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Corriere di Gela | La Gorgone d'oro a Palazzo Ducale
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notizia del 19/03/2004 messa in rete alle 22:21:33
La Gorgone d'oro a Palazzo Ducale

Sarà ricordata sabato 13 marzo alle ore 18 nei granai di Palazzo Ducale, durante la manifestazione di premiazione del Concorso Nazionale di Poesia “La Gorgone d’Oro”, Adalgisa Russotto, la poetessa recentemente scomparsa. Il Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salvatore Zuppardo”, ha incaricato il prof. Biagio Pardo di leggere anche alcune poesie di Adalgisa Russotto.
Al 4° Premio Nazionale di Poesia “La Gorgone d’Oro” sarà presente la signora Rita Borsellino, che per l’occasione, inaugurerà anche la mostra di pittura “Un artista contro la mafia: Pietro Attardi”. Saranno inoltre presenti il presidente della provincia Filippo Collura, il sindaco di Gela Rosario Crocetta, gli assessori provinciali Tilde Falcone e Piero Lo Nigro e l’assessore agli affari culturali di Gela Miguel Donegani. E’ stato anche invitato l’assessore regionale alla cultura on. Fabio Granata. Seguirà un concerto di musica classica.
A vincere i due prestigiosi premi delle sezioni “poesia religiosa” e “poesia a tema libero”sono stati il sacerdote-poeta di Monopoli Don Agostino Bagordo e il poeta Giancarlo Interlandi di Acitrezza. Al secondo posto si sono classificati Franco Casadei di Cesena e Giovanni Caso di Mercato San Severino (SA).
Sulla mostra d’arte di Pietro Attardi, che si concluderà il 21 marzo, la recenzione in catalogo è stata scritta da Emanuele Zuppardo.
“Pietro Attardi è un pittore di Gela con tanta voglia di dire e di fare ed ogni giorno, con la sua pittura, ci meraviglia non poco. I suoi quadri, quasi sempre luminosi e brillanti, così ricchi di suggestive inflessioni e di chiare trasparenze, che si intonano coerentemente di toni lirici, sono una denunzia della società consumistica, priva di valori umani, tutta protesa all’arricchimento e allo strapotere selvaggio.
Nei lavori più recenti c’è un nuovo dinamismo che rende tumultuose le sue opere. Nei luoghi affascinanti che lui rappresenta si dissolve ogni dualismo illusorio dell’immagine. E con esso la stessa trama dei possibili riferimenti.
Pietro Attardi, nelle sue opere, coglie l’attimo dell’impressionismo, la forza del colore, ma anche le indicazioni dell’espressionismo. Fin dall’inizio del suo immergersi nel mondo dell’arte ha operato un lavoro di distruzione e ricostruzione anche se il suo cammino artistico è stato senza violenze, senza colpi di scena. Lui è stato sempre attaccato alla realtà, al mondo che lo circonda, al suo ambiente pieno di contraddizioni, coi piedi ben affondati in essi, sempre pronto a realizzare il suo messaggio culturale attraverso un’idea di pittura molto costruita.
Un pittore, certamente, non dovrebbe cercare di riprodurre un bella cosa ma fare in modo che la sua pittura sia un bella cosa.
Infatti l’arte è soggettiva e si appoggia su una materia prima “oggettiva”. Cosicchè l’opera plastica è lo stato d’equivoco di questi due valori, il reale e l’immaginario, e trovare l’equilibrio tra questi due valori è cosa difficile.
In questo ultimo tempo Attardi ha realizzato delle opere che sono dei veri poemi, delle vere sinfonie. E questo è stato possibile mediante l’osservazione della realtà che domina questa era: una estetica costantemente in fieri, attenta, scrupolosa, che indaga con occhio scrutatore la realtà, che ascolta quel che intorno turbina e che lui elabora meticolosamente.
Nelle sue opere c’è tutta una documentazione che dà giustificazione di ogni atto, di ogni gesto, quasi un atto di sofferenza creativa, una condizione di solitudine conscia, a tratti quasi volontaria, che lo porta a un rispetto sacrale dell’arte alla quale si è avvicinato con tanta umiltà e con abbandono.
Pietro Attardi ha un bisogno naturale di dipingere, di rappresentare l’uomo, rielaborato magari come oggetto ma sentito con umanità, fino ad arrivare ai limiti dell’astrazione e rasentare la surrealità, il realismo sociale. Ogni suo quadro, infatti, muove da una densa carica espressiva, da un problema morale, da una suggestione sociologica, attraverso il filtro di una esuberante sensibilità, fino ad arrivare ad una inquieta accensione lirica che coinvolge tutti”.


Autore : Redazione Corriere
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