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notizia del 05/09/2011 messa in rete alle 21:36:34
Suvvia, una mano alla Scuola
E’ chiaro! Lo voglio dire con tutta franchezza. Nell’at-tuale contesto storico la scuola, nonostante le migliori intenzioni, non ce la può fare a portare avanti la sua mission. Si è troppo complicata in un intreccio complesso di educazione, istruzione e formazione professionale.
Nel migliore dei casi dispone di docenti esperti in settori disciplinari specifici e nelle relative didattiche.
Fino a qualche decennio fa, l’azione della scuola si innervava in un contesto educante. I piani didattici passavano con molta difficoltà. Erano di fatto selettivi e si rivolgevano, magari non per scelta proterva, ai “Pierini” che erano sintonizzati sulla frequenza della cultura dominante. I più restavano fuori. Famiglia, strada, chiesa, botteghe artigiane, i campi provvedevano a formare gli uomini, le donne e i lavoratori. La cittadinanza, cioè.
Attori, codesti che ho citato, che stano vivendo processi di cambiamento destabilizzanti. Me lo faceva notare un’insegnante l’altro ieri. Doveva fare capire ai bambini come il tempo cambia le cose e diventa storia. I giocattoli di oggi e quelli di ieri. I bambini dovevano osservare e descrivere le differenze. Le abitazioni, le strade, le case, i mezzi di trasporto, di comunicazione. Un abisso. Le aule scolastiche? Quelle no. Le stesse. Un po’ (?) più vecchie. Gli stessi banchi, lavagne in ardesia, gessetti, cattedre, registri... E tanti progetti. Tutte le emergenze della modernità affidate alla scuola dalla società e dalla famiglia. Impossibile!
Implosione della scuola e ora anche esplosione. Troppe incombenze. Ora le si sottraggono anche le risorse. Non solo quelle finanziarie. Anche quelle professionali e persino la fiducia. Grazie a quest’ultima, docenti sempre mal pagati si sono sentiti gratificati dagli alunni, dalle famiglie e soprattutto dalla società. E sono andati avanti in termini di entusiasmo e di aggiornamento. Anche i libri vengono demonizzati. Quanto costano!.. Se ne occupano i tg che dedicano servizi al caro libri e spazi enormi alla presentazione dei cellulari di ultimissima generazione i cui costi evidentemente hanno nulla a che vedere con i manuali scolastici della scuola primaria.
uscire. Neanche le istituzioni formali e informali che ho citato possono da sole dare aiuto. In questo caso vale proprio il detto secondo il quale l’unione fa la forza. L’unione è la rete. La rete cittadina costituita da scuole, associazioni di volontariato, istituzioni economiche, religiose, sportive, ricreative e quant’altro che, coordinate dalla «città educativa» producono un servizio di accoglienza e di promozione delle persone e dei cittadini di tutte le età. Senza confusione di ruoli.
La scuola fornisce gli esperti dell’istruzione, le associazioni il contesto educante e gli orientamenti di vita e di lavoro.
E’ il mio augurio! Ne discuteremo nell’ormai imminente “Settembre pedagogico” organizzato dal Comune di Gela. Spero proprio che il Sindaco voglia a conclusione dei lavori istituire un gruppo che animi la rete civica dell’educazione-istruzione-formazione da raccordare con il mondo dell’università che faccia da lampadina. Un gruppo di volontari, evidentemente, che non pesi affatto sulla spesa pubblica e che non sottragga lavoro a nessuno potrebbe essere da stimolo alle nuove generazioni desiderose di vedere che il dono e la generosità non è roba di cui vergognarsi.
Autore : Luciano Vullo
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