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Corriere di Gela | Il 70° dello sbarco in città degli alleati, una ricorrenza che merita manifestazioni adeguate
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notizia del 08/04/2013 messa in rete alle 11:47:04

Il 70° dello sbarco in città degli alleati, una ricorrenza che merita manifestazioni adeguate

Il prossimo 10 luglio ricorrerà il 70° anniversario dello sbarco degli americani a Gela. Una data che sembra lontana, ma che se si vuole organizzare tutto con criterio e adeguatezza, senza quell’improvvisazione che in passato ha mortificato la storia di questa città, sembra bussare alle porte.

Settant’anni esatti (10 luglio 1943–10 luglio 2013) da quello storico sbarco, sul quale la letteratura si è sbizzarrita, in certi casi con chiavi di lettura controversa.

La sede di Gela dell’Archeoclub d’Italia con Nuccio Mulè, in sinergia con il sindaco Fasulo, il presidente del Consiglio comunale Fava e il direttore di Poste Gela-Centro Salvatore Di Tavi, hanno avviato l’iter per chiedere al Ministro dello Sviluppo Economico l’emissione di un francobollo e di un annullo postale in occasione del 70° anniversario dello Sbarco Alleato in Sicilia.

Gela, allora prima città d’Europa liberata, memore di una delle più cruente battaglie avvenute in Sicilia durante la 2ª Guerra Mondiale, intende ricordare tale avvenimento per perpetuare alla più remota posterità il ricordo dei soldati che immolarono la loro vita per dare alla nostra Nazione una civile convivenza e un’affermata democrazia.

Risale al 1983 la prima richiesta, all’allora ministro delle Poste e Telecomunicazioni, per l’emissione di un francobollo da parte dell’Archeoclub, richiesta avanzata dal compianto presidente Giuseppe Blanco prima e da Nuccio Mulè dopo. Il francobollo sulle mura greche di Gela, il primo in assoluto della storia della città, fu emesso in tutto il territorio nazionale il 24 aprile 1997 con il valore facciale di 750 £.

Nuccio Mulè, in merito all’iniziativa per l’emissione del francobollo, ha informato anche il Presidente Crocetta affinchè appoggi la richiesta, non solo, ma anche di interessarsi alla realizzazione del Museo dello Sbarco a Gela, purtroppo fino ad oggi senza nessuna prospettiva.

Pubblichiamo qui di seguito una relazione di Nuccio Mulè a corredo della richiesta di emissione filatelica sull’evento storico.

10 luglio 1943-10 luglio 2013

La guerra mondiale del 1939-45 ebbe la città di Gela teatro di avvenimenti in certo modo decisivi per la riconquista della libertà; fu nel luglio del 1943, infatti, che truppe americane qui sbarcate, ne occuparono dopo aspri combattimenti la rada e l’abitato. La notte del 9 luglio la VII armata statunitense e l’VIII armata inglese salparono dalla Tunisia per invadere la Sicilia difesa dalla VI armata italiana coadiuvata da contingenti di tedeschi. Lo sbarco in Sicilia rappresentò un’imponente operazione offensiva degli Alleati nella seconda guerra mondiale, la più vasta in assoluto nel settore del Mediterraneo.

Alle prime luci dell’alba del 10 luglio del 1943 iniziò la prima fase dell’Operazione Husky con lo sbarco di 180.000 uomini, in maggioranza britannici, con quasi 2.000 cannoni, 600 carri armati e 14.000 automezzi; gli inglesi dell’VIII armata del Gen. Montogomery presero terra nel Golfo di Noto, tra Pachino e Siracusa, mentre gli americani della VII armata del Gen. Patton approdarono nel Golfo di Gela, tra Capo Scaramia e Licata, alle ore 4,45.

Le fasi dello sbarco anglo-americano in Sicilia, se si toglie la zona di Gela, furono scarsamente contrastati dalle truppe italiane e tedesche che si trovarono impreparate e con numero di mezzi insufficienti; ad esempio, il fronte di sbarco del Golfo di Gela pur essendo di ben 40 chilometri era presidiato soltanto da 4 battaglioni italiani con una trentina di cannoni. La colonna Cent, composta dalla 45ma divisione di fanteria del Gen. Middleton, sbarcò sulle spiagge di Scoglitti e si spinse verso l’interno per una ventina di chilometri, raccogliendo anche piccoli gruppi di paracadutisti dell’82ma Airborne atterrati la sera prima. La colonna Joss, che comprendeva la 3a divisione di fanteria del Gen. Truscott, arrivò sulla terraferma ad est ed ovest di Licata e non incontrando grossi ostacoli occupò in poche ore la città e il territorio circostante.

