamente economiche e valutare attentamente quello che è stato dall’economia espulso come grasso. Cioè, gli uomini come esseri che hanno carne e ossa e storie e parola e dimora e... Che non sono scarti. Che sono all’inizio e alla fine dei processi e dei prodotti. Ma non solo in quanto consumatori e quindi in quanto soggetti che al mercato si affacciano per porre domande. Anche per questo! Problemi che trascendono Marchionne e Scaroni che possono uscirsene con una scrollata di spalle o razionalizzando le relazioni sindacali anche attraverso l’atomizzazione e la precarizzazione dei contratti. Ma non trascendono la politica. Questo è il dramma! Il dramma è l’assenza della politica. Che altro voleva dire Bersani lunedì scorso ospite del duo Fazio-Saviano? Guardare con gli occhi dei più deboli significa costruire un nuovo mondo per tutti. Già! Questo sì che è un valore della politica. Dice Bersani, della «politica di sinistra».
E anche su questo credo di essere completamente d’accordo con l’ingegnere mio amico! Spero che mi voglia perdonare per l’eccessivo schematismo.
Autore : Luciano Vullo
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