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notizia del 12/11/2007 messa in rete alle 18:26:18
Caro sindaco, non solo antimafia
Tribuna aperta 13 Caro sindaco, non solo antimafia
“Io lavoro per le grandi opere”. Così l’ultima comunicazione, l’ennesima, che il signor sindaco Crocetta ha dato ai mezzi di comunicazione quotidiana. Ed io, “borghese piccolo piccolo”, nonchè semplice uomo della quotidianità, che paga le tasse sperando sempre di averne un riscontro e un ritorno, in servizi di utilità pubblica, gli credo.
Veramente io credo a quanto afferma il nostro “pari inter pares”, questo “piccolo-grande uomo” della istituzione pubblica, il quale, caparbiamente, ha voluto scegliere di amministrare la sua cittadina e le sue difficoltà ambientali.
Tuttavia, sincerità per sincerità, mi corre l’obbligo di dire al sindaco di Gela che fa bene, Ella (non mi piace chiamarla “Saro”, in quanto non amo la retorica, meno assai il populismo); fa bene, Ella, a volersi dedicare nel suo quotidiano lavoro istituzionale alla realizzazione di opere di grande respiro urbanistico. Però, me lo consenta, sindaco amabile e luminoso, ha predisposto che un suo vice e sostituto potesse “lavorare” e mettere mano alla soluzione (mi starebbe bene anche il rifacimento) dei grossi (non grandi), problemi della quotidianità cittadina, che sono sotto gli occhi di tutti? Chi è il suo alter ego che prenderà il suo posto mentr’Ella è tutto preso dalle grandi opere? Un sindaco – si chiami Pasquale o Maria Assunta – vada bene anche Saro – non può pensare e circoscrivere il suo compito pubblico alle sole “grandi opere”, sempre che la sua cittadina ne avesse impellente bisogno.
Semmai è dovere istituzionale dell’amministratore civico ficcare quotidianamente il proprio naso in tutto quello di cui potrà avere necessità il cittadino, e questo per tutti i giorni dell’anno.
E a Gela, amabile città nostra, ahimé e purtroppo, non si vive bene. Neppure “così-così”! E non dico questo guardando le cittadine del nord (dove vivono per lavoro tre miei figlioli), ma rapportando questo mio paese a quelli a noi vicini, quali Caltagirone, Vittoria, Niscemi e Mazzarino. Per non parlare del nostro capoluogo di provincia, rifatto a cittadina sufficientemente vivibile in tanti suoi aspetti.
Anche queste cose é giusto evidenziare. Non si vive di “solo antimafia”, o di “denunce antiracket” – (cose sacrosante!). La città e la sua collettività danno il suo consenso elettorale sperando che gli eletti producano vivibilità a tutto campo. Perché la civiltà e la democrazia di un popolo si misura con le condizioni ambientali in cui viene fatto vivere esso medesimo. Assai prima delle “grandi opere” occorre pensare a fare ciò che quotidianamente è utilizzato e sfruttato dal cittadino.
Una mente eccelsa e virtuosa, con un “ventre” privo di sufficiente alimentazione non riuscirebbe a quantificare le sue doti. Intanto, la cittadinanza tutta, quella del consenso elettorale e l’altra che il consenso le ha negato, s’aspetta cose semplici, ma efficienti e di primaria utilità.
Fino a quando dovrà aspettare?
Autore : Nicolò Passaniti
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