Gli americani della 1ma divisione di fanteria, la colonna Dime del Gen. Allen composta da 7 battaglioni con reparti d'appoggio e da due battaglioni di Rangers, sbarcarono su un fronte di 40 chilometri, tra Punta Due Rocche e Punta Zafaglione, con l’obiettivo primario di occupare Gela e l’aeroporto di Ponte Olivo. La città, nonostante la resistenza dei soldati italiani, che lasciarono sul campo 197 morti, fu occupata verso le ore 8.

Avuta notizia dello sbarco nella zona di Gela, il comando delle truppe dell’Asse dispose un contrattacco avvalendosi delle unità del gruppo mobile E, del battaglione della divisione Livorno e della divisione H. Goering, L’esito non ebbe i risultati sperati, poiché l’azione dei tre contigenti oltre a non essere stata simultanea fu penalizzata dalle cattive comunicazioni radio, così il contrattacco fu respinto.

Gli americani, però, dopo aver conquistata Gela, l’indomani dello sbarco subirono la controffensiva delle truppe dell’Asse. La divisione italiana Livorno della VI armata al comando del Gen. Guzzoni e la divisione tedesca Hermann Goring diedero del filo da torcere agli invasori al punto tale quasi da ricacciarli in mare, ma non riuscirono in tale intento per l’arrivo di mezzi corazzati americani di rinforzo da Licata e da Scoglitti, per l'appoggio aereo tattico, per il fuoco dei mortai e, in particolare, per l’azione della marina e dell’aviazione anglo-americane che salvarono le sorti di quella prima fase della battaglia di Sicilia che infuriò sulla Piana di Gela e sulle colline che la circondano. Quest’azione combinata distrusse del tutto la Livorno come forza di combattimento. Un secondo tentativo di controffensiva italo-tedesca partito da Campobello di Licata e da Favara contro la 3a divisione di fanteria americana, ebbe gli stessi amari risultati di quella di Gela. Anche un attacco di 76 aerei tedeschi Ju-88 del secondo Fliegerkorps sulle navi che stavano sbarcando truppe e mezzi davanti a Gela, non ebbe l’esito sperato.

Nonostante ciò, i soldati dell’Asse continuarono a combattere. E’ non è vero che i soldati italiani, in tale occasione, pensarono soltanto a fuggire e che soltanto quelli tedeschi seppero tener testa agli invasori. Esistono precise testimonianze che attestano che le quattro divisioni italiane Assietta, Aosta, Livorno e Napoli furono sempre presenti sul campo di battaglia ed operarono in modo da rendere possibili notevoli movimenti tattici.

Infatti, durante lo sbarco, notevoli furono gli atti di eroismo dei militari italiani di stanza a Gela i quali, anche se per breve tempo, riuscirono a rallentare l’avanzata dell’imponente armata americana; di essi si ricordano il caporal maggiore Cesare Pellegrini, che trovò gloriosa morte nel fortino di Porta Marina, il sottotenente carrista Angelo Navari che col suo carro armato, nei pressi del quartiere Porta Caltagirone, riuscì a impegnare una compagnia di soldati americani, il maggiore Enrico Artigiani e il colonnello Mario Mona; da citare pure il gelese Salvatore Bramante il quale, per aver sabotato le vie di comunicazione fra Gela e Vittoria durante lo sbarco americano, nel 1944 fu condannato a morte dal tribunale militare alleato.

Gli scontri della Battaglia di Gela terminarono nel primo pomeriggio del 12 luglio con la ritirata degli italo-tedeschi e con la cattura da parte degli americani di quasi 20.000 prigionieri. Gela così fu la prima città d’Europa ad essere liberata. Da qui e da altre zone dell’Isola prese inizio la grande offensiva che doveva portare gli Alleati alla conquista integrale della Sicilia, base per le decisive battaglie che seguirono nel 1944 con le conseguenze a tutti note. La conquista della Sicilia da parte degli Alleati (in totale circa 500.000) fu completata in 39 giorni, il 17 agosto del 1943, con l’occupazione di Messina e la ritirata delle truppe italo-tedesche in Calabria.

I soldati caduti nella Campagna di Sicilia furono 14.190, così suddivisi: 4.678 italiani, 4.325 tedeschi e 5.187 alleati, tra cui 2.237 americani e 2.962 inglesi.

Nuccio Mulè


Autore : Redazione Corriere
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