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notizia del 17/08/2004 messa in rete alle 23:04:26
Leggendo “Giorno rovescio”
Altri dirà dei meriti letterari di questo romanzo edito da I fiori di campo di Pavia, € 9,50. Opera di una giovane gelese, Marien Valvoletti, che ha al suo attivo altre pubblicazioni e scritti ancora inediti.
Mi ha intrigato un espediente di sicuro interesse. La narrazione è condotta dal protagonista maschile. Che sa della sua vicina esperienza di morte. Il lettore, almeno così a me è capitato andando avanti pagina dopo pagina, è indotto a sospettare l’assurdo. Cioè che a narrare sia un moribondo che con lucidità fa una specie di feed-back. Ho pensato infatti alla Violetta della Traviata che, mentre sta per morire, sulla scena intona inverosimili acuti. E, infatti, avviene che il giovane ventitreenne protagonista accompagna il lettore sul suo letto di morte, dove conclude la sua esistenza insieme alla adorata moglie. Tutt’e due ammalati di Aids. La donna suicida proprio per finire i suoi giorni insieme all’adorato sposo al quale aveva contagiato il virus Hiv.
“Muoio e sono felice”. Così conclude l’autobiografia il giovanissimo protagonista del romanzo.
Tralascio le scelte retorico-stilistiche dell’autrice del romanzo. Il fatto che la scrittrice – donna, appunto – abbia prestato la penna al protagonista – uomo – di una tristissima e felicissima esperienza di vita mi ha fatto riflettere. Intanto sullo scavo dei sentimenti. Che mi pare tipicamente femminile, come mi pare femminile tenere un diario. Oggi, nell’epoca della comunicazione elettronica, non mi pare, infatti, che sia diffuso tra i giovani tenere un diario in cui annotare la propria evoluzione o i propri drammi psicologici e esistenziali. Penso, al contrario, che siano proprio pochissimi i giovani che si narrano e ancora di meno quelli che lo fanno ricorrendo alla pagina del diario. Ma l’esperienza del romanzo è eccezionale. E’ l’esperienza del giovane innamorato che scopre di essere stato contagiato dall’oggetto del suo immenso amore. Cui non rinuncia neanche dopo la scoperta della malattia. Per cui, non è improbabile che la scrittrice abbia individuato nella forma della narrazione scritta quasi un’elaborazione del lutto, una specie di terapia del dolore. Come avviene a Massimiliano, un bravo ragazzo, dai sentimenti miti e rispettoso dei rapporti familiari. Come si direbbe, un bravo figlio di famiglia.
La narrazione diaristica, ma non in forma di diario, mi è parsa come una medicina estrema. La cura alla propria tragedia e a quella familiare.
Che la scrittura possa avere un simile ruolo terapeutico non è da meraviglia. Chè, invece, rientra nel solco della grandissima tradizione letteraria, a partire dal Decamerone di Boccaccio. Scritto, come dice l’autore, a consolazione delle donne che soffrono le pene d’amore. Cosa che capita anche agli uomini, per il grande certaldese. Ma essi alleviano la sofferenza dedicandosi alle arti cavalleresche e al commercio. Scritte per le donne, dunque, le cento bellissime novelle! L’autrice di “Giorno Rovescio”, una donna, finge di fare scrivere un uomo per se stesso. Ho avuto l’impressione che questo giovane descrive i suoi moti d’animo con tratti femminili. E qui, l’autrice, a mio vedere, coglie un tratto della nostra società che si è molto femminilizzata.
Sono anche andato indietro ai miei studi di psicologia, leggendo “Giorno Rovescio”. A quando mi imbattei con “Al di là del principio di piacere” di Freud. Che propone una categoria nuovissima. Quella di “pulsione di morte”. Bene, a me sembra che il bravo giovane protagonista del romanzo di Marien Valvoletti sia proprio animato da “pulsione di morte”. Come la sua innamorata, d’altronde. E questo mi ha fatto molto pensare. Mi sono detto, “Chissà che ai giovani stia venendo meno il desiderio di vita e che si sentano felici di morire?!...” “Chissà che i giovani non provino più gusto nella vita divenuta piatta, monotona, insignificante e trovino il significato alla loro autenticità nel gesto finale?!...”. Ché la conclusione del romanzo è proprio in questa finalmente bella immagine di due giovani che sul letto di morte i cui sensi finalmente “si saziano della dolce speranza”. Bellissima immagine sul piano estetico. Desta qualche preoccupazione al lettore costretto a prendere atto del fatto che, forse, tra i giovani la vita non è l’oggetto primario del desiderio.
Autore : Luciano Vullo
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