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Corriere di Gela | Il sindaco e la Maieutica
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notizia del 01/04/2005 messa in rete alle 01:25:57
Il sindaco e la Maieutica

Un tempo non molto lontano, a Gela e così in altre città d’Italia, nelle settimane che precedono la Pasqua correva la bella abitudine fra le nostre mamme, olio ai gomiti, di portare a lustro ogni angolo della casa, di modo che il Signore, volendo visitarla la trovasse dignitosa confortevole dimora e accogliente.
Anche la città veniva riportata in gran pavese attraverso solerti e mirati interventi operativi da parte delle istituzioni pubbliche.
A popolazione, all’uopo, sentendosi positivamente motivata, faceva a gara nel garantire ai siti urbani ristrutturati quell’aspetto ridente e signorile che l’inverno appena passato con le sue piogge e le sue tormente aveva degnamente deturpato, e che ora si volevano accoglienti per i nuovi turisti e per gli emigranti che con la stagione della vacanza quivi ritornavano. Ora di tutto questo resta solo il ricordo di un paese davvero a misura “d’uomo”. Veramente.
Anche perché la cosiddetta “torre Eburnea cittadina” in quel tempo teneva “le sue imposte e le sue finestre” sempre e totalmente spalancate consentendo che “la voce del popolo” potesse arrivare ascoltata fin lassù venisse recepita e inserita eventualmente nel “circuito formativo”dell’attività amministrativa. Oggi, purtroppo, la “torre d’avorio” sembra tenere le sue imposte ben serrate, i cui vetri a doppio spessore non lasciano passare alcuna “vox populi”, che pur sale di continuo del tessuto urbano sottostante. Altro che Rinascimento”!
Tuttavia a lume di naso, i presupposti della “rinascita cittadina” sembrano esserci, ma la “levatrice” chiamata al capezzale della “partoriente” pare fortemente distratta alle “doglie” che precedono il parto.
Che fare? Cambiare ostetrica, verrebbe da dire. E invece no!
Per facilitare il travaglio del parto e arrivare a lieto evento, basterebbe aprire porte e finestre delle torre d’avorio, ventilare le stanze con aria nuova e salubre, gli inquilini scendere tra la gente, ascoltare e valutare ciò di cui la popolazione e la città dicono di fare tutto questo mettendo da parte la bramosia del consenso elettorale. Si tratterebbe, in ogni caso, della vera carta vincente. Perché siamo certi che così facendo, anche la più abulica ostetrica ritroverebbe la sua voglia lavorativa iniziale, guadagnerebbe in professionalità, liberando la partoriente dal fastidio delle doglie facendole assaporare le gioie del lieto evento”.
Ma perché ciò possa avvenire, sarebbe davvero opportuno che i “frequentatori” della “torre eburnea” si preoccupassero di rileggere il “trattato della maieutica”.


Autore : Nicolò Passaniti

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