1 2 3 4 5
Corriere di Gela | E se... un incubatore di idee
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 23/01/2010 messa in rete alle 20:55:16
E se... un incubatore di idee

Scrive il prof. Giarrizzo, accademico dei Lincei, che gli anziani devono «aiutare i giovani a credere nelle cose che fanno» e «fornire loro gli strumenti per riconoscere le cose di valore».
Parole sante! Aggiungerei anche, pur rispettando la grande saggezza dello storico, nulla di nuovo!
Infatti, sino al vero decollo industriale della società italiana – per me da allocare nel secondo dopoguerra – sono stati i padri, i nonni, gli zii, i “mastri artigiani” a svolgere il ruolo indicato dal prof. Giarrizzo.
Parlerò della mia esperienza, anzi di quella di mio padre. Che era figlio di un calzolaio. Non seguì però la strada paterna. Scelse, già da bambino, lo zio prediletto. Perché era più bello? Per desiderio di trasgressione? Non so. Gli sarà piaciuta l’arte della costruzione di mobili e di infissi e divenne falegname. Lo zio gli fornì la bussola e mio padre venne aiutato a valutare in fieri le sue attitudini e a riconoscere le cose di valore che stavano al di là del legno e del piallino. Tutte cose che non si imparano con prediche e predicozzi, macon la guida del mastro, misurandosi con le cose e con la vita. Un vero processo di iniziazione. Cresciuto, ed essendo parecchio più anziano dei suoi fratelli, fece da maestro a loro che lo rispettarono come mastro e non solo come fratello.
Vengo alla mia personale esperienza.
Negli anni ’50 mio padre non ci pensò neppure ad avviarmi alla bottega artigiana. Intuì che dovevo studiare. Per cui, trasferimento della famiglia a Gela dove, oltre all’avviamento professionale, c’era anche la scuola media. A seguire la quale, la scuola superiore. Preferibilmente il classico qualora avessi mostrato di poter continuare sino alla laurea. Il passaggio d’epoca è tutto qui.
Gli adulti, anche non ricchissimi, intuirono che, certamente attraverso la dura selezione anche di classe come fece poi scoprire il ’68, solo la scuola aveva titoli per fornire la bussola alle nuove generazioni. Che solo la scuola poteva insegnare a “riconoscere le cose di valore”. Non più i genitori e nemmeno i parrini . Nella nuova realtà avviata al boom economico, non bastavano più padri, zii, nonni e mastri di bottega.
Occorrevano apprendimenti nuovi sia pratici sia teorici. Sicché la scuola fu la vera protagonista e il punto di riferimento delle nuove generazioni –Lo sa la ministra Gelmini?- Anche la scuola contestatissima dai sessantottini. Essa fece da incubatrice delle nuove generazioni esposte al mondo nuovo precocemente. Senza, cioè, l’ala protettiva di famiglia, parentado, vicinato, botteghe artigiane. Spesso fuori sede, perché nel proprio paesino ancora non c’era la scuola media... Questa fase è ora conclusa.
Ora neanche la scuola riesce più a fornire bussole. Trova difficoltà a fare riconoscere le cose di valore. Stenta a individuarne alcune. Per cui i governanti picconano e avviano la scuola alla sua inattualità. Proprio nel momento in cui non si intravvedono all’orizzonte agenzie alternative idonee a fornire bussole e a fare riconoscere le cose di valore. Perché tali non sono né la tv né Internet da sole. Senza cose di valore la stessa vita non ha più valore e alcun senso. Che occorre saper individuare e costruire con coraggio e consapevolezza. Cosa che i giovani da soli non potranno fare. Perché quelle cose scaturiscono dal confronto con gli altri e mettendo a rischio i propri talenti. In modo non cieco, con l’aiuto degli altri.
Io penso e lancio una proposta. E se questo ruolo lo affidassimo a un Incubatore di Idee? A Gela un local group sta lavorando a questo progetto. In rete con altre realtà europee e con l’assistenza di esperti universitari. Un po’ di fiducia e una più entusiastica partecipazione forse potrebbero generare quell’effetto alone moltiplicatore di energie e di coraggio indispensabili a determinare la svolta profonda di cui la città e i giovani non possono fare più a meno.


Autore : Luciano Vullo

» Altri articoli di Luciano Vullo
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2026 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120