1 2 3 4 5
Corriere di Gela | Quel filo sottile che unisce Gela e Siracusa
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 04/04/2006 messa in rete alle 22:19:20
Quel filo sottile che unisce Gela e Siracusa

Nella settecentesca e splendida cornice di Palazzo Impellizzeri, a Siracusa, è stato presentato il libro Terra Mater: sulle sponde del Gela greco, di Emanuele Zuppardo e Salvatore Piccolo.
L'evento, organizzato dalla Società siracusana di storia patria, ha avuto per protagonista il saggio dei due autori gelesi, incluso nel programma delle pubblicazioni storiografiche periodicamente divulgate dall'Accademia, che annovera nel suo seno specialisti del settore, del mondo universitario e scolastico.
L'opera è stata illustrata da Lorenzo Guzzardi, archeologo, direttore del Museo di Lentini e delle aree archeologiche di Leontinoi e Megara Hyblaea, e dal poeta e critico Vincenzo Salsetta.
Dopo un ampio excursus storico archeologico sulla città di Gela, Guzzardi si è soffermato sulla valenza didattica e scientifica del libro, del quale ha lodato l'attendibilità delle ricostruzioni storiche, il corretto uso delle fonti, l'analisi interpretativa degli avvenimenti, che ne fanno, a detta dell'illustre studioso, un valido manuale di studio in grado di far comprendere l'uomo e la storia moderna della Sicilia.
Vincenzo Salsetta ha dissertato sulla componente letteraria e antropologica del testo, delineando l'aspetto comportamentale di un popolo, quello siceliota, molto vicino al modo d'essere dei siciliani di oggi, eredi di caratteristiche culturali immutate nei secoli.
Infine Salvatore Piccolo ha spiegato le motivazioni che hanno indotto ad una simile fatica, dedicata in prima battuta alla storia, purtroppo Maestra inascoltata, e alla nostra terra, perché continui a perdonare le leggerezze della sua gente pur sempre nella grazia degli dei.
Riportiamo di seguito parte dell'intervento di Lorenzo Guzzardi.

