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notizia del 08/05/2005 messa in rete alle 15:56:39
La ripresa in Sicilia della grande politica
Dove si nasconde la Politica? E’ questa la domanda che mi sono chiesto presentando a Gela il libro di Nuccio Vara dal titolo “Sotto un cielo implacabile”. Chè la politica, forse come la verità, ama nascondersi? La grande politica, poi, è già al tramonto, sostiene nel libro l’Autore. Più modestamente, io penso a un occultamento. Nascosta nella città dietro veli forse anche molto spessi, non è detto che non possa essere riportata alla vista degli uomini, sotto la luce del sole non per forza implacabile. Sapendo che la città non è la polis e che anche le dimensioni dello Stato sono state sconvolte dai nuovi stili comunicativi. Fortemente condizionati dall’elettronica.
Questa ha mutato gli scenari. Lo spazio della teatralizzazione della vita degli uomini riduce tendenzialmente a zero la diversità tra ‘reale’ e ‘virtuale’. Con-fonde spazio e tempo. Cambia, radicalmente, l’essere della città. Dove dovremo andare a caccia della politica. Che in Sicilia è stata veramente grande. Sempre ispirata a dimensioni mondiali.
Nel mondo antico, in quello medievale e nella modernità. In termini mutati, evidentemente.
Ne parleremo con eminenti storici e filosofi nei prossimi incontri in Biblioteca comunale. Sia per soddisfare un forte e diffuso desiderio di conoscenza. Sia per migliorare il nostro agire politico che, ritengo, deve tenere debitamente conto del nuovo modo di vivere la città e la Sicilia. Senza provincialismi o tentazioni leghistiche. Anzi, saggiamente coniugando Europa e Mediterraneità. Con la consapevolezza del fatto che la Sicilia, che pure non è una metafora né l’ombelico del mondo, è stata al centro sempre delle questioni politiche mondiali. In epoca recente con certezza.
o Nel ’43 le forze alleate decisero, dopo attentissime e documentatissime valutazioni, lo sbarco in Sicilia (Gela e Capo Passero) per l’inizio del difficilissimo e cruento cammino di liberazione dell’Italia e dell’Europa dal nazifascismo.
o Il dibattito politico successivo portò allo Statuto Speciale della Sicilia del Maggio ’46.
o Il 20 aprile del ’47 in Sicilia si votò e vinsero le sinistre (Il Blocco del Popolo – I socialcomunisti). La questione centrale era quella agraria. La reazione degli agrari fu violentissima. Credo sia riduttivo pensare al semplice uso della mafia da parte degli agrari… Qualcosa di illuminante è sostenuto da Vincenzo Vasile nel suo libro “Salvatore Giuliano, il bandito a stelle e strisce”. Non mi piace la tesi di quanti -Michele Pantaleone in testa- hanno sostenuto l’alleanza degli americani con la mafia siciliana. A cominciare dallo sbarco. Gli Usa hanno una preoccupazione di politica internazionale, degli equilibri mondiali. Si giocavano in quel momento in Sicilia, al centro del Mediterraneo. La grande preoccupazione sta nel fatto che la vittoria elettorale dei socialcomunisti potesse aprire squilibri al dopo Yalta, agevolando la penetrazione dell’Urss nel Mediterraneo. La campagna ‘anticomunista’ fu spietata e giocata con tutti i mezzi, sia coi fucili della mafia sia con gli slogan antistaliniani.
o Il 18 aprile del ’48 si torna a votare e, stavolta, le sinistre subiscono una grave sconfitta in tutt’Italia. Ormai non esiste più l’unità delle forze che avevano liberato il Paese dal fascismo.
o La Sicilia torna al centro delle grandi questioni politiche mondiali alla fine degli anni ’50 e ai primi del ’60. Pare per ragioni economiche. La ricerca nel settore degli idrocarburi porta E. Mattei a maturare un grande disegno industriale. Il ‘Capitano d’industria’ chiaramente vuole portare l’Eni a ruoli elevatissimi a livello mondiale. Entrando in competizione con “Le sette sorelle”. Le più grandi compagnie petrolifere mondiali. Lo scontro attraversò la Democrazia Cristiana, il più grande partito di governo. Non solo a livello locale. A Gela, infatti, i notabili democristiani avversarono, tranne alcuni, il disegno di politica industriale di Mattei. Che venne condiviso, invece, dai sindacati e dai partiti di sinistra. E Mattei era democristiano. Il 27 ottobre ’62 l’incidente aereo nel quale Mattei perse la vita. L’incidente, questo è stato appurato, non fu causato dalle condizioni metereologiche... Un pentito di mafia ha chiamato in causa la mafia – il boss Di Cristina di Riesi – e la CIA come committente. La magistratura ha recentemente archiviato il caso. Gli storici spero vorranno continuare lo studio di un fatto non accidentale. Strana coincidenza. In quei giorni di fine ottobre eravamo tutti in trepidazione per timore dello scoppio imminente della terza guerra mondiale per la crisi di Cuba. Mattei non c’entra nel contrasto Kennedy-Kruscev. Probabilmente, il suo disegno di politica industriale destava qualche timore non solo ai potenti del petrolio, ma anche a chi non voleva venissero incrinati gli equilibri politici mondiali. Un’Eni molto forte sul piano mondiale avrebbe comportato un ruolo diverso dell’Italia nello scenario mediterraneo e internazionale. Tanto più che il potenziamento dell’Eni veniva cercato da Enrico Mattei collegandosi –spregiudicatamente!- con l’Urss e con i Paesi Arabi. La Sicilia realtà geopolitica di importanza decisiva negli equilibri mondiali. Non c’è solo un sogno petrolifero! Questo il mio sospetto. Anche perché credo poco alla favola di un Mattei come semplice ‘Capitano di industria’, anche se grande. L’uomo fu un politico. Militò nella Resistenza antifascista. Fu amico di Giorgio La Pira. Cioè, non un cinico calcolatore di profitti di impresa. Anche se molte sue affermazioni in interviste lasciano trasparire un atteggiamento simile.
Oggi torna di scena la grande politica. In Sicilia. Necessariamente. L’Europa da un canto. Il Mediterraneo e il trattato di cooperazone dall’altro. La Sicilia non può stare alla finestra. Le città dovranno capirlo seguendo la logica delle cose. Il rischio è veramente il tramonto. E ci sono segni incoraggianti. Anche a partire dalla nostra città. Dalla capacità di tessere virtuose reti di rapporti tra città e tra queste e le realtà sopranazionali e internazionali.
Occorre capire. Con l’aiuto degli addetti ai lavori. In questo caso, gli storici, i filosofi, i governatori.
Il mio assessorato farà la sua parte. Spero di non sbandare.
Autore : Luciano Vullo
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