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notizia del 16/10/2006 messa in rete alle 14:47:01
Un sogno, una delusione
Sessant’anni fa circa un ignaro ortolano, di nome Vincenzo Interlici, intento a dissodare il proprio campo di contrada Caposoprano per prepararlo alla semina stagionale di ortaggi, la sua vansa s’incastrò sotto la sabbia di quel suo orticello, come finendo nella fessura di una roccia. Stanco e madido di sudore, l’ortolano s’adoperò a disincagliare il suo zappone facendosi aiutare da un vicino d’orto. Scostando la sabbia attorno ci si accorse di avere messo in luce qualcosa di molto antico, della “Gela ellenica”, città della magna Grecia.
Sarà, forse, quel famoso teatro greco dove il grande Eschilo veniva, ogni principio d’estate a rappresentare le sue tragedie?
Questo avranno pensato i due ortolani nel vedere sotto i loro scarponi alcuni blocchi ben tagliati e ben conservati di pietra arenaria. La notizia del ritrovamento “Do tiatru grecu” raggiunse la popolazione gelese. Andò oltre. Fu recepita dal Ministero dei beni culturali, attraverso l’immediato interessamento dell’illustre nostro concittadino on. Salvatore Aldisio, a quel tempo ministro ai lavori pubblici e pietra miliare della repubblica italiana. Subito si da inizio ai grandi lavori di scavo archeologico sotto l’esperta direzione di due illustri studiosi del ramo: il prof. Dinu Adamesteanu, di origine rumena, e il prof. Piero Orlandini. “U tiatru grecu” non fu mai trovato. Fu, invece, disseppellita dalla sabbia millenaria parte della possente muraglia, in mattoni e in blocchi di pietra arenaria, che ebbe a circondare la gloriosa città di Gela dell’epoca della Magna Grecia.
Successivamente altri scavi furono avviati ad est della lunga collina, scoprendo l’acropoli e l’antico porto della città.
Fu costruito il museo perchè vi si custodissero i numerosi reperti ritrovati scavando qua e là nel territorio urbano ed extraurbano. Oltre e soprattutto vi si custodisse il prezioso tesoro in monete d’oro e d’argento, via via che dai lavori di scavo venivano in luce tante preziosità storiche, la popolazione gelese prese a sperare in un sostanziale cambiamento collettivo dal punto di vista economico, sociale e culturale, portato come altrove, dal flusso turistico. Purtroppo non fu così. Le tante carovane di turisti lambiscono il nostro territorio. Osservano, forse annusano l’aria e passano oltre raggiungendo siti a noi vicini.
Perchè i loro pullman non si fermano? Non lo sappiamo, ma ci si contenta di intuirlo.
Autore : Nicolò Passaniti
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