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Corriere di Gela | Sessant’anni fa lo sbarco degli Americani
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notizia del 06/07/2003 messa in rete alle 21:59:01
Sessant’anni fa lo sbarco degli Americani

Qualcuno si era sentito “bacchettato” dal Corriere nel numero scorso, quando per primi abbiamo sollevato il timore che anche stavolta (come lo scorso anno) lo sbarco alleato del 10 luglio 1943 potesse passare sotto silenzio.
Abbiamo soltanto ricordato che almeno il 60° anniversario si doveva ricordare in forma solenne. Non avevamo avuto ancora notizia dei gran preparativi che l’assessore comunale all’Istruzione, Università e Ricerca, preside Luciano Vullo, stava facendo. L’evento era alle porte (non sono ancora pronti neppure i manifesti) ed era legittimo da parte nostra preoccuparci per i tanti lettori che ci avevano sollecitato di sollecitare le istituzioni.
La conferenza stampa si é tenuta giovedì mattina, in Municipio. L’ha seguita per noi Lorena Scimé, che ci ha riferito della bontà (e della solennità) che finalmente si é voluta dare alla commemorazione, che tanto piacere avrebbe fatto al compianto prof. Nunzio Vicino, autore di alcune pubblicazioni sull’evento, da cui abbiamo tratto le foto con cui abbiamo corredato gli articoli.
A corto di fondi per questione di bilancio (lo strumento finanziario non é stato ancora approvato), Luciano Vullo ha bussato alle porte di alcuni sponsor, cui va il merito di aver reso possibile lo svolgersi di una dignitosa manifestazione. Per tutti citiamo il contributo della Raffineria di Gela, che appronterà cinquecento pasti per gli invitati presso la mensa aziendale.
Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il maresciallo della Capitaneria di Porto Salvatore Orama e il presidente della sezione gelese dell’Associazione nazionale Marinai d’Italia Salvatore Cassarino.
La commemorazione del 10 luglio 1943 si articolerà in due giornate, il 10 e il 12, con una finestra storico-culturale. I professori universitari Giuseppe Barone e Rosario Mangiameli, Maria Luisa Angioni direttrice dell’Associazione culturale "Storia e Memoria" di Roma, con il Comandante americano della Base Nato di Sigonella, Thimoty Davison, i sindaci di Gela e Butera (Crocetta e Scichilone) e il presidente della Provincia, Filippo Collura, animeranno una tavola rotonda al Castello di Falconara.
Rinnoviamo infine la proposta suggeritaci dal pensionato gelese Gaetano Collodoro, 76 anni, di intitolare lo spiazzo davanti al pontile sbarcatoio al 10 luglio 1943.

Il Programma delle manifestazioni.
10 luglio ore 9,30: concentramento in piazza S. Francesco di automezzi della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, della Guardia Costiera. Gli automezzi faranno da staffetta ai mezzi automobilistici che trasporteranno autorità civili, militari e religiose che andranno a depositare corone d’alloro a: Dirillo, a Castelluccio e al Porto, da dove una motovedetta della Guardia Costiera si porterà al largo per fare lanciare dal Sindaco una corona di fiori.
Ore 18.00: Inaugurazione all’Oasi Club di una mostra iconografica e di una mostra di pittura con cocktail.
12 luglio ore 9,30: raduno in Piazza San Francesco di automezzi militari e vigili del fuoco; i ragazzi dei Grest con i loro colori; i delegati regionali dell’Associazione Nazionale dei Marinai d’Italia, autorità civili militari e religiose a piedi con corteo di cittadini che sfileranno attraverso Via Colombo. Usciranno all’altezza della ex Centrale Elettrica, attraverseranno il Lungomare Federico II e arriveranno al porto. Qui verranno accolti da un plotone d'onore che verrà passato in rassegna da un altissimo ufficiale del Ministero della Difesa. Saranno presenti, evidentemente, le autorità a livello provinciale.Sarà anche presente il Comandante Thimoty Dowson a rappresentare la base americana di Sigonella. Sarà presente la rappresentanza della Divisione Livorno.
ore 13.00: Pranzo dei delegati e delle Autorità presso la mensa aziendale della Raffineria di Gela Spa offerto dalla direzione. Il pranzo sarà allietato da un gruppo folkloristico.
Ore 19.00 al Castello di Falconara: Tavola rotonda con i Sindaci di Gela e Butera, i proff. Barone e Mangiameli dell’Università di Catania, la Dott.ssa Maria Luisa Angioni direttrice dell’Associazione culturale "Storia e Memoria" di Roma e con il Comandante della base americana di Sigonella. Seguirà cocktail offerto dal Comune di Butera.

