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notizia del 04/12/2010 messa in rete alle 14:17:08
Ma dove vivono?
Dice il Cavaliere che i veri studenti se ne stanno a casa. Il suo baldo ministro del lavoro, invece, li aveva invitati, evidentemente da padre molto saggio, ad andare a lavorare.
Nel mio piccolo credo di avere pure diritto ad incazzarmi come le famose formiche di un celeberrimo romanzo. Li manderei al diavolo per la verità. Per ovvie ragioni, invece, mi limito ad invitarli a tornare a scuola da bravi somarelli per farsi allungare ancora le orecchie delicatamente tirate in alto dalla manina della Beata Ignoranza fatta ministra della scuola e dell’università.
I veri studenti se ne stanno a casa! Ma dove, ma quando? E quelli che stanno fuori cosa sono? E quelli che salgono sui tetti? Strumentalizzati dai partiti, dice la serafica. Ma da quali partiti? Quanti giovani oggi sono nei partiti e quanti pronti a farsi strumentalizzare loro che diffidano così tanto degli adulti compresi mamma e papà? A lavorare?
Lo diceva ad alta voce gridando un simpatico nullafacente nel cortile della pensione palermitana a noi studenti che ci scontravano su comunismo e socialismo nei primi anni ’60: «Va travagghia!». E allora ce ne era veramente bisogno di lavoro che, però, il nostro saggio maestro nient’affatto amava. «Va travagghia!». Ma unna, ma quannu?
Ma di che parlano costoro che hanno pretesa di governarci. Di governare noi e il futuro dei nostri giovani. Ancora giochi e giochetti e fanno una legge che uccide l’università italiana e la ricerca scientifica. Poverino a Ballarò il leghista governatore del Piemonte (sì, del Piemonte di Cavour! Del Piemonte degli Agnelli!) ingenuamente sosteneva che è la riforma della meritocrazia. Parola di cui, ne sono certo nella mia umiltà, non conosce il significato così come non ha letto e sicuramente non ha capito il testo della riforma Gelmini che la stessa Beata Ignoranza aveva sbagliato a votare in un suo emendamento. E’ legittimo chiedersi: Ma chi ci governa? Chi pretende costruire il futuro dei giovani che non sanno chi siano. Dico della Gelmini e di Saccone. Non del Premier che forse confonde i giovani con le ninfette che egli ha imparato a conoscere durante le sue più che eleganti feste nei numerosi palazzi, magari inviategli dall’opposizione comunista o dal presidente Usa per fargli, lui innocente, un bel tranello.
L’altro giorno ho ascoltato la relazione di Andrea Casano sulla condizione dei giovani gelesi. Parlava a nome dei suoi coetanei amici dell’Arci. Esprimeva il desiderio di attivare Cantieri di studio qua a Gela per mettere i ragazzi nelle condizioni di dire la loro sulla loro precarietà esistenziale e sulla loro città. Quella che vorrebbero. Perché vivono e sono consapevoli del disagio attuale e pensano non senza preoccupazione a quello futuro. Ne ho parlato nello scorso numero di questo settimanale. Ma non è vero, forse, quello che si diceva un tempo e cioè che la scuola e l’università dovevano preparare i giovani al loro futuro di vita e professionale? Ma chi, ma quando con i danni che alla scuola e all’università hanno recato i vari Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Brunetta e innocentissima la Beata Ignoranza.
Conservatori i giovani! Così li hanno qualificati. Conservatori perché contro la presunta riforma. Che riforma che cosa? Nulla! «Pur nuova legge….» avrebbe detto Foscolo. Una legge vuota svuota di senso la presenza della scuola pubblica e dell’università. Vanificate, non riformate. Che hanno bisogno di essere sì riformate la scuola e l’università. Ma per incrementare l’istruzione e la sua diffusione a tappeto. Che senza istruzione i giovani non andranno da nessuna parte e con loro si perderà anche la società civile. Ma a lor signori questo non interessa. La Gelmini, poverina, lei, istruzione a parte, ha incontrato cammin facendo il Cavaliere che l’ha nominato ministra ed è andata si fa per dire avanti. Non è certamente un esempio da proporre alle giovani e ai giovani del nostro paese.
Autore : Luciano Vullo
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