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Corriere di Gela | Soggetto politico cercasi
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notizia del 10/05/2005 messa in rete alle 18:08:05
Soggetto politico cercasi

Manca qualcosa nelle città italiane di questo nuovo millennio. Anche a Gela. Dove, purtroppo, mancano tante cose. Manca un soggetto di elaborazione di pensiero po-litico. I partiti, cioè. Soffro nell’affermarlo. Non certo per nostalgia di tempi passati. Di quella che, spesso con gratuito disprezzo, viene indicata “pri-ma repubblica”. Nelle città e nei piccoli comuni liberati dal fascismo e restituiti alla libertà, i partiti furono scuola di educazione alla vita democratica.
Spesso audacemente introducendo nuovissime tematiche nel dibattito politico e civile. A rischio di secche sconfitte elettorali. Anche tematiche non immediatamente legate a bisogni e interessi facilmente sperimentati.
Un esempio. Nei primi anni ’70 l’Italia venne chiamata al referendum abrogativo della legge sul divorzio. Nel Pci – non solo in quello di Gela!– provammo i brividi. I gruppi dirigenti del ‘partito’ eravamo preparati alle lotte per il lavoro, lo studio, lo sviluppo, la giustizia sociale, l’unità nazionale (avevamo combattuto tenacemente, per esempio, per l’abbattimento delle gabbie salariali!). Ricordo di avere tanto temuto di non riuscire ad affrontare in modo chiaro, razionale e convincente le questioni connesse al diritto di famiglia. Insieme, ‘compagne e compagni’, i dirigenti comunisti discutemmo con serietà e passione con centinaia e migliaia di cittadini di tutti i ceti sociali. Li convincemmo a mantenere la nuova legge sul divorzio. Ci persuademmo reciprocamente che non avrebbe ‘scassato’ le famiglie. Che avrebbe sanato situazioni tragiche di coniugi – ormai non più tali - e di figli infelici. Svolgemmo un’azione educativa e ne fummo fieri.
I partiti avevano anche questo ruolo pedagogico. Ora più non mi pare. Da parte mia nessun rimpianto. Anzi! Dalla fine degli anni ’80 cominciai ad accorgermi dell’esaurimento del ruolo storico dei partiti, divenuti organismi autoreferenziali dei gruppi dominanti. Avverto ora, tuttavia, non senza sofferenza, un’assenza. Come avviene a chi sperimenta la morte del padre. Che è figura ingombrante. Importante, tuttavia. Introiettata, aiuta il giovane a emanciparsi, a diventare adulto. E avveniva così. Forse ora non più, neanche sul piano dell’esistenza individuale! Ma il vuoto, l’assenza va colmata. Per evitare le situazioni deliranti. Nelle città, anche a Gela, il rischio c’è tutto. La democrazia cittadina, si continua a ripetere per inerzia, si fonda sui partiti e sui movimenti politici. Ormai preoccupati solo di vincere le prossime elezioni. Che, a scadenza annuale, si propongono. A volte anticipatamente. Macchine elettorali, non hanno più tempo di pensare. Solo di fare sondaggi sul piano nazionale. Di cercare candidati portatori di voti sul piano locale. Trascuro volutamente la ricerca del voto di mafia. (E’ colpevole, però, ignorare che esiste!). Spesso i partiti si rivolgono a membri di famiglie numerose e aggregate come le ‘cosche’ del carciofo. Non sempre portatori di interessi cittadini, ma, appunto, familistici.
Anche nell’antica Roma il Senato era costituito dai patres coscripti. Ognuno rappresentava la sua gens, la famiglia di appartenenza. Accomunati tutti, però, dal quiritismo, la religione civile che trascendeva gli appetiti familiari. Quando questi ultimi incrinavano gli equilibri, la civile concordia, erano veri e propri tumulti.
Oggi avviene spesso che, eletti, i rappresentanti delle famiglie godono di fatto di totale autonomia. I partiti non hanno nei loro confronti alcun potere, tranne quello – difensivo – di disperatamente mediare. Spesso al ribasso, alla deriva. Perché le geometrie politiche sono variabili. Molto variabili senza la coesione di una religione civile – quiritismo-, di una gerarchia di valori civici, confusi con le deprecande ideologie. La difficoltà dei partiti è proprio nel governo di queste geometrie molto variabili. A rischio di paralisi. Di impotenza che viene sublimata e spesso compensata con rivendicazioni differenziate nei confronti del ‘potere aministrativo’. Con rischio di paralisi anche per quest’ultimo.
Probabilmente occorrerà cercare, con la speranza di trovare subito nuove forme di quiritismo, una nuova religione civile.
Con molta umiltà mi chiedo se non mira a questo obiettivo il “nuovo rinascimento di Gela”. Con la battaglia per la legalità e lo sviluppo. Seminando su un terreno da rendere fertile. Dal quale è auspicabile nascano nuovi soggetti di elaborazione di nuovo pensiero politico.


Autore : Luciano Vullo

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