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notizia del 09/01/2005 messa in rete alle 20:12:58
L’anno che é arrivato
Tra poche speranze e alcune certezze è arrivato il 2005. La speranza di potere continuare ad amministrare la città.
Crocetta ha cominciato circa due anni fa rovesciando la logica delle “idi di marzo”. Queste ricordano la fine di Giulio Cesare.
L’11 marzo 2003 ha dato inizio al cammino verso la legalità. Con l’impegno a coniugarla con lo sviluppo. Impresa difficilissima per ostacoli spesso imprevedibili. Ma con la consapevolezza che per avviare un nuovo “Rinascimento” occorrono intelligenza, fantasia e tanto coraggio. Più di quanto non occorrano risorse finanziarie. Indispensabili, come è ovvio. Lesinate ai comuni in modo consistente dai governi di Roma e Palermo. I cui governi di centrodestra stanno sferrando attentati veri e propri all’Autonomia degli Enti Locali. Alla democrazia, cioè, di cui comuni e province sono fondamenti.
La speranza è che il Cga, confermando quanto stabilito dalla legge elettorale siciliana – che ha valore costituzionale – confermi a Crocetta la serenità, mai persa in verità, con cui efficacemente governare la città. E dia ai partiti, dell’opposizione e della coalizione, la fiducia nei propri mezzi di fare intelligentemente politica per la crescita democratica di Gela nella ‘discordia concors’. Che è concordia dialettica sulle prospettive future. Queste ci sono e sono anche grandi, considerato quel che è destinato a diventare il Mare Mediterraneo. Bacino di cultura, di pace e di cooperazione tra i popoli che hanno dato la paternità a gran parte della civiltà moderna.
Le certezze, invece, sono cupe. Non disperate. Quella più grave riguarda il tentativo maldestro di svuotamento della libertà e della democrazia ad opera del Cavalier Berlusconi.
So di dire cose gravi. La mia coscienza mi impone di dirle senza eufemismi.
Cose del tipo vengono denunciate da partiti e movimenti. Spesso si è portati a pensare al solito ‘teatrino’ della politica. I sospetti sono legittimi.
Qualcuno può anche ritenere che tutto sia normale e riconducibile alla dialettica governo-opposizione, fondamento della democrazia. Non mi pare!
Né possono essere addotti, a motivo di consolazione e di alimentazione della speranza, argomenti relativi agli ultimi esiti elettorali favorevoli ai partiti di opposizione al governo nazionale.
Credo che occorra aggiornare le analisi alle nuove situazioni.
Un passo indietro di circa un secolo. Un politico di razza, autoproclamatosi dopo Cavaliere, fece una marcia buffa su Roma dopo avere assediato Camere del Lavoro, sedi di partiti democratici e tipografie di importanti quotidiani. E instaurò una dittatura con la complicità della monarchia.
Furono anni tristi. L’Italia si impoverì. Solo i grandi sacrifici postbellici la avviarono sulla strada della ricostruzione economica e la portarono alla dignità delle nazioni libere e civili. Addirittura venne firmato proprio a Roma nel ‘57 il trattato dei Sei Paesi fondatori della “Comunità Europea”.
Fra cinque anni aprirà la Cooperazione dei Paesi del Mediterraneo.
Il Cavaliere gioca a rompere l’Europa. Attacca l’industria per metterla a palo. Tenta di asservire la Magistratura. Strozza i Comini. E prepara il regime di democrazia mediatica. Mentre dall’opposizione qualcuno gioca a far finta di non vedere e, complice, accelera i tempi per la definitiva vittoria del regime del Cavaliere.
Non vorrei che fra qualche anno (o mese?), qualcuno dovrà dire che se….. Oggi la democrazia passa attraverso la concordia cittadina. A livello della città c’è la linea di resistenza alla democrazia virtuale che è demagogia e forma camuffata di dittatura.
Evidentemente occorre avere capito che la città oggi non è la polis greca. Che il rapporto tra sindaci e cittadini passa attraverso tanti canali che, però, rendono viva e vivace la partecipazione sempre istituzionale e auspicabilmente non paternalistica. Moderna, aperta all’innovazione e globale, perché vive nel mondo della comunicazione elettronica. Nell’universo che dovrà essere, quindi, governato da istituzioni sempre più universali.
Nell’anno che è arrivato desidererei apprendere tante cose nuove da un dibattito ricco, appunto dalla dialettica della concors discordia. Che è il confronto operoso e produttivo.
Autore : Luciano Vullo
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