Una pagina di storia
L’articolo che segue é stato scritto dal dott. Raffaele Cristani, all’epoca sottotenente di batteria, oggi coordinatore del Gruppo Superstiti Divisione “Livorno”. L’articolo é stato pubblicato su “Tradizioni Militari”, organo ufficiale dell’Associazione Ufficiali Anupsa, nel numero 1 del gennaio 2003. E’ il ricordo di un testimone attivo di quei giorni di grande tensione. Ce lo ha segnalato l’ing. Giangiacomo Russotto, che ringraziamo. Abbiamo voluto proporlo ai lettori del nostro giornale, in occasione del 60° anniversario dello sbarco sulle nostre coste degli alleati del 10 luglio del 1943

Nelle prime ore del 10 luglio 1943, con lo sbarco delle truppe anglo americane lungo le coste di Gela, aveva inizio con il dramma del Paese invaso, quello della Divisione di Fanteria “Livorno”, una delle numerose Unità italiane che ben meritano il ricordo e la commemorazione, indipendentemente dalla qualità degli eventi bellici che Le investirono.
A contrastare gli sbarchi nell’Isola furono destinate, sotto il comando dell’8ª Armata, comprendente il XII ed il XVI Corpo d’Armata, quattro Divisioni di Fanteria (Aosta, Assietta, Livorno e Napoli), cinque Divisioni ed una Brigata costiere oltre a due reggimenti e tre battaglioni bersaglieri un raggruppamento di artiglieria su sei gruppi e cinque altri gruppi di artiglieria di vario calibro, 220 batterie contraeree di vario calibro, sette compagnie motociclisti e motomitraglieri, un raggruppamento e quattro battaglioni carri o semoventi con un centinaio di carri, tre battaglioni controcarri quali unità di rinforzo distribuite in otto gruppi mobili ed otto gruppi tattici.
Tutti con i relativi infaticabili e provatissimi autoreparti.
Alla difesa presero parte attiva tre divisioni tedesche (Goering e Sizilien con 165 carri cui si aggiunsero, nella fase finale del contenimento, la 29ª divisione corazzata granatieri e due reggimenti di paracadutisti).
Le tre principali piazze marittime (Messina-Reggio Calabria; Augusta-Siracusa; Trapani) erano munite di unità dell’esercito, con batterie antinave ed antiaeree sotto il comando militare autonomo della Marina di Sicilia.
Tutte le unità citate concorsero con maggiore o minore impegno a contrastare l’avanzata delle preponderanti forze alleate, appoggiate sul campo da potenti ed incontrastate artiglierie navali e dal continuo, massiccio intervento aereo, a fronte del quale si levarono alcune gloriose squadriglie di caccia, di assaltatori, di bombardieri e di aerosiluranti italiani e tedeschi.
Su tutti emerse, per impegno, disciplina e spirito di sacrificio la Divisione “Livorno” con i 33° e 34° Reggimenti Fanteria, il 28° Reggimento Artiglieria Pdf e con le unità di rinforzo ed appoggio ad essa operativamente assegnate, a partire da un contrattacco che secondo qualche critico militare, non avrebbe dovuto essere nemmeno tentato ma di cui lo storico Hugh Pond nel suo “Sicilia!” (Longanesi, 1964) addirittura scrive:

“…se l’attacco della Livorno fosse stato effettuato la sera del 10 e anche la Divisione H. Goering avesse attaccato non appena ricevuti gli ordini, il 10 luglio è quasi certo che le forze italo-tedesche insieme avrebbero ricacciato in mare gli americani…”
Nella ricorrenza i superstiti di allora, ridotti ormai ad uno sparuto manipolo, intendono richiamare ancora una volta la doverosa attenzione su questa parte di storia patria che rimane in ombra perché scomoda e quindi priva di sostegno politico, ma non meno nobile e gloriosa.
Nel 1942 la “Livorno”, la cui origine come Brigata risale al 1859, reduce dal Fronte occidentale, caduta prima l’ipotesi di una sua destinazione in Russia poi quella d’impiego come Unità d’assalto a Malta ed infine in Africa settentrionale, venne inviata in Sici-lia alla fine del 1942 e posta alle dipendenze dell’8ª Armata (Generale Guzzoni) come Riserva d’Armata fra Caltanissetta e Butera, orientata ad intervenire contro sbarchi nella cuspide meridionale dell’Isola.
Nel complesso quadro degli avvenimenti seguiti allo sbarco alleato partendo dall’e-stremità meridionale della Sicilia, sbarco che, preceduto da bombardamenti a tappeto come quello su Caltanissetta il giorno precedente e dal disastroso lancio di 5.000 paracadutisti americani ed inglesi, ebbe inizio alle 02,10 del 10 luglio 1943, saranno ricordate in particolare le azioni della “Livorno”. Le truppe di assalto della 7ª Armata americana del generale Patton investirono la costa ad est ed ovest di Gela con tre nutrite colonne articolate in dieci contingenti di attacco, fra le 02,45 e 05,00 del 10 a Licata, Gela e Scoglitti.
Questo settore era presidiato dalla XVIII Brigata Costiera che reagì prontamente con le sue difese fisse e mobili. La “Livorno” ebbe il suo battesimo del fuoco in Sicilia nei pressi di Butera e partecipò alla controffensiva locale del XVI Corpo d’Armata; questa offensiva fu bloccata alla periferia di Gela dall’intenso fuoco di mortai e pezzi controcarro per cui dovette ripiegare sulle posizioni di partenza ove era giunta nel frattempo una vanguardia della divisione H. Goering che era in avvicinamento. Nè era pronta la Divisione Corazzata tedesca “Sizilien” che aveva avuto il mattino del 10 l’ordine di avanzare dal Comando 6ª Armata, ma giungeva nella zona di Gela solo il 12, a battaglia terminata.

Alle 13,45 del 10 il Comando Forze Armate Sicilia ordinò che l’intera divisione “Livorno” passasse alle dipendenze del XVI Corpo d’Armata, creando per il giorno successivo con la “Goering”, al momento ancora in fase di completamento, una potente forza d’urto.
Già nella serata del 10 la “Livorno” sarebbe stata in condizione di contrattaccare, avendo i due terzi del suo organico oltre Butera. Alle 05,00 dell’11 luglio tutte le truppe della “Livorno”, ad eccezione del II/34° ritardato da un attacco aereo con perdite di uomini e mezzi, erano schierate sulle basi di partenza.
Gli ordini del Comando d’Armata, consapevole del ritardo della “Goering”, furono che nella giornata dell’11:
– il XVI Comando d’Armata agisse con la divisione Napoli ed il Gruppo tedesco “Schmalz” verso Siracusa;
– il XII Comando d’Armata con le Divisioni “Livorno “ e “Goering” contrattaccassero con obiettivo Gela;
– la 207ª Divisione costiera integrata da gruppi mobili e tattici contrattaccasse con obiettivo Licata. L’insistente richiesta di forte appoggio ae-reo e navale e di rinforzi controcarro diretta al Comando Supremo, tramite lo Smre non potè essere accolta che in minima parte dal due Aeronautiche ormai a corto di aerei ed equipaggi mentre la nostra Flotta navale da battaglia rimaneva ferma nella Base di La Spezia, limitando la sua iniziativa a qualche sommergibile (di cui almeno quattro andarono perduti nei primi tre giorni dello sbarco alleato), a qualche squadriglia di motosiluranti con azione condizionata alle ore notturne ed alle difese delle tre citate piazze marittime.
Il contrattacco della colonna di sinistra della “Livorno” e della colonna costiera della “Goering” con i primi carri, ebbe inizio fra le ore 6 e 6,30 del giorno 11, mancando purtroppo il coordinamento fra le due unità.
Esso fu contrastato da unità Rangers e Fanteria statunitensi ancora privi di supporto corazzato e controcarro.

