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notizia del 20/02/2011 messa in rete alle 14:23:54
Caro vecchio Ipsia, quanti ricordi...
I cinque anni trascorsi presso il vecchio edificio dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato (Ipsia) di Via Pozzillo (nella foto), ora ubicato nella nuova sede di Contrada Marchitello, sono stati per me motivo di orgoglio. Ricordo con evidente piacere le lezioni tenute dai nostri insegnanti, spesso intervallate da racconti di “vita” utili per la nostra formazione umana. Mi tornano in mente le proteste per quei locali decisamente angusti, le manifestazioni studentesche degli anni novanta, la dirigenza del prof. Lana, il confronto culturale e didattico con gli alunni dei licei e degli istituti tecnici, le continue lotte per l’affermazione dei nostri diritti e gli incontri frequenti con l’amministrazione Gallo.
E poi non posso dimenticare i compiti in classe, la paura delle interrogazioni, i test a sorpresa, le interessanti novità informatiche, il recupero dei debiti formativi, le odiate lezioni di matematica, le incomprensioni e i litigi tra compagni e le animate discussioni durante l’ora della ricreazione. Un lustro di emozioni, culminate nelle disposizioni ministeriali dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, che ridisegnava completamente l’esame di Stato. Una norma che nel 1999 preoccupò non pochi allievi, soprattutto per l’introduzione della prova orale su tutte le discipline dell’ultimo anno di corso. Alla fine, dopo tanti sforzi, arrivò comunque l’atteso risultato. Un diploma racchiuso in un quadretto e il titolo di “tecnico” pronto a testimoniare sacrifici e ostacoli superati, ma anche i contorni di una Gela diversa e più semplice, immersa nella spensieratezza adolescenziale e personalmente impossibile da cancellare.
Marco Di Dio
Autore : Redazione Corriere
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