 |
notizia del 18/02/2004 messa in rete alle 21:49:13
Del Rinascimento di Gela
E’ bello avere un paese, vivere la città. Lo diceva Norberto Bobbio. Se ne intendeva il filosofo di Stato e di Costituzione.
Il paese non è un caotico ammasso di case, la somma di tanti individui della specie umana. Un sistema di relazioni, invece, con tante variabili, tante geometrie, tante possibili grammatiche. Relazioni, tuttavia, che costituiscono atti comunicativi, in verticale, in orizzontale, autoritari, democratici, unidirezionali, pluridirezionali.
Neanche un semplice mercato. Luogo delle merci, della domanda e dell’offerta, del chiasso, della competitività anche sfrenata, del dare e del prendere che esclude chi non ha voce e muscoli per l’esercizio della forza, della violenza.
Il paese accoglie, cura, alleva, educa. Col cervello, col cuore, con la tradizione, lo studio, la ricerca, il pensiero libero. E ci è caro perché ci appartiene anche nella sua fisicità distrutta, nei cocci ritrovati, all’alba, con le luci. Oggi oltre il cortile, per nuove strade da sperimentare, da inventare, da costruire, da collocare per collocarci nel mondo. Per sentirci ‘Rinati’.
Ce ne vuole. Non solo tappando buche. Anche affrontando il quotidiano quale emerge. Cercando aiuti, collaborazioni. Si dice delle ‘sinergie’. Con la conoscenza, intanto, perché diventi cultura. Conoscenza che ‘coltiva’ uomini che sappiano agire nella relazione, negli spazi orizzontali e anche verticali, comunicando, avendo cura di sé e degli altri. Nella consapevolezza che senza gli ‘altri’ non esiste il cittadino libero, che è libero grazie alla libertà di tutti, condivisa, saputa.
La relazione solidale. Non semplice assistenza. Chè siamo tutti diversi e diversamente in movimento.
C’erano tante certezze che creavano legature tra gli uomini-cittadini. La fede, l’appartenenza civica, il lavoro. Ora si muove tutto. Anche la città si muove sui cristalli liquidi. Servono nuove appartenenze. Universali, fortemente solidali. Che valorizzino i singoli nella relazione con gli altri nella nuova città, nel nuovo paese non più semplice campanile.
Rinascere è rifondare. Rinascimento gelese è rifondare la relazione dei gelesi tra loro e col mondo. Portando con sé la memoria, ché senza memoria non c’è radicamento. E aprendosi al mondo col lavoro e oltre il lavoro. Chè il lavoro non lega più come una volta. Spesso esclude. Deprime chi non ce l’ha, emargina chi lo perde, uccide chi ne esce definitivamente. Tutti hanno diritto alla pari dignità. La città si rifonda adoperandosi a far vivere la pari dignità a tutti. Creando e ricreando. Impegnando le fantasie e le intelligenze. Che ci sono. Forse anche tante. Dico a Gela.
Autore : Luciano Vullo
» Altri articoli di Luciano Vullo
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|