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Corriere di Gela | Polemiche di ieri, polemiche di oggi
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notizia del 17/03/2008 messa in rete alle 12:30:05
Polemiche di ieri, polemiche di oggi

Dopo tante e complesse “interpunzioni” burocratiche, finalmente il “corso Vittorio Emanuele”, col suo naturale prolungamento ad ovest, intitolato all’on.le Salvatore Aldisio, illustre figlio della Gela del dopoguerra, e poi, ancora, con “via Palazzi, avrà un “nuovo vestito a festa”, con una pavimentazione in pietra intagliata e di ottima qualità. Esso è quello che vennero a percorrere gli antichi coloni greci e gli arabi, gli Svevi di Federico II, gli Angioini, gli spagnoli. Esso, é, ancora, la “grande rua” rinascimentale, una strada lineare, di oltre quattro chilometri, che scorre sopra la “criniera fulva e assolata” della bassa collina del gelese, che l’antico e glorioso Mediterraneo continua a lambire dolcemente entro l’ampio Golfo naturale, dopo averla resa, un tempo, ricca e fiorente, faro di cultura e di civiltà.
I lavori di riqualificazione di questa principale arteria cittadina sono già iniziati, e, dato, il “faraonico” impegno operativo che l’opera richiede, si ritiene opportuno confidare nel buon senso partecipativo della popolazione, degli automobilisti in particolar modo, i quali per lunghi mesi dovranno muoversi tra inevitabili disagi di natura logistica. Non per niente, e tal proposito, non mancano in questi giorni voci di aperto dissenso verso l’opera, ritenuta inopportuna e dispendiosa, che serve solo a chi e a quanti usano la politica amministrativa per amplificare la propria immagine. Di certo è che la viabilità in tutto il territorio urbano è pessima e devastante. Verosimilmente si dirà per le strade parallele al corso e così pure, o peggio, per quelle che lo intersecano. E se così è la condizione stradale della città sembrerebbe correre l’obbligo di ricordare ai progettisti dei nuovi lavori che qualche anno fa una simile diatriba fu accesa in Sicilia e nel resto d’Italia a proposito dell’idea di fare il Ponte sullo stretto, durante la quale i dissenzienti tornavano a sostenere che assai prima del Ponte si pensasse a mettere mano alle infrastrutture più importanti che nell’isola mancano e sono assai fatiscenti: strade di collegamento, doppio binario ferroviario, erogazione continua dell’acqua potabile. E quant’altre cose di certo, sacrosante ed essenziali.
Intanto, la medesima critica la si potrebbe rivolgere ancora e più incisiva a quegli amministratori politici che il ponte ieri osteggiavano e che poi hanno messo mano ad opere costose di scarsa utilità per la collettività, quali, a Gela, il costruendo mega parcheggio a più piani sottomessi di Caposoprano col rischio di trasformarsi, Dio non voglia, in pernicioso covo d’insidie malavitose. Così pure e altrettanto si potrebbe dire per tante di quelle opere lasciate fuori uso. Tra queste viene in mente il “mitico ascensore a cielo aperto”, costruito adiacente il palazzo di città e che, nell’intenzione di chi l’ebbe a volere dovrebbe, quando lo si metterà in funzione, lenire la spossatezza respiratoria di quanti, dopo aver salito a piedi una pesante scala dalla marina, dovrà prenderlo onde superare gli ultimi venti scalini della medesima scalinata. Non ci prolunghiamo. Piace, tuttavia fare memoria della teoria filosofica di Giovan Battista Vico, quella dei “corsi e ricorsi storici”, la stessa che, strettamente sintetizzata e tradotta nel nostro gergo dialettale, così potremmo dirla: “Nun sputari ‘ncielu cca ‘nfaccia ti torna”. Ma questo senza reprimenda verso nessuno. Anzi, avverto l’obbligo di sollecitare nella cittadinanza gelese la collaborazione verso gli operatori di quest’ultima opera pubblica e verso chi e quanti l’hanno pensata e progettata. Confidando nel buon fine, quando avremo il bel salotto cittadino rinnovato, avremo dimenticato ogni diatriba. Intanto con Enrico IV di Francia ripeteremo: “Parigi vale anche una messa”.


Autore : Nicolò Passaniti

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