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notizia del 19/03/2006 messa in rete alle 12:41:19
Dov’é Ghelas, Terranova... Gela?
Un calatino nostalgico della città di Gela vi ritorna dopo circa quarant’anni per ripercorrere in occasione delle vacanze i riferimenti che l’avevano entusiasmato.
Gela era una cittadina allegra soprattutto per l’intesa e lo scambio di cortesie che avveniva tra amici, conoscenti e vicinato. D’estate in tutte le vie, anche se anguste, ad ogni dieci metri e dinanzi le porte degli anziani si componeva un piccolo salotto di relax che permaneva fino a tardissima notte. I fine settimana venivano trascorsi in feste rionali, sovente si organizzavano serate da ballo con le caratteristiche orchestrine formate da artigiani che con musiche e canti in voga allietavano le serate. Le massaie preparavano le “schiacciate” con pomodoro, sarde, formaggio, i cui odori e sapori inebriavano lo spirito e stimolavano l’appetito. Il verde era una caratteristica quasi dietro ogni casa terragna e anche se praticate da equini era sempre pulito perchè laddove non arrivavano i netturbini sopperivano le abili signore che spazzavano lo spazio antistante.
Ora invece, venuto a conoscenza delle somme investite dallo stato, il calatino nostalgico pensava di trovare la meravigliosa cittadina al massimo dello splendore, ma al contrario lo scenario che si presenta alla sua vista è racapricciante: simile ad un film d’orrore.
L’acqua potabile non c’è più, quasi tutti gli spazi verdi manifestano insopportabili mucchi o cumuli di spazzatura e comunque rifiuti d’ogni genere; il denaro investito per lenire i disagi e le sofferenze delle donne costrette a visitare i propri mariti detenuti nelle carceri di Caltanissetta si aggravano nonostante il carcere giudiziario costruito a Gela. La carne viene importata da chissà dove, a dispetto del mattatoio costato chissà quanto; di alberghi qualche accenno. Una volta ve ne erano tre, compreso l’albergo Italia, capaci di sopperire alle esigenze dei forestieri che affluivano a quel tempo. Esistevano i bagni pubblici comodi per l’occorrenza, ora non ve ne sono più, così come non vi sono più i famosi “cannuleddi”. Sono stati spesi addirittura miliardi per un palco pubblico sulla collina di Montelungo, ma per quello che si vede invano; il lezzo assai dannoso per lo spirito e per il corpo proveniente dallo stabilimento petrolchimico fa da padrone.
La viabilità è riferibile a quella famosa di Tortorici, ove in ogni buca vi finiva un carro con il conducente ed una montagna di paglia. Vicino il teatro greco e il cosiddetto “niculiziano” vi sono discariche pubbliche. Vicino al museo, l’Hotel Venezia, che troneggiava per la sua imponente ospitalità e ritrovo per signori, si è ridotto ad un ricettacolo di sporcizia, rifugio per drogati e fauna toposerpentizia. Gli ignari visitatori del museo non possono che venirne turbati da una simile visione. Le persone che solevano riunirsi dinanzi alle porte ora non lo fanno più anche per il timore di subire scippi e rapine. E per finire stendiamo un velo pietoso sulla macroscopica disoccupazione e sul trasporto pubblico urbano.
Ci sarebbe da protestare ancora, però viene difficile capire contro chi, dato che tutti i politici, responsabili di tanto lasso di tempo, assicurano d’avere fatto il loro dovere.
Chiedo venia, ma Gela, per le possibilità avute, dovrebbe competere quanto meno con le città medie del nord.
Francesco Armando Rizzo
Autore : Redazione Corriere
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