 |
notizia del 07/10/2007 messa in rete alle 16:12:15
Da Macchitella tuonano: “L’acqua è legale solo se è potabile”
Tribuna aperta 17 Da Macchitella tuonano: “L’acqua è legale solo se è potabile”
Gli abitanti del quartiere Macchitella sono pronti a regolarizzare la loro posizione e firmare i contratti di fornitura idrica con Caltaqua, posizionando i misuratori di portata nelle unità immobiliari ancora sprovviste. Invero, l’impossibilità alla stipula dei contratti è da imputare al fatto che solo da qualche giorno Caltaqua ha reso disponibile la Carta dei Servizi ed il Regolamento che l’A.A.T.O. di Caltanissetta ha approvato, documenti necessari e richiamati nel contratto tipo. La ratifica dei contratti avviene comunque in un clima di viva preoccupazione per la qualità dell’acqua che dovrebbe essere fornita; attesa l’ultima ordinanza di non potabilità del Sindaco, mai revocata, e le notizie riportate dalla stampa in merito alle normali attività di prevenzione e controllo svolte dal locale ufficio di igiene pubblica e pubblicato su un quotidiano regionale il14 e 18 settembre. Il quadro che viene fuori sull’intera vicenda acqua non è dei più confortanti, anzi è da terzo o quarto mondo, ritenuto che la stessa non ha i requisiti per il consumo umano, non è potabile costringendo ad esosi acquisti di acqua imbottigliata, non viene equamente distribuita in città e spesso l’approvvigionamento comporta notevoli disagi agli utenti con risvegli notturni, crescita delle spese di energia per il funzionamento di pompe sempre più potenti e in ultimo ma non ultimo il danno ad apparecchiature domestiche in cui il non meglio identificato liquido scorre. Al danno si somma la beffa di un costo quadruplicato del sevizio idrico integrato che ha prodotto bollette insostenibili ed ingiuste, si pensi che a fronte del costo per metro cubo per Gela di € 2,14 a Milano lo stesso è di € 0,47, e per giunta di acqua potabile e non quasi potabile ma non bevibile. Su questo fronte si schierano gli abitanti di Macchitella a difesa dei loro diritti, ma non dimenticando i loro doveri, cercando di aprire un varco negli intricati meandri di un problema fitto di inefficienze e colpevoli silenzi, ma comunque utile all’intera comunità gelese per rivendicare un trattamento da cittadini e contribuenti, o meglio, esseri umani a cui non è possibile negare un bene di prima necessità che la mala politica e l’affare hanno trasformato in una merce di scambio se non di ricatto. Noi del Comitato di Quartiere di Macchitella rivendichiamo una posizione capace di rappresentare l’evidenza che a Gela l’acqua è un affare di civiltà; che a Gela l’acqua è un affare di legalità; che a Gela l’acqua è un affare di etica; o sconsolatamente che l’acqua di Gela è solo un “affare” e non per i gelesi. Come sia possibile, nel pieno del XXI secolo, che in una città industriale del mondo occidentale non esista una rete adeguata ed un servizio di distribuzione di acqua potabile non è dato da sapere, il dato conosciuto è che l’acqua buona viene usata per fini industriali e che la gente denunci malesseri, quando non infezioni, rapportando tale sofferenza al liquido non meglio precisato che esce dai rubinetti. E’ quindi un affare di civiltà che la cittadinanza pretenda che l’acqua che sgorga dai propri rubinetti sia potabile e possibilmente disponibile lungo tutto l’arco della giornata; è un affare di civiltà che il primo cittadino debba pretendere, in nome della rappresentanza concessa, che l’acqua potabile delle dighe circostanti sia distribuita alla cittadinanza piuttosto che usata per raffreddare quale che sia impianto a minor costo per l’Eni e consorelle. Quando il costo sociale é la possibile diffusione di infezioni e chissà cosa altro è dovere del primo cittadino difendere le ragioni della città che egli rappresenta con tutti i mezzi e le risorse che la legge gli concede consapevole che la città gli sarà al fianco fino in fondo. L’acqua a Gela è un affare di legalità, di diritto ed in quanto bene di prima necessità e pubblico servizio di trasparenza amministrativa. Dove tutto questo sia presente nelle vicende idriche legate alla formazione e gestione delle A.A.T.O., all’affidamento del servizio integrato ed al successivo svolgimento dello stesso da parte della società Acque di Caltanissetta s.p.a., non è chiaro, anzi limpido diremmo, come tra laltro è possibile rilevare in interpellanze parlamentari e in varie richieste della politica locale, per altro tardivamente avanzate. Ma il danno subito dai cittadini è innanzi gli occhi di tutti ed è misurato in soldoni di tariffe stratosferiche votate da amministrazioni cieche, tra le quali anche quella di Gela, ed applicate altrettanto ciecamente senza riscontri sulla qualità dell’acqua erogata, sugli effettivi consumi e sulle modalità di assurda gestione del bene pubblico. La querelle del giusto prezzo è la prima questione da affrontare e risolvere, per non sfiancare cittadini economicamente disidratati, pretendendo che per l’applicazione del giusto prezzo sia necessario partire da tariffe giuste, ma nel marasma creato non dimentichiamo che “l’acqua è legale solo se è potabile” e che perché possa essere stilato un contratto l’acqua deve essere legale. A Gela l’acqua è un affare di etica tradita, stritolata tra brindisi con acqua di dissalatore in diretta televisiva, desideri di potere nella gestione dell’emergenza idrica ed assunzioni legalmente nepotistiche, come per altro da certe denunce riportate dai vari organi di stampa; il tutto in barba al buon senso ed alla gestione da bravo padre di famiglia di un bene primario ed indispensabile alla civile sopravvivenza. Ad ogni passaggio nella catena dell’acqua, dall’approvvigionamento all’uso, aumenta il costo da sostenere per il cittadino che: a causa di una politica non eticamente praticata di reperimento, progettazione e previsione nella gestione delle fonti, dissalazione, depurazione, potabilizzazione, uso sostenibile, viene trasformato in consumatore finale di un colossale affare ed a cui si potrebbero in ultima istanza perfino sigillare i rubinetti. E dopo la città della mafia senza le adeguate strutture repressive, la città dell’inquinamento ambientale e delle malformazioni senza le adeguate strutture sanitarie, registriamo l’ennesimo primato della città che potrebbe produrre acqua potabile per mezza Sicilia ed invece si deve accontentare di acqua, quando arriva, maleodorante e chimicamente inquinata e ad un prezzo da acqua pregiata neanche fosse Perrier, Tanit o Ferrarelle.
Il Comitato di Quartiere Macchitella
Autore : Redazione Corriere
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|