Alle 08,30 tutte le resistenze delle prime linee americane erano state travolte, quando l’incrociatore americano “Savannah” aprì il fuoco dei suoi 15 cannoni da 152/50 ed 8 da 127/51 prima contro i carri tedeschi in avvicinamento, poi contro le truppe della “Livorno”, che avanzavano in zona scoperta e priva di ripari. Alle 09,27 il suo fuoco investì il III/34°, mentre entravano in azione anche i cannoni di un secondo incrociatore americano, il “Boise” e quelli di tre caccia torpediniere (“Glennon”, “Laub” e “Cowie”). Fu un massacro ma il III/34° superò anche la seconda linea di resistenza americana verso le 11,00 prima di doversi fermare. Ai suoi resti perverrà l’ordine di ripiegamento solo alla mezzanotte dell’11.
Alle 07,30 il generale Chirieleison, dopo aver atteso invano per un’ora, benchè collegato, notizie dalla “Goering”, ordinò l’attacco della Divisione, ma il III/34° come si è visto era già in azione, non avendo ricevuto contrordini.
Si mossero allora la colonna centrale e quella fiancheggiante della “Livorno”.
Entrambe le colonne incontrarono la violenta reazione delle artiglierie alleate, tuttavia quella di destra superò, verso le 11,00 la linea di resistenza giungendo alla periferia di Gela ma con la perdita di oltre due terzi degli effettivi, mentre la colonna fiancheggiante del II/33°, giunta anch’essa alla periferia di Gela, si trovò bloccata, in avanzata, da un attacco di carri armati provenienti dallo sbarco di Licata.
E’ stato autorevolmente riferito che in quell’ora il generale Patton avrebbe diramato in chiaro, via radio, alla sua 1ª Divisione un preavviso di reimbarco. Anche se la circostanza specifica è stata smentita dagli alleati, la viva preoccupazione del generale a questo punto della battaglia è confermata da tutte le fonti.
Per sua buona sorte tuttavia il violento e continuo tiro navale conseguiva il suo effetto e le sue forze schierate avevano raggiunto un potenziale nettamente superiore a quello delle nostre. Le sorti della battaglia si capovolgevano ed anche le colonne della Didisione “Goering” venivano bloccate e costrette al ritiro.
Fra le ore 12,00 e le 13,00 truppe motocorazzate alleate provenienti da Licata attaccarono la colonna di destra della “Livorno” accerchiandola. Lo scontro si protrasse fino a notte inoltrata, fino all’annientamento ed alla resa dei pochi superstiti.

Alle 14,00 dell’11 luglio 1943, constatato l’annietamento di tutte le compagnie avanzate, il logoramento e quindi l’impossibilità di proseguire il contrattacco con le insufficienti forze rimaste, il Comando della Divisione ordinava un graduale ripiegamento sulle alture dominanti la piana di Gela, affidando la protezione al provato II/33° ed ai resti del III/34°, quindi al III/33° ed al II/34°. Il II/33°, respingeva le puntate esplosive ne-miche e ripiegava, nella notte sul 12 verso Butera. Il III/34° era sacrificato nella difesa di Monte Castelluccio.
Il III/33° ed il I/34° sui monti Lapa e Zai sbarravano la rotabile Gela-Butera. Nel tardo pomeriggio fatti oggetto di cannonegiamento navale, ricevevano l’ordine di ripiegare lasciando sul posto l’11ª Compagnia del III/34° che resistette all’uragano di fuoco ed agli attacchi di blindati con lanciafiamme fino alle 11 del giorno 12, poi dovette capitolare.
Nella diversa sorte ebbero, quell’11 luglio i tre contrattacchi su Licata del XII Corpo d’Armata con la 207ª divisione costiera fortemente rinforzata anche da truppe tedesche con carri, da altre unità semoventi e di artiglieria, da un Btg autotrasportato della Divisione “Assietta” e dalla finale partecipazione di un Reggimento granatieri della “Sizilien”, contrattacchi che si conclusero con un ripiegamento a nord di Canicattì verso le 23 dello stesso giorno.
Anche la resistenza della 206ª Divisione costiera sulla cuspide sud orientale dell’isola cessò nella stessa notte dell’11 luglio. Nonostante le forti perdite, la “Livorno” esisteva ancora, pur ridotta al III/33°, ai II e III/34° ed a poche unità degli altri Battaglioni.
Anche il 28° Reggimento Artiglieria nella sua intensa azione di appoggio alle Fanterie aveva subito perdite dalla controbatteria navale ma era ancora operativo. Da questa fase della battaglia le batterie dei suoi quattro gruppi da 75/18 e 100/17 agiranno in prima linea con le fanterie e le armi di accompagnamento per contrastare l’avanzata dei mezzi corazzati.
Il 13 luglio un Reggimento di formazione della “Livorno” subisce, in zona Butera un tentativo di avvolgimento, violente azioni di caccia bombardieri e concentramenti di artiglieria terrestre e navale.
Il 14 luglio un gruppo tattico della “Livorno” viene schierato a Bivio Gigliotto, un sughereto fra San Michele di Ganzaria e Mazzarino con funzioni di posto scoglio a protezione del ripiegamento della divisione Goering. Il Gruppo tattico subisce forti perdite ma assolve il suo compito. Nella serata del 15 luglio il posto scoglio è tolto. Sempre il 14 luglio i superstiti del II/33° (Tenente colonnello Mastrangeli) ritirati da Butera, nel ripiegare su Mazzarino costituiscono caposaldi a Bellia e Dittaino per ritardare la nutrita ed incalzante avanzata delle quattro Divisioni americane che erano sbarcate fra Licata e Scoglitti.

