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Corriere di Gela | In città, un incubatore di imprese sociali
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notizia del 26/09/2010 messa in rete alle 16:15:24
In città, un incubatore di imprese sociali

Sta per decollare nella nostra città, in rete con altre città europee, un incubatore di imprese sociali. Di imprese, direi più in generale e non solo di quelle che hanno la caratteristica di mirare “oltre il profitto”. More than profit, come dicono i nostri amici di Brighton and Howe.

Spero non sfugga la portata della cosa.

Dico il mio punto di vista auspicando nell’apertura di un dibattito pubblico su queste pagine del Corriere, se il Direttore è d’accordo, e oltre. Sempre che riesca il disegno di cui parlerò più avanti.

Necessitano alcune dichiarazioni preliminari. Le enuncio a mò di assiomi. Magari poi, non in questa nota, ci tornerò sopra.

1. Oggi non ha più senso quel che abbiamo ripetuto sino a qualche annetto fa. E cioè, è impossibile sostenere che un’impresa (che persegua profitto o altro) pensi globale e agisca locale! No! E’ necessario che pensi globale e agisca globale!

2. E’ andato avanti nel mondo una deregulation che ha messo in crisi l’autorità degli stati nazionali 3. La caduta del muro di Berlino ha cambiato la geopolitica (ed economica) mondiale

4. La Cina e l’India si sono aperte ai mercati globali in modo protagonistico

5. La domanda di beni aumenta e proviene prevalentemente dai mercati dei paesi economicamente emergenti e più popolosi (Cina, India, Sud Corea, Brasile)

6. La rivoluzione informatica ha radicalmente trasformato le transazioni non solo commerciali e accelera i processi che vanno oltre l’organizzazione in senso multinazionali delle grandi imprese.

Naturalmente non pretendo dare lezioni di economia a nessuno e nemmeno di informatica. Sarebbe una follia. Però ho occhi per leggere il presente storico e naso per fiutare i processi innovativi delle tecnologie informatiche. Siccome sono convinto che stiamo (me compreso) partecipando a una rivoluzione, mi sento di dovere dire la mia in corso d’opera.

E’ mia convinzione, infatti, che la gente comune (me compreso) sta partecipando alla vita economica più di quanto abbia fatto nel passato. Anche se, questa partecipazione, soprattutto dalle nostre parti, è più che altro passiva. Da consumer e non da prosumer, come dicono gli economisti per distinguere i consumatori passivi da quelli che partecipano collaborativamente alla progettazione e produzione.

L’innovazione, infatti, facilitata da tanti fattori e in primis dalla rivoluzione informatica che fornisce gli strumenti tecnologici di base, sta ristrutturando le unità produttive. E, come l’energia a vapore determinò la nascita dell’impresa industriale e il sistema di fabbrica con quello che comportò la rivoluzione industriale, così l’elettronica e le tecnologie informatiche stanno facendo decollare le imprese a rete che operano su una dimensione globale. Anche quelle che hanno una piccola dimensione. Tutte quelle che oggi vengono, indipendentemente dalla dimensione piccola media grande, chiamate imprese illuminate. Quelle che a me piacerebbe vedere operare a Gela, ripeto piccole medie grandi con o senza perseguimento di profitto. Imprese illuminate. Ora che è possibile proprio mentre siamo impegnati ad attraversare il guado della crisi. Nel momento in cui rischiamo il precipizio per via degli esuberi nell’Eni e nell’indotto. Allarmanti. Quando si dice di 400 dipendenti su un totale di 1350 unità direttamente dipendenti Eni (il 30 % circa del personale) cui si devono aggiungere 600 unità dell’indotto... Considerato che ciò avviene in una realtà con tessuto economico fragile (si veda anche la crisi del comparto agricolo e del terziario) o addirittura inquinato dalla mafia e dall’usura, beh c’è da attivare tutte le cellule del cervello per escogitare sistemi che conducano fuori e forse lontano imboccando strade nuove.

La mobilità dei 400 e l’aggiornamento delle imprese vanno accettati con la consapevolezza che non sono idonei da soli a tamponare la crisi e meno che meno a creare sviluppo.

L’incubatore di idee di impresa dovrebbe quindi istituire una Piattaforma Wiki (come viene detta in gergo) o Web 2.0. Cioè, un software che consente agli utenti di modificare il contenuto delle pagine Web. Del tipo di Wikipedia, per intenderci. O di MySpace e di Facebook. Un incubatore aperto (open source) che possa ricevere idee innovative dai talenti gelesi e non, che abitino a Gela o siano sparsi nel mondo nei vari continenti. Ché ce ne sono proprio tanti.

Chiaro che si tratta di una rivoluzione nel mondo del business. La consapevolezza che deve attraversare le nostre coscienze oggi deve essere che: sopravviveranno solo le imprese e i cittadini che sapranno connettersi.

Anche di questo, potremmo parlare in seguito accennando a quello che avvenne in Atene ad opera dei liberi cittadini dell’agorà, e nelle città italiane in era rinascimentale. Senza storcere il naso dinanzi ai fenomeni mercantili quasi fossero cose di bassa cultura.


Autore : Luciano Vullo

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