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Corriere di Gela | I baby killer di Gela in un libro di Giuseppe Ardica
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notizia del 04/07/2010 messa in rete alle 22:10:14

I baby killer di Gela in un libro di Giuseppe Ardica

Per alcuni di loro era un destino già segnato: il mito del capo era lo stesso padre. Per altri era un epilogo già scritto nella miseria di vita che facevano, in un quartiere, lo Scavone, conosciuto come Bronx. Una terra di nessuno, dove nemmeno le forze dell'ordine entravano se non per brevi controlli. Per altri, infine, si era trattato solo di un caso, la prospettiva di soldi facili, sufficienti per sentirsi grandi, abbastanza per comprare le sigarette e prendere una pizza il sabato sera.

Tutti poco più che adolescenti, “creciuti a pane e veleno”, iniziati alla criminalità con lo spaccio, poi le estorsioni per approdare all'uso delle armi e agli omicidi. Erano i baby killer di Gela, assassini spietati che senza pensarci ammazzavano “come cagnoli” chiunque si opponesse alla Stidda, la nuova organizzazione che fra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta tentò di imporsi prima sull'hinterland e successivamente su tutta l'Isola, per sostituirisi definitivamente a Cosa nostra. Una guerra che in quegli anni fece più di centocinquanta morti, da una parte e dall'altra, tra boss vecchi e nuovi, politici, magistrati, ragazzini e innocenti. Gettando nel terrore un'intera città che viveva assediata in un costante coprifuoco, tenuta sotto scacco da una banda di ragazzi senza pietà.

Questa è la storia vera raccontata da Giuseppe Ardica (nella foto), giornalista parlamentare Rai, nel suo secondo libro “Baby killer. Storia di ragazzi d'onore a Gela”, edito da Marsilio.

Con una scrittura veloce, scorrevole, precisa e senza fronzoli, Ardica si dimostra ancora una volta uno scrittore di indubbio talento narrativo, in grado di coinvolgere e appassionare il lettore nelle storie che racconta, facendolo diventare al tempo stesso portagonista e spettatore.

Un coinvolgimento emotivo a volte difficile da gestire già dall'incipit del libro, con la descrizione di Diamante, uno dei ragazzini responsabile di diversi omidici, delle sevizie e dell'uccisione di un ragazzino punito solo per uno sgarro. Devastato nel corpo solo per dare sfogo alla più bassa e cieca violenza, per divertimento, per dare un esempio. Perché quei ragazzini di adolescenziale avevano ormai poco o nulla, diventati dei robot, erano “i picciriddi che uccidevano per cinquecentomila lire al mese (..) i pastori di vacche e di pecore diventati assassini capaci di ammazzare un innocente per un'occhiata di troppo”.

Ma ciò che atterrisce di più in queste pagine è sapere che tutta quella violenza è realmente accaduta, che si tratta di una storia vera, come spiega lo stesso autore nell'introduzione del libro, “questo non è un romanzo. Purtroppo. Perché i fatti narrati sono relamente accaduti in Sicilia” e quei morti erano uomini in carne e ossa. Storie vere dunque, come quella del giudice Livatino, anche lui tra le pagine del libro. Il magistrato che in quegli anni aveva intuito la pericolosità e la violenza della nuova organizzazione decisa a controllare “lo spaccio di droga e gli appalti tra le province d Agrigento, Calatanissetta e Ragusa. (..) Un'organizzazione più determinata e spietata”. Fu così che morì il giudice ragazzino, “crepò in mezzo alla sciara, con la faccia affondata nella terra secca della campagna, accanto alla superstrada che da Agrigento porta a Caltanissetta”.

La lettura del libro si svolge in un alternarsi sapiente tra episodi di violenza cruda e senza precedenti di quegli anni, scandita dai ritmi incalzanti di un periodare breve, ai flash back che descrivono la nascita e la struttura della Stidda. In un calo di tensione emotiva, ma non di violenza e angoscia latente che permane in tutte le pagine. Una capacità descrittiva sopraffine dell'autore merito, forse, dei suoi trascorsi di cronista di nera e giudiziaria in Sicilia.

E quando si chiede all'autore se non c'è un certo gusto del macabro in quelle descrizioni così minuziose, Ardica risponde subito per spazzare via qualsiasi fraintendimento “no, la mia è stata semplicemente una scelta, quella di rendere più credibile il racconto, perché si tratta di una storia verissima. Così come la decisione di far parlare in prima persona uno dei protagonisti”.

La fine dell'organizzazione, della Stidda di Gela, iniziò dopo i primi arrestati dei boss e dei ragazzini e in seguito i primi colloqui con i magistrati. La cosca fu cancellata solo dopo le dichiarazioni dei primi pentiti, e "dal lavoro dei giudici che dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio avevano fatto piazza pulita anche nella zona" (come si legge nel libro – ndr).


Autore : Redazione Corriere
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