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Corriere di Gela | Shoah e foibe, pagine di storia da non dimenticare
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notizia del 14/02/2005 messa in rete alle 17:08:24
Shoah e foibe, pagine di storia da non dimenticare

In questi giorni è stato commemorato il 60° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwiz. Il giorno 27 gennaio è il giorno della memoria dedicato al ricordo del più grande crimine contro l’umanità mai commesso prima d'ora. Di eccidi in massa è piena la storia, ma lo sterminio degli ebrei (compresi omosessuali, zingari, handicappati, testimoni di Geova) minuziosamente organizzato dalle gerarchie hitleriane non trova paragoni, nè per numero di vittime, nè per ferocia nell’esecuzione, nè per numero di collaboratori, nè per i metodi rigorosamente scientifici ed efficaci adottati. Si afferma da molti che la tragedia degli ebrei in Germania sia frutto dell’antisemitismo ormai diffuso in Europa.
Affatto. Ci troviamo di fronte ad un regime impazzito, mistero di iniquità che aveva ottenuto il consenso di folle sterminate.
Mussolini ed Hitler avevano ottenuto l’adesione quasi generale dei loro popoli ed un pò tutti, incoscientemente, eravamo infatuati. Ricordo bene, e me ne vergogno, che nel 1938 io e i miei compagni seminaristi salutavamo con orgoglio le migliaia di turisti tedeschi che sbarcavano da grosse navi nel porto di Palermo col saluto “Heil Hitler”. E quando nello stesso anno Mussolini fece il suo discorso al Foro Italico anch’io mi spellai le mani per applaudirlo. E quando in quell’infausto 10 giugno 1940 io e i miei compagni seminaristi andammo in Piazza Massimo per ascoltare le dichiarazioni di guerra, ho applaudito con forza il Duce finchè fui costretto a smettere per lo sguardo torvo di un capitano dell’esercito che mi stava a fianco. Nel luglio del ‘43 gli americani sbarcarono in Sicilia, ma io non volevo assolutamente crederci perchè sapevo che c’erano otto milioni di baionette a difenderci. Ci credetti solo quando, trovandomi davanti al municipio assieme al podestà, vidi fermarsi un camionetta con un ufficiale morto. «Dove sono arrivati?» chiese il podestà. «A Favarotta», rispose l’autista. «Chi?» dissi io. «Gli americani» mi fu risposto. In quel momento, e solo in quel momento finì per me il mito fascista. E non mi gloriai più per l’elogio solenne ottenuto come perfetto balilla negli eserciti ginnici.
In quel periodo un pò tutti eravamo in certo qual modo antisemiti perchè gli ebrei erano il popolo che aveva crocifisso Gesù e la stessa Chiesa nella solenne liturgia del Venerdì Santo pregava: «Preghiamo anche per i perfidi giudei affinchè Dio Signore nostro tolga il velo dai loro cuori e riconoscano anche loro il nostro Signore Gesù Cristo. Onnipotente Dio che non allontani dalla tua misericordia anche la perfidia giudaica esaudisci le nostre preghiere che ti presentiamo per l’accanimento di quel popolo, affinchè riconosciuta la verità della tua luce, vengano sradicati dalle loro tenebre».
Ora il papa li ha definiti nostri “fratelli maggiori”, ma nella Roma papale gli ebrei erano costretti a stare nel ghetto e per la festa di carnevale aprivano il corteo fatti oggetto di insulti da parte del cattolico popolo romano.
Sono in tanti ad avere grosse responsabilità nella persecuzione anti semita di Hitler. Il Vaticano sapeva dello sterminio nei campi di concentramento, ma non ha elevato la sua voce di protesta. Gli stessi americani ed inglesi che pur sapevano, non hanno buttato una sola bomba per impedire ai treni di portare ogni giorno migliaia di ebrei ad Auschwiz.
A questo punto è lecito chiedersi: “da che cosa hanno origine tutte queste assurde deviazioni?” E’ la solita storia. Da migliaia di anni ebrei e cristiani affermano che ogni virgola della Bibbia è parola di Dio e quindi è esente da qualsiasi errore. Ma da un esame critico della Bibbia risulta chiaramente che in essa gli errori ci sono e ci sono in abbondanza. Specialmente il Vecchio Testamento è un libro scritto ad uso e consumo del popolo ebraico, il quale sarebbe il popolo prediletto da Dio.
Che sia falsa questa fantomatica predilizione di Dio verso il popolo ebreo lo dimostra inequivocabilmente la stessa storia di questo popolo. Prima le centinaia d’anni di schiavitù in Egitto, i 40 anni nel deserto, le lotte per la conquista della Palestina, le varie invasioni di Assiri, Babilonesi ed Egiziani, la deportazione a Babilonia, la distruzione di Gerusalemme e del tempio ad opera dei Romani, la dispersione di tutti gli ebrei nel mondo romanico, le migliaia di ebrei marrani (o conversos) bruciati vivi in Spagna e la confisca dei loro beni, le persecuzioni un pò dappertutto, l’immensa disgrazia della shoah ed ora l’interminabile guerra con i Palestinesi. Guai a me se Dio dovesse amarmi come ha amato il popolo ebraico. Gli ebrei devono una buona volta convincersi di non essere un popolo eletto. Sono un popolo che va rispettato come tutti gli altri popoli, di qualunque fede essi siano. Se Dio amasse Gli ebrei più degli altri popoli sarebbe un Dio falso.
Se noi condanniamo il sionismo, molto più condanniamo l’antisemitismo, specialmente quello impazzito di Hitler. La shoah resta il più grande crimine mai commesso nell’umanità e peserà come eterna infamia sull’intero popolo tedesco. Perchè è certo che della shoah non sono responsabili solo Hitler, Eichman o Merigale, ma parecchie migliaia di tedeschi hanno attivamente collaborato in quel mostruoso crimine. Addirittura ogni domenica il prete cattolico andava a dir messa e faceva la comunione a quei disgraziati aguzzini che si gloriavano di uccidere ciascuno decine di ebrei ogni giorno.
certamente anche l’Italia ha conosciuto l’ignominia delle leggi razziste e non pochi repubblichini hanno collaborato con le malfamate SS tedesche. Ma alcuni episodi dimostrano che noi italiani siamo un pò differenti dai tedeschi. Quando furono emanate le leggi razziste contro gli ebrei, non pochi romani sfidarono le ire dei tedeschi nascondendo gli ebrei nelle loro case. E quando nel sud della Francia occupato dalle truppe italiane i tedeschi pretendevano anche lì la caccia agli ebrei, gli ufficiali italiani, possiamo dirlo con legittimo orgoglio, vi si opposero decisamente. E con altrettanto orgoglio possiamo dire che se avessero cercato in Italia, neppure nei manicomi avrebbero trovato una sola donna disposta a commettere le nefandezze che commisero le donne che comandavano il campo di Belsen.
E’ la civiltà che vince la barbarie.
Antonio Corsello

«Finalmente dopo troppi decenni di oblio – afferma Alessandro Catania, presidente di Azione giovani Gela – il Parlamento italiano ha approvato la legge (Legge n. 92/2004) di istituzione della “Giornata del ricordo”, restituendo così dignità alla memoria delle migliaia di italiani trucidati barbaramente sul confine orientale e dei 350 mila connazionali costretti all’esilio dalle terre natie di Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire alla repressione dei partigiani del maresciallo Tito e alla sistematica pulizia etnica attuata nei confronti dei cittadini italiani.
Il 10 febbraio – continua Alessandro Catania – la Repubblica italiana ha celebrato ufficialmente questa ricorrenza. un’occasione per dimostrare che la storia non può e non deve essere strumento di lotta politica, ma parte integrante della cultura e della tradizione di un popolo, senza amnesie nè colpevoli dimenticanze da parte della sinistra italiana».
A tal proposito, su iniziativa di Azione Giovani, nasce il “Comitato 10 febbraio”, per creare a livello nazionale una sinergia tra tutti coloro i quali intendano celebrare la Giornata del ricordo, sensibilizzando le migliaia di italiani che pur non avendo letto questo storia sui loro libri di testo, sono consapevoli di come un popolo che dimentica i suoi martiri non possa considerarsi tale.
Il 10 febbraio, il Comitato, nell’intento di sensibilizzare io cittadini gelesi si è fatto promotore di diverse iniziative:
– presentazione in consiglio comunale di un ordine del giorno tramite i consiglieri di Alleanza nazionale France-sco Liardo ed Angela Galioto, per sensibilizzare le istituzioni e promuovere l’intitolazione di una via, una piazza o una scuola “Ai martiri delle foibe e agli esuli di Istria, Fiu-me e Dalmazia”;
– istituzione di banchetti in tutta la città dal te,ma “Io ricordo. E tu?”, nei quali i militanti di Azione giovani distribuiranno dei piccoli dossier sulla storia dimenticata di questi martiri e dei nastrini tricolore come simbolo per il ricordo delle migliaia di italiani che persero la vita nelle foibe;
– partecipazione di Azione giovani con una delegazione alla fiaccolata che si è tenuta nel pomeriggio del 10 febbraio a Palermo, come in tutte le regioni d’Italia, con la partecipazione di associazioni, enti locali, istituzioni politiche e non.
«Abbiamo inoltre invitato – ha dichiarato Pierpaolo Grisanti, coordinatore di Azione Studentesca – tutti i dirigenti scolastici delle scuole medie superiori di Gela a dedicare un momento della giornata del 10 febbraio al ricordo di questi martiri attraverso la proiezione di un filmato di mezz’ora con le testimonianze degli esuli».
Finalmente dopo 50 anni di battaglie, è arrivato il momento per il nostro popolo di scoprire questa pagina dimenticata della sua storia.
Azione Giovani Gela - “Comitato 10 Febbraio”


Autore : Redazione Corriere
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