Nella notta sul 16 luglio i resti della “Livorno” si schierano fra Valguarnera e Raddusa con quattro gruppi tattici composti da elementi del 33° e 34° fanteria e dal 28° Artiglieria, mentre la Goering è schierata alla sua sinistra fra Raddusa e il Dittaino, affluente del Simeto. Nella notte sul 19 luglio a Portella Grado il III/33° sostiene per cinque ore l’urto avversario fino al suo annientamento. Il 33° Reggimento rimane con una sola Compagnia di formazione mentr il 34° con una parte del II Battaglione ripiega su Solfara Campana.
Tutte queste unità passano alle dipendenze operative del XIV Corpo d’armata corazzato tedesco. Sono giornate roventi anche a Roma. Il 19 luglio un Mussiolini cupo, silenzioso ed umiliato subisce il lungo e polemico monologo di Hitler a Feltre mentre Roma è bombardata da 149 fortezze volanti e 249 bimotori. Quando Mussolini, su pressioni militari, si convince di dover scrivere ad Hitler di non essere più in grado di assolvere i doveri dell’alleanza è troppo tardi. La sua caduta avverrà quel 25 luglio
La “Livorno” è citata nel nostro Bollettino di guerra n. 1150 del 19 luglio.
Le sue residue Unità inquadrate in gruppi tattici seguitano ad operare con le Unità tedesche e si distinguono nei combattimenti del 21 e 22 luglio per la conquista di Assoro.
Gli ultimi reparti della “Livorno” impegnati in azione con la divisione Goering resistono fino al 6 agosto 1943.
La “Livorno” ha finito la sua Campagna siciliana. Ai suoi superstiti non rimane che affrontare ordinatamente l’ultimo calvario dei ripetuti attraversamenti di Messina sotto le bombe ed i mitragliamenti aerei per raggiungere entro il 17 agosto le gremite e tumultuanti spiagge d’imbarco a nord della città.
Rientrano in continente, diretti ai depositi di Cuneo e Fossano, circa 4 mila uomioni sui 14 mila dell’organico divisionale.
Alle bandiere dei tre Reggimenti fu conferita la medaglia d’argento al valore militare sulle iniziali, ripetute proposte auree del Comando dell’8ª Armata.
Gli uomini della “Livorno’” furono decorati con non meno di 180 medaglie al valore militare di cui tre Medaglie d’oro alla memoria, encomi solenni e promozioni per merito di guerra.
Tra morti, feriti, dispersi in azione e prigionieri, la “Livorno” aveva perduto nella Campagna 214 ufficiali e non meno di 7 mila tra sottouffiali e truppa sui 14 mila del suo organico integrato, mantenendo fino all’ultimo e magrado tutto disciplina e spirito di sacrificio.
Raffaele Cristani
(All’epoca S. Ten. di Batteria da 100/17 del II Gr./28° Art)


Autore : Redazione Corriere
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