1 2 3 4 5
Corriere di Gela | Chi lupo nasce lupo muore
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 14/02/2005 messa in rete alle 17:09:40
Chi lupo nasce lupo muore

Quanto asserito dal preside prof. Giorgio Romano nel suo articolo “Tra le me-morie dimenticate lo sbarco americano e non solo”, si può accettare quanto dallo stesso asserito circa la diserzione dei politici, in senso generale, da certe manifestazioni mentre sono onnipresenti in altre, dove maggiore è il loro interesse di “colore” e per imbottire il cervello dei loro seguaci alla indigesta, vecchia maniera; donde il detto, mai dimenticato “cu lupu nasci, lupu mori”, a buon intenditori poche parole.
Non si può condividere invece la tesi della dimenticanza della memoria dello sbarco americano e non solo, per il fatto che per volontà dello stesso preside, collaborato da sodalizi ed associazioni, è stato creato un piccolo museo, che ricorda lo sbarco americano, presso la scuola media San Francesco, all’inaugurazione del quale sono intervenute autorità consolari, militari e civili. Questo museo, con reperti dell’epoca, è stato meta di scolaresche; certamente non è alla stessa stregua di quello allestito alle “Ciminiere” di Catania ma è di per sè ugualmente importante per non dimenticare.
Gela non ha dimenticato per nulla quel giorno: il 10 gennaio 2003 presso l’ex Motel Agip, oggi Hotel Sileno, su invito del Rotary, la dott.ssa Rosetta Maganuco ed il sottoscritto, hanno tenuto una interessante conferenza sullo sbarco, con mostra di reperti originali dell’epoca e foto; il 10 luglio 2004 si è ricordato lo sbarco deponendo una corona di fiori alla lapide marmorea affissa in una casa nelle vicinanze del ponte Dirillo a ricordo dei militari americani caduti in quella località e non un solo fiore è stato deposto per i militari italiani e tedeschi, nè per i civili, morti in quel fausto giorno.
Non si può condividere l’asserzione che i libri di storia enunciano con poche parole lo sbarco a Gela; non bisogna dimenticare la pubblicazione del compianto prof. Nunzio Vicino “La battaglia di Gela” e le pubblicazioni di vari ufficiali, che presero parte alla sanguinosa battaglia. Esiste una vasta bibliografia di storici italiani e stranieri che, nelle loro pubblicazioni sulle seconda guerra mondiale, dedicano molte pagine allo sbarco americano a Gela, soffermandosi nella descrizione particolareggiata della battaglia e dello scontro tra le forze italo-tedesche da una parte, e quelle americane. L’ultima, fresca pubblicazione è edita dalla Longanesi con il titolo “Arrivano i nostri” autore un nostro corregionale, il giornalista Alfio Caruso, il quale cita, tra l’altro, il compianto, nostro concittadino on. Aldisio ed altri personaggi illustri e non della provincia nissena. Nel 2004 ha visto la luce anche un testo edito dal comune di Vittoria, “Arrivano”, interessante lavoro che porta a conoscenza gli eccidi dell’approntato aeroporto di Biscari (oggi Acate) e di Piano Stella.
Certamente non si può, nè si deve, dimenticare le parole di comando del generale George S. Patton J. dette ai suoi soldati: “Uccidete quei soldati italiani figli di puttana perchè sono franchi tiratori”. Non bisogna dimenticare l’operato bestiale dei marocchini dell’armata francese, che operò con gli inglesi nella costa ionica e sino nei pressi di Roma; non bisogna dimenticare il comportamento degli americani che permisero a Tito d’occupare Trieste per primo e continuare la “pulizia etnica” infoibando militari e civili senza alcun motivo, solo per odio. Tra gli infoibati risultano due nostri concittadini: il primo è il maresciallo dei Reali Carabinieri Fasulo, proprio il fratello del fu Padre Fasulo, l’altro Filippo Pellegrino, della polizia portuale. Entrambi infoibati ma si sconoscono le località delle foibe.
Il tempo lenisce e sbiadisce ogni cosa ma la memoria si tramanda di generazione in generazione senza astio nè rancore.
Rosario Medoro

Per tanti anni nei libri di storia non si è parlato di un tragico evento accaduto negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale e cioè l’uccisione degli italiani nella Venezia Giulia per mano delle milizie comuniste di Tito e dell’esodo di circa 350 mila istriani, costretti a lasciare le proprie case e i propri beni.
Gli anglo americani dopo aver occupato l’Italia, la lasciarono libera; i comunisti di Tito non solo occuparono Venezia Giulia, ma volevano anche Trieste, il porto più importante del Veneto. I triestini si batterono con tenacia, fino a quando la città non venne restituita all’Italia.
Il governo italiano nulla fece perchè l’Italia non perdesse quei territori nè “rimproverò” mai a Tito l’uccisione degli italiani nelle foibe.
Si parla tanto dell’olocausto degli ebrei ma non si è mai parlato di quegli eccidi perpetrati dai comunisti di Stalin e di Tito.
E’ giusto quindi che le istituzioni il 10 febbraio si ricordino di quelle migliaia di morti per mano iugoslava.
Rosetta Maganuco


Autore : Redazione Corriere
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2026 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120