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notizia del 20/07/2003 messa in rete alle 21:35:29
10 luglio, verso l’Europa Democratica
Scadenza sessantennale. Occorre celebrare alla grande il 10 luglio, lo sbarco degli americani. E’ giusto. Me lo chiedono in tanti. Offrono la loro collaborazione i marinai della sezione Anmi di Gela, il Circolo Culturale S. Aldisio. Mi arriva una telefonata da Sanremo. E’ il Ten. Colonnello Raffaele Cristani. Una e-mail della Dott.ssa Maria Laura Angioni mi annuncia il programma dell’associazione culturale da lei presieduta che si concluderà a Cefalonia. Lo vuole il Sindaco Veltroni. C’è un programma patrocinato dal Presidente Ciampi al quale manderemo 25 giovani gelesi.
Confermo quello che pensavo: è giusto ed è anche importante!
Mi metto al lavoro e non trascuro i contatti con la base americana di Sigonella oltre che con due studiosi di storia la cui serietà conosco da molto tempo: Giuseppe Barone e Rosario Mangiameli.
Voglio sfuggire ai trionfalismi e alla retorica. La consultazione degli storici mi avrebbe aiutato.
Penso: il ricordo dello sbarco a Gela sino ad ora è stato letto in un contesto di divisione del mondo in due grandi blocchi e di guerra fredda. Gela ci ha rimesso.
Perché?
A Gela operò durante il ventennio fascista un personaggio importante che aveva contatti col mondo degli esiliati in America. Salvatore Aldisio aveva rapporti con Don Luigi Sturzo, che non era un semplice povero emigrato. Aldisio svolse un ruolo durante la fase preparatoria dello sbarco? La domanda dovrà avere una risposta attentamente documentata. A livello popolare, però, a Gela circolava l’opinione di un Aldisio traditore che avrebbe indicato alle truppe di sbarco una zona di spiaggia non minata attraverso la quale gli americani sarebbero passati per risalire la collina da quella che sarà chiamata Via Matteotti, “a cchianata u bastiuni”, one way. Poco si tramandò ai giovani dei combattimenti in città. Alcuni storici locali ricordarono eroici episodi di Porta Marina, della Piazza Madrice. Non furono descritte nella loro drammaticità le battaglie di campagna e di collina. Molto si ricordò del rifugio delle famiglie gelesi nelle masserie, vere migrazioni di popolo.
Rimossa la guerra, emerse in primo piano la questione sociale. Essa vide protagonisti i socialcomunisti. Aldisio e la Democrazia Cristiