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notizia del 06/07/2003 messa in rete alle 22:11:53
Il teatro-comunicazione, qui nessuno ci pensa
Caro professore, non è la vita un teatro? E il teatro non è vita? Leggendo con ammirazione il suo testo, come tanti altri, del resto scritti con grande amore per la conoscenza, mi domando se anche queste metafore socio-filosofiche non nascondano sempre un difetto di comunicazione. Ed è proprio la comunicazione che hanno bisogno i giovani. Credo che su questo saremo d'accordo. Ma cio che vorrei esprimere dopo la lettura di questo articolo, che diventa occasione per farmi scrivere questa mia, è che oggi come oggi nessuno di noi si puo' permettere di raccontare una verità ai giovani. E sia perché forse a questo mondo nessuno ne ha mai potuto dimostrare una fondamentale, ma sopratutto perché, a mio giudizio, l’intelligenza dell’umanità ha perso svariati punti con la cultura del vero. Quello che vorrei dire è che tutti noi siamo come attori che recitiamo una verità, consapevoli o meno, ma come fossimo a teatro, e anche quando parliamo con le citazioni, con l'ampollosità, con la certezza di un dogma da tramandare con assoluta certezza a qualche bravo attore. Voglio dire che tutte le nostre parole sono diventate prive di verità, e anche le mie in questo momento saranno deformate dall'interpretazione che ne farete, e anche se vorrebbero insegnare qualcosa a qualcuno, sono consapevole che non potro' esprimere altro che una verità che non conosco. E i giovani per me sono veramente prigionieri, di quest'impotenza d'espressione, sopratutto di tutti quei fenomeni metafisici ed inconsci che si sono prepotentemente attestati ai primi posti tra gli interessi giovanili, fortemente contrapposti, o sbandati da una morale religiosa a cui si finge di credere per il quieto vivere dei genitori rintronati da droghe culturali date dal sistema mass-mediologico, mentre le droghe vere e proprie vengono consumate sempre più frequentemente da adolescenti sempre piu' giovani e sempre più alla ricerca di una verità.
Ma se le nostre. verità si limitano alla facciata esteriore, allora dobbiamo vedere cosa c'è dietro. Non abbiamo forse bisogno, sia i giovani che i meno giovani, di un modello di comunicazione che prediliga l'inconscio, lo studio di sé, tutte quelle parti di noi che non possiamo far emergere per non oscurare tutti gli archetipi su cui fondiamo le nostre vite? Parlo così perché vorrei arrivare a proporre una delle soluzioni che si potrebbero attuare a risolvere le difficolta' dei giovani e della società in cui viviamo, di cui bene parlava il prof. Vullo.
Infatti io lavoro a Gela con un'associazione culturale, "Il Daggide" che si occupa di teatro da 35 anni, ed in particolare ha messo a punto un progetto di improvvisazione teatrale, che consente di far fare teatro a chiunque, proprio lavorando sulle risorse individuali del soggetto-attore facendo emergere l'alter ego e tutte le istanze inconsce che rimangono soffocate di solito. Non sarebbe interessante portare questo sistema di comunicazione nelle scuole? Non farebbe bene ai giovani riuscire a venir fuori dai ruoli a cui sono obbligati dal copione sociale, magari non dovendo credere come bigotti a tutte le certezze che gli vengono propinate, e poter giocare con la finzione per far emergere qualche forse qualche certezza?
David Melfa
Autore : Redazione Corriere
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