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notizia del 29/04/2012 messa in rete alle 17:39:39
Gioco di squadra
Per vincere una competizione è necessario che coincidano positivamente tanti aspetti: capacità, impegno, costanza di risultati, spirito di gruppo e anche un po’di buona sorte. Festeggiare una vittoria è invece molto semplice, basta essere presente nel momento in cui si taglia il traguardo per poter dire che anche noi abbiamo vinto. L’esaltante successo delle ragazze della pallavolo gelese, promosse nel campionato di B1 con due gare d’anticipo, è la dimostrazione che i risultati non si ottengono per caso. Sin dall’anno scorso, le ragazze hanno lavorato per diventare prima di tutto un gruppo. Guidate da un bravo allenatore; con uno staff tecnico e dirigenziale carico di passione e competenza; “le nostre ragazze”, diventate quasi imbattibili, hanno vinto meritatamente il campionato. Domenica scorsa tutti sono saliti sul “palco dei vincitori”, speriamo che non sia stata solo una passerella.
Adesso, tutti dobbiamo dare una mano per affrontare il prossimo campionato, perché forse non basterà il sostegno dello sponsor principale, la Meic Service, e degli altri sponsor minori. È ancora vivo il ricordo amaro dell’anno passato quando da Gela, in un solo colpo, è scomparso lo sport professionistico: sono fallite sia la squadra di calcio di prima divisione che la squadra maschile di A2 di pallavolo. Ricordiamo ancora le chiacchiere, soprattutto dei politici, per salvare lo sport gelese (in particolare la squadra di calcio). Non so se lo sport sia la metafora di una società, penso comunque che Gela ha bisogno di un traino sportivo. Non si tratta di un rifugio salvifico, quanto, piuttosto, della necessità di credere nelle potenzialità positive che la città può esprimere. Lo scorso 15 aprile, in occasione della fondamentale e vittoriosa sfida contro la seconda in classifica, ad Agrigento eravamo in duecento a sostenere la squadra: attaccamento ai colori, ma soprattutto voglia di vincere da parte di una città troppe volte illusa e tradita. Gela, fatta prigioniera dall’industrializzazione imposta dall’alto, governata da sempre da una classe politica arruffona e approssimativa, continua ad avere voglia di riscatto. Abbiamo bisogno della forza e del sorriso delle ragazze della pallavolo che portano scritto sulla maglia il nome impegnativo di Heraclea.
Come abbiamo bisogno dell’impegno dell’associazione culturale Triskelion che ha organizzato in città la settimana della cultura, promossa dal 14 al 22 aprile in tutta la Sicilia dall’assessorato regionale ai beni culturali, con iniziative di qualità che si sono svolte nei siti archeologici della città: il museo, l’acropoli, le mura di capo soprano. La città fondata dai greci, distrutta dai cartaginesi, ricostruita da Timoleonte, ha vissuto per secoli nell’oblio più assoluto. Sono passati 1500 anni prima che sull’antica Gela nascesse la Terranova di Federico II.
Poi ancora altri secoli di sonno storico, quindi il “secolo breve”: Gela ritrova il suo nome originario, gli americani sbarcano qui per liberare l’Italia, si scopre il petrolio e Gela diventa una città industriale. La nostra città non lascia indifferente chi la conosce, anche se spesso purtroppo in modo negativo. Per capirlo basta leggere alcuni testi che parlano di Gela: La garibaldina, di Elio Vittorini; Industrializzazione senza sviluppo - Gela una storia meridionale, di Eyvind Hytten e Marco Marchioni; Inquinamento e territorio – il caso Gela, di Giuseppe Amata; il capitolo dedicato a Gela tratto da la luce e il lutto, di Gesualdo Bufalino. Un misto di letteratura e sociologia, per spiegare la furia autopunitiva dei gelesi e affermare la loro sorte di infelicità, per dirla citando Bufalino quando parla di Gela. È proprio lo spirito di squadra che a Gela è sempre mancato, tutte le dinamiche sociali della città si svolgono senza una logica consequenziale. Si sconosce completamente l’idea di operare in team, di fare gruppo, si preferisce essere capibranco. La drammatica crisi, esplosa più forte che mai in questi giorni, dello stabilimento Eni dimostra pienamente “l’anarchia” socio-politica della città. Tutti siamo costernati, come non esserlo, tuttavia nessuno dei “policy-maker” è in grado di indicare e soprattutto spiegare alla città una via d’uscita. Non si tratta di risolvere la situazione immediata, il licenziamento di 500 lavoratori per un anno, a questo penseranno la cassa integrazione ed eventualmente l’azienda. La sfida vera è il modello socio-economico da progettare e realizzare per la città. Se oggi la crisi della raffineria fa più impressione, il declino della grande fabbrica non è certo recente. Già alla fine degli anni novanta Gela è stata dichiarata area di crisi industriale, con aiuti pubblici conseguenti: contratto d’area, sovvenzione globale e altre provvidenze. Dopo quasi quindici anni la realtà è sotto gli occhi di tutti, la crisi dello stabilimento significa ancora il declino di Gela. Anche se alcuni attori della cosiddetta classe dirigente locale sono cambiati, qualcuno può dire che in passato non aveva responsabilità pubbliche, è palese che la politica non riesce a fare sentire al management della raffineria le ragioni degli interessi collettivi della città. Per ottenere dei risultati e vincere una competizione, non solo sportiva, è necessario che in campo ci siano persone in grado di sfidare adeguatamente gli avversari, ma soprattutto è indispensabile essere una squadra.
Autore : Redazione Corriere
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