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Corriere di Gela | A Silvana Grasso e Salvatore Scalia il premio letterario “Città di Aci Sant’Antonio”
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notizia del 19/06/2006 messa in rete alle 21:41:00

A Silvana Grasso e Salvatore Scalia il premio letterario “Città di Aci Sant’Antonio”

La scrittrice Silvana Grasso (nella foto con Angela Grasso, Margherita Spampinato, Salvatore Scalia, Sarah Zappulla Muscarà) domenica scorsa, 11 giugno, è stata insignita ad Aci Sant’Antonio dell’omonimo premio letterario, quest’anno alla prima edizione, per il suo ultimo romanzo Disìo, edito da Rizzoli, organizzato dal coordinamento provinciale e regionale Donne Acli Sicilia, in collaborazione con il comune di Aci Sant’Antonio, il dipartimento di Filologia Moderna Università degli studi Catania, il comune di Giarre (città natale della scrittrice), l’istituto di storia dello spettacolo siciliano.
Oltre alla Grasso, il premio è stato assegnato a Salvatore Scalia, giornalista e scrittore per il romanzo “La punizione”, edito da Marsilio. La cerimonia di consegna si è svolta nella sala Pluriuso di Palazzo Cantarella, gremita di gente.
La giuria che ha decretato i vincitori era costituita da Angela Grasso, coordinatrice regionale Donne Acli, Alfredo Pulvirenti, sindaco di Aci Sant’Antonio, Margherita Spampinato, direttore del dipartimento di Filologia Moderna, università di Catania, Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di letteratura italiana, università di Catania, facoltà di lettere e filosofia.
Sono intervenuti Teresa Sodano, sindaco di Giarre, nonchè amica d’infanzia della scrittrice, Tony Ferrara, assessore alla cultura e vice sindaco del comune di Aci Sant’Antonio. Presente tra gli altri, il rettore della Facoltà di lettere e Filosofia di Catania, Ferdinando Latteri.
Ai due scrittori, Saraha Zappulla Muscarà ha chiesto come sia nato il loro romanzo, la loro scrittura. “La mia scrittura, la mia parola – ha detto la Grasso – non sono il frutto di esercizio, di introspezione, ma di una grande solitudine. Guardo alla parola con ferocia; scegliere ogni parola è una lotta continua, e quindi non posso sbagliare la parola. Mi ricorda l’infanzia che ho trascorso a Giarre, mia città natale, che in realtà non ho mai vissuto, in quanto non sono mai stata bambina. Ho deciso che tra un anno lascerò Gela, città in cui attualmente vivo per far ritorno a Giarre, alla ricerca di un vuoto che non mi uccida. Sto attraversando un periodo di forte disagio, di malessere, anche psichico, da cui voglio allontanarmi”.
“Con il mio romanzo – ha detto Salvatore Scalia – nato da un fatto di cronaca di cui tutti erano a conoscenza, ho inteso dare testimonianza di un disagio sociale e colmare un mio disagio morale. Nel 1976 quando furono uccisi quattro ragazzini, su ordine del capo mafia Santapaola, tutti sapevano a Catania, ma tutti hanno voluto coprire un fatto così atroce. La mafia è stata mitizzata, nel suo falso codice d’onore. Essa segue invece solo le regole del guadagno, una logica spietata. Da allora purtoppo nulla è cambiato perchè continuiamo ad occuparci troppo spesso di bambini uccisi. Dando alle stampe questo romanzo ho voluto fare autocoscienza”.
Sarah Muscarà a proposito dello stile degli scrittori ha detto che è frutto di una lingua personale, nato dall’esigenza di abbandonare l’eloquenza, alla ricerca di parole nuove. “I due scrittori affondano le unghie nella realtà, perchè amano troppo la Sicilia”, ha poi così concluso. La motivazione della giuria, (riportiamo a seguire quella relativa a Silvana Grasso), è stata infatti centrata molto sull’inventività della lingua e dello stile.
Dopo gli interventi, Giuseppe Caruso e Maria Di Giovanni hanno letto alcune tra le pagine più significative tratte dai due romanzi, con l’accompagnamento musicale di Salverico Cutuli.

Cinzia Sciagura

La motivazione della giuria
“Scrittrice perturbante, di singolare ricchezza, di profonda cultura classica, erede della più illustre tradizione isolana, nata sotto lo zoccolo del vulcano, Silvana Grasso s’impone nel panorama non soltanto nazionale per l’incandescenza magmatica della scrittura e per l’inesauribile invenzione lessicale attraverso cui approda, con sconvolgente visionarietà, alla rivelazione degli aspetti più arcani e miticamente universali della Sicilia. Nei suoi romanzi, apparsi a partire dai primi anni novanta – Nebbie di ddraunara, Il Bastardo di Mautana, Ninna nanna del lupo, L’albero di Giuda, La pupa di zucchero, Disio (che sta riscuotendo prestigiosi riconoscimenti quale il premnio Grinzane-Cavour), un posto a parte merita, per la sua diversità il gustosissimo libretto giocosamente autobiografico 7 uomini 7. Peripezie di una vedova – Silvana Grasso disvela luci ed ombre di una Sicilia archetipica, ancestrale, celebrando un’isolanità che diviene condizione imprenscindibile dell’anima, metafora della solitudine esistenziale, cifra plebea e aristocratica di una sempre più rara epifania dello spirito.
Per la forte inventività della lingua, per la pregnante ricercatezza del lessico, per la perizia narrativa mediante cui la scrittrice siciliana plasma una terra roboante di luci e ombre, colori e sapori, di atiche, calde passioni, la scrittura di Silvana Grasso, tramata dalle vertiginose evoluzioni e dai sorprendenti chiaroscuri del barocco, tra prosa e versi, è perenne creazione e conquista di uno stile tutto proprio. Nel romanzo Disio (Rizzoli), la cui protagonista Memi Santelìa, in perenne, tormentosa ansia di metamorfosi, invano ricorre ad una pelle diversa mediante il nuovo nome della ninfa Ciane, s’accampa una Sicilia che “lampìa come per fotogrammi linguistici”, mafiosa, corrotta, putrescente, eppure fascinosa, moderna “fabula” che è feroce denunzia di una tormentata realtà politico-economico-sociale sull’onda di una sinfonia dai ritmi da tragedia greca”.


Autore : Redazione Corriere
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