notizia del 09/09/2013 messa in rete alle 22:26:37

|
Racconto di Silvana Grasso in pubblicazione su La Sicilia
Quarantanove chili per 1,70 d’altezza. Questo il titolo del racconto di Silvana Grasso (nella foto) che, domenica 8 settembre, conclude la rassegna estiva Racconti d’Autore su La Sicilia, pagina de La Cultura. Un titolo accattivante per un racconto. Cerchiamo di saperne di più dalla scrittrice che, da anni, ha un forte rapporto di collaborazione con il quotidiano etneo per il quale scrive rubriche di cultura classica e mitologica, oggetto anche di tesi di laurea oltre che di grande interesse per lettori forti, di palato buono.
«Dai primi di giugno ho sospeso gli articoli delle rubriche, intanto perché il mare, il sole, non avessero rivali fastidiosi invadenti come la “penna”, ma anche per riprendere la narrativa, che da un paio d’anni (troppi!) ho disarcionato. Sono scritture diverse, incompatibili tra loro, l’una richiede rigore e conoscenze, l’altra esige inquietudine e “turbativa” d’a-nima, come mi piace chiamare quel terremoto emotivo che è concime indispensabile per una bella storia, dai sapori forti caldi maschi».
Silvana Grasso continua: «La scrittura narrativa vuole scorrazzare come un puledro selvaggio, senza regole, senza imposizioni sul quanto il come. Suo orizzonte è l’imprevedibile, l’infinto stupore di chi scrive e di chi legge. Comunque, tornando al racconto, scritto in meno di una notte, qualche notte fa, è la paradossale, ma realistica, storia di due che si “incontrano” in una chat per cuori solitari, alla ricerca di relazioni sentimentali o solo erotiche, o solo d’un ring ipotetico in cui vince e diventa campione chi la spara più grossa. Uno dei due, il maschio, il più fesso nel racconto, crede ciecamente a tutte le minchiate che la tizia racconta di sé, della sua bellezza fisica, della sua carriera, senza quel minimo diaframma che sempre impone o imporrebbe il buonsenso. E non tiene in conto, il fesso, che il piacere della chat è proprio la finzione, quella finzione che fa vivere vite straordinarie solo in virtù d’un nickname! La chat è psicologicamente l’antidoto al peso, al tedio, alla muffa della vita, ai mutui da pagare, alla spesa da fare, alle liti coniugali, vere coadiuvanti dei processi digestivi! – quindi giornaliere, quindi ineluttabili, quindi inestirpabili. In chat, appunto, puoi spacciarti di 49 chili quando ne pesi, come la coprotagonista del racconto, signorina Cappata, oltre 90! Chiedere verità a poveri tizi raminghi nel sottomondo della chat è come chiedere ad un elefante di volare utilizzando per ala la proboscide. Ma il vero enigma è come ci possa cascare, come ci casca il nostro Allocco del racconto!».
Bene, Silvana, non ci resta che leggere allora, confidando comunque di leggere al più presto il suo nuovo romanzo.
Autore : Redazione Corriere
|