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Corriere di Gela | La stagione del Riformismo
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notizia del 02/09/2004 messa in rete alle 18:24:25
La stagione del Riformismo

Ha ragione Massimo Cacciari. Rilevare che il Polo, egemonizzato dal partito-azienda, guidato(a) dall’amministratore unico, abbia fallito nei suoi progetti da quando il Capo ha deciso di scendere in campo, non vuole automaticamente dire che gli attuali oppositori abbiano pronta l’alternativa di governo riformista. Non basta inneggiare al riformismo, magari “forte” come pure fu detto, per essere credibili guide di una politica di riforme.
Di cosa, intanto?
Dello Stato?
Da questo punto di vista, pur non avendolo mai detto, il Capo del partito-azienda ha sviluppato, approfittando dell’epidermico malumore antistato molto diffuso nel Paese e demagogicamente cavalcandolo, Berlusconi ha tentato di trasformare lo Stato in un’azienda che vende e compra servizi e beni. Anzi, ha tentato di smembrarlo con logiche mercantilistiche più o meno ispirate allo “spirito Toyota”.
Niente grasso, fabbrica snella, just in time. Coprendo tutto con bugie dette in tempo giusto per costringere gli altri ad una difficile rimonta sulla comunicazione falsa data attraverso le tv “unificate”. Felice nel comunicare facilmente bugie che altri con umore nero e volti funerei erano costretti a smentire. (Lo sono ancora, purtroppo!).
I pensionati sono un peso per le finanze dello Stato. Non possono essere eliminati. “Eliminiamo (vel, riformiamo le pensioni!”). Che di fatto significa incoraggiamo le pensioni integrative con gli “Istituti” privati. E non importa se tra di essi ce ne sia qualcuno che fa capo al Capo! E’ una riforma, però!
L’istruzione? Anche questa costa. Oltretutto non “funziona”. Aboliamola e risparmiamo. Il personale della scuola? Un esercito immenso! Non serve. Non serve neanche qualificarlo. Niente nuovi arruolamenti. Anzi, attraverso le “finanziarie’” d’annata “tagliamo gli organici”. La scuola si limiti ad addestrare. Chi vuole l’istruzione vera (o desidera comprare un diploma) si rivolga ai privati pagati anche coi soldi dello Stato. Parte dei soldi andrà a privati che fanno veramente istruzione per gli eletti (i soliti!), parte andrà ai diplomifici che dreneranno quei soldi verso altri settori economici che nulla hanno da spartire con il sapere e la diffusione democratica delle conoscenze.
Analoghe considerazioni sulla salute dei cittadini.
Anzi, a proposito non mi stupisce l’uscita di un deputato del partito-azienda che propone il ticket per il secondo aborto. “Vuoi abortire”. Sei libera di farlo. Compra la prestazione professionale. Non ho capito perché il ticket parta dal secondo e non dal primo e non dal terzo aborto. E perché non una campagna promozionale tre per due, come nei migliori supermercati! Per risanare i deficit delle aziende ospedaliere?
Anche così si porta avanti una politica di riforma. O almeno si tenta. In questo caso dello Stato, che cede al mercato. Voglio dire che il processo storico da cui è nato lo Stato-Nazione divenuto, senza negare le sue radici, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Stato-Sociale, ora cessa con la morte – devolution - dello Stato. Nella vita dello Spirito, il posto dello Stato viene preso dal Mercato. E non stupisce, non deve stupire se le “leggi” non regolano più i comportamenti dei cittadini spesso – come nello Stato-Sociale - piegate a favore dei più deboli (di chi ha meno voce, degli “in-fanti”!). La legge è quella del più forte, leone o volpe che sia, e viene concepita, sino a quando rimarrà in vigore una carta costituzionale, a favore di chi la fa. Non è il caso che io elenchi dall’informazione, al falso in bilancio, al conflitto di interessi! Gli oppositori biliosi-incazzati-disperati (a volte invidiosi palesemente!), passano per “conservatori”, “reazionari” uomini-della-prima-repubblica-dei-partiti.
Chi è il vero autentico riformatore oggi?
Tenterò di rispondere, se mi sarà permesso, la prossima settimana.


Autore : Luciano Vullo

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