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Corriere di Gela | Verso il futuro
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notizia del 17/11/2005 messa in rete alle 22:23:07
Verso il futuro

“Lo Stato sono io”, amava dire Luigi XIV. Alludendo al fatto che era riuscito a vanificare il particolarismo dei conti e dei marchesi. Trasformati in cortigiani nella meravigliosa residenza di Versailles dove non avrebbe potuto più ricattare il Potere del Sovrano. Lo Stato nazionale moderno nasce come una grande macchina con apparati (militari, amministrativi, giudiziari, finanziari.) concorrenti, tra loro complementari.
“Lo stato siamo noi”, sostiene orgoglioso l’Ordine borghese nel Parlamento francese poco prima della ‘grande rivoluzione’ dando voce al popolo, ‘Terzo stato’, delle professioni, degli affari e della cultura. Mantenendo, anzi rafforzando l’unità nazionale con l’accentramento burocratico e amministrativo imposto da Napoleone. Che contribuì non poco alla diffusione in Germania e in Italia di sentimenti nazionalisti. Maturati e divenuti realtà nella metà dell’ ‘800. Allorché si dettero una struttura amministrativa fortemente accentratrice.
Nel ‘900 sorsero la Società delle Nazioni e poi l’Onu. organismi sopranazionali ai quali vennero affidati prevalentemente compiti di prevenzione delle guerre distruttive. Senza grandi poteri, per la verità, che rimasero ai singoli stati nazionali e alla loro capacità di stare nelle alleanze (Patto Atlantico, Patto di Varsavia).
Il crollo dei Paesi Socialisti, la globalizzazione e la costruzione dell’Unione Europea dovrebbero impegnare in un’attenta riflessione volta a capire verso quale strada ci stiamo avviando. Non per altro che per dare senso alla scienza che si occupa del futuro degli uomini. Che non può essere lasciato agli oroscopi e all’astrologia. Alludo alla politica. Che se non tiene conto di questi eventi, rischia di trasformarsi in piatta amministrazione del presente e del particulare, affarismo. Sottovalutando il fenomeno Berlusconi che ha interpretato, senza sforzo di pensiero, e trasformato lo Stato. Sia nella sua accezione di stato-nazione sia in quella di stato-sociale. Avendolo fatto diventare un’azienda che, come una qualsiasi azienda privata – meglio se grande –, entra nel mercato globale degli affari. Non importa come, con la sola cura degli affari. Le bugie e le leggi ad personam sono funzionali perché rientrano nella logica dell’opportunismo e della competizione concorrenziale. Voglio dire che il berlusconismo dà per scontata la morte dello stato-nazione e dello stato sociale e diffonde un’opinione secondo la quale chi difende lo stato passa per conservatore, essendo lui solo il vero riformista. E forse non ha tutti i torti.
Una cosa analoga avvenne in Italia negli anni ’20 del secolo scorso, dopo la prima guerra mondiale. Quando, subito dopo la grande guerra, lo Stato liberale non resse all’urto delle grande trasformazioni e alla nascita della società di massa. Il socialismo riformista e il comunismo da un lato, il futurismo, il nazionalismo dannunziano, il fascismo e i movimenti irrazionalisti dall’altro, denunciarono l’incapacità dello stato liberale (giolittiano) ad affrontare i problemi delle grandi trasformazioni. Miscelando vecchio e nuovo, Mussolini dette vita allo stato fascista. Che mistificò la dimensione dello stato con l’ideologia gentiliana. Il grande filosofo trasformò col pensiero un’entità storica e giuridica in categoria dello Spirito, nella disvelazione oggettiva di esso. (In nome dello Spirito-Stato, poterono essere consumate atroci violenze!).
Le trasformazioni dei nostri giorni sono ancora più profonde rispetto a quelle dei primi anni del ‘900.
La globalizzazione dei mercati e della comunicazione è nei fatti e comporta il superamento dei confini nazionali del territorio dello Stato. Lo spazio pubblico si è di fatto modificato. La cultura si sta orientando verso la ‘mente digitale’ dopo che per millenni è stata costruita dalla ‘mente alfabetizzata’. Gli stili di vita cambiano con una velocità difficilmente percepibile. I profili professionali pure e il lavoro lavorato diminuisce la sua incidenza nell’arco della vita degli uomini e delle donne. Il pianeta rischia di diventare un pericoloso mostro per tutti i suoi abitanti. Nuovi soggetti entrano nella competizione economica mondiale con grande forza e forse anche con grande rapacità. Molte fonti energetiche stanno per esaurirsi. Né credo che al novecentesco bipolarismo Usa-Urss possa sostituirsi il nuovo Usa-Cina del ventunesimo secolo. Non è improbabile che tante culture possano scomparire. Non è neanche auspicabile. Anche perché la loro scomparsa non avverrebbe senza lacrime e sangue. Quella islamica? Il modo in cui vanno le cose sembra incoraggiare le ali più radicali e sanguinarie, tanto che il presidente dell’Iran può anche minacciare l’eliminazione dello Stato di Israele. Questo è il momento degli organismi universali. E l’Unione Europea
non può andare avanti come uno Stato più grande e accentratore. Deve sperimentare un nuovo ruolo nella dimensione globale. Sì per l’innovazione tecnologica, per la difesa del pianeta, per la lotta alla fame e per il miglioramento della qualità della vita nel mondo, sia per la pace sia per la sicurezza. Con la grande capacità di non annullare, anzi di valorizzare le culture locali. Il leghismo, altro fenomeno della storia dell’Italia contemporanea, non ha destino. E’ miope, rozzo. Si regge sulla furbizia di qualche capetto che cerca di trarre vantaggio proprio dalla Roma giudicata ‘ladrona’. Le economie e le tradizioni locali avranno vita se si innoveranno, se sapranno inserirsi nei grandi quadri degli Organismi universali. Da protagonisti. Non è velleitarismo. L’agricoltura? Quella gelese? Come potrà uscire dalla crisi se non si svilupperà la capacità di associare capacità produttive tecnologicamente innovative alle capacità imprenditoriali. Con produttori, cioè, che sappiano entrare con le loro forze nel mercato mondiale? E l’istruzione? Temo tanto che la quota del 20% del curricolo lasciata dallo Stato alle Regioni venga pensato dalla Regione Siciliana come quota da assegnare alla ‘lingua siciliana’. Demagogia e spreco. Leghismo contro leghismo altrettanto rozzo e miope per incapacità politica di guardare ai veri problemi con le risorse della propria storia.


Autore : Luciano Vullo

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