E' un libro di piacevole lettura, scritto da un giornalista e da un esperto dei beni culturali, entrambi gelesi: uno nativo e l'altro di adozione. Ecco perché Terra mater. Ma non è solo un libro sulla storia di Gela; infatti la storia di quella importante città della Sicilia antica viene rivisitata nel suo contesto siciliano e mediterraneo, come opportunamente evidenziato nell'introduzione di G. Holbl. E’ anche un volume sulla storia della consorella Siracusa, visto con un occhio attento alle sponde del Gela greco e al succedersi degli avvenimenti principali, che qui si svolsero: fino alla distruzione della città, dovuta alla devastazione dei Mamertini del 287 a.C. e allo spostamento della sua popolazione a Finziade da parte del tiranno Finzia nel 282 a.C. Attente e puntualmente intercalate nelle note del libro sono tutte le citazioni degli autori antichi, fra i quali non potrebbe non prevalere Diodoro Siculo.
Dopo un primo capitolo sulla preistoria del sito e dell’area gelese, nel quale emergono la presenza di importanti insediamenti dell’età dei metalli nella fascia costiera e la specificità del territorio in relazione alla saga cretese, quest‚ultima utile presupposto della colonizzazione rodio-cretese, il libro si addentra nell’hinterland gelese, costellato da insediamenti indigeni di cui conosciamo i nomi (Omphake, Maktorion, Ariaiton, Kakyrion, Inicos, etc.), ma che non sempre si è in grado di identificare singolarmente con i centri abitati citati dalle fonti. Come opportunamente ricordato dagli autori, i siti archeologici dell’entroterra, punti di riferimento per la ricostruzione storica, non sempre sono stati oggetto di ricerche ufficiali; anzi, spesso, sono stati devastati da intensi scavi di frodo che hanno sottratto buona parte del patrimonio e anche della conoscenza storica.
Come risulta evidente dalla lettura di tutti i capitoli del libro – ed è in realtà un importante merito degli autori – la storia di Gela non prescinde dalla storia di tutta l’isola: e la ricostruzione storica della città non può quindi essere decontestualizzata dalla storia della Sicilia antica. Dalla preistoria fino ai Sicani e ai Siculi; dalla fondazione della colonia, con il suo primo nucleo di Lindioi, fino alla deduzione delle subcolonie ed in particolare di Akragas (Agrigento) nel 580 a.C., col fine di occupare quel territorio non ancora inglobato nelle chorai delle città greche; dai tiranni fino alla distruzione delle città, compresa Gela, ubicate lungo la costa del Canale di Sicilia; e così via: si percepisce così in tutto il libro lo spirito di uno sviluppo comune dell’isola, pur con le sue notevoli divisioni interne. Sicani e Siculi, Greci e Siculi, Etruschi e Greci, Cartaginesi e Greci, Cartaginesi e Romani si incontrano e scontrano in un libro, le cui coordinate storiche interessano tutto lo scacchiere compreso fra l’Egeo, il Tirreno e il Nordafrica e vengono rivisitate alla luce di una più ampia prospettiva di ricostruzione storica, che ha per argomento centrale, sottointeso e talora anche esplicito, l’intero bacino del Mediterraneo.
Gli autori, anche in argomenti solitamente barbosi, se affrontati da specialisti del settore, quali per esempio la demografia delle antiche città siceliote e dei gruppi di popolazione distribuiti nel territorio, rimangono di piacevole lettura, pur mantenendo il rigore scientifico. Gli autori, prudentemente, precisano di aver “giocato” a ricostruire numeri di abitanti anche in relazione alle notizie delle fonti. Per esempio, da Tucidide (VII, 33) apprendiamo che, in occasione della spedizione ateniese, Gela soccorse Siracu-sa con cinque navi, quattrocento lanciatori di giavellotto e duecento cavalieri (questi ultimi importanti nell’esercito di quella città, come si evince anche dalle raffigurazioni monetali dello stesso periodo esaminate dagli autori con particolare attenzione ai risvolti storici), mentre Camarina le garantì aiuti con cinquecento opliti, trecento lanciatori di giavellotto e trecento arcieri. Mentre appare prudente l’estensione dell’abitato di Gela entro la cinta muraria accolta dagli autori nei cento ettari (ma Gela era certamente più estesa!), Camarina con i suoi centoquarantacinque ettari entro il muro di cinta, quasi tutti interessati da abitazioni, non mi pare potesse essere di molto meno popolosa rispetto a Gela. E in realtà, la parte centro-meridionale dell’isola, da Agrigento a Camarina, era certamente una delle più popolose di tutta l’isola. Su questa parte della Sicilia incisero pesantemente le deportazioni e gli spostamenti delle genti, avvenuti soprattutto all’epoca dei tiranni e, in conseguenza dell‚invasione cartaginese, alla fine del V sec. a.C.
L’immane Gela ricordata dalle fonti, la cui grandezza era ulteriormente avvertita dal mare per la sua posizione frontale rispetto al golfo, già nel 580 a.C. “deve” fondare Akragas, non potendosi espandere ad Est per la presenza di Camarina. E‚ quindi una storia del territorio agricolo, delle fattorie della chora, i cui prodotti sono fondamentali per il sostentamento della polis. Ma quali erano i territori più fertili e le pianure più estese dell’isola, se non la piana di Gela e i contermini campi leontini? I due territori non erano soltanto i grandi produttori di grano e orzo, come ricordano gli autori, che non mancano di sottolineare l’episodio di donazione di grano ai Romani da parte di Gelone, ma anche i luoghi di tragici eventi che videro intere famiglie spostarsi da una città ad un’altra: Leontinoi alla fine del V sec. a.C. accoglieva esuli agrigentini, gelesi e camarinesi, fuggiti ai Cartaginesi.
E che la storia di queste genti fosse spesso una storia di massacri e di tragedie familiari, ci viene ricordato in tutto il libro ed in particolare nella rassegna puntuale del succedersi incalzante degli eventi, che caratterizzarono l’isola alla fine del IV secolo a.C.: nel 310 Agatocle fece uccidere quattromila Geloi, seppelliti in fosse comuni extraurbane che ricordano tristemente quelle a noi più vicine nel tempo dei territori dell’ex Jugoslavia; nel 308 Agrigento e i Geloi si rivoltano contro la Siracusa di Agatocle e sono presto imitati da Leontini, Camarina, Enna, Erbesso ed Echetla, i cui territori orbitavano intorno a Gela o i cui interessi comunque coincidevano con quelli delle grandi città meridionali dell’isola; ma già nel 305 Agatocle assumeva il titolo di re, e – ricordano gli autori – risponde al modello dei diadochi (re nel 306), pure accolto da Tolomeo I, incoronato faraone d’Egitto nel 304. La storia di Gela antica era al suo tramonto: qualche anno dopo per opera dei mercenari mamertini e del tiranno Finzia la città veniva prima rasa al suolo e poi definitivamente abbandonata.
Gli autori volutamente non trattano la storia di quel territorio, se non per brevi cenni, nei secoli successivi alla distruzione della città. Quando il territorio di Gela finì per rientrare in quello della ricostruita Camarina, pur dopo la distruzione di quest’ultima avvenuta nel 258 a.C., la città non c‚era più e aveva preso definitivamente il sopravvento sul baricentro del Canale di Sicilia quello del Sud-est dell’isola, con la sua capitale Siracusa:
paradossalmente lo spostamento del baricentro verso Est era iniziato con il gelese Gelone, e Camarina era ritornata a vivere più grande di prima grazie ai Geloi. Eppure non erano mancati gli ulteriori apporti, anche di popolazione, verso Camarina e Gela, che in età ellenistica intrattennero importanti relazioni di parentela con l’isola di Coo: viene persino edito nel libro un testo di papiro egiziano (con la sua traduzione), relativo a un contratto matrimoniale che attesta la presenza di un Kleon da Gela quale testimone per il matrimonio di una Demetria di Coo.
Molti secoli dopo ci sarà un‚altra città, Terranova, nel luogo della terra mater e in sostituzione di una precedente terra vecchia, di cui si fa un cenno nel libro: la nuova ritornava al posto della mater, rioccupando l’area di Lindioi e della città classica. Anche qui sono puntuali i riferimenti bibliografici sugli studi precedenti. Ma questa è un’altra storia.


Autore : Redazione Corriere
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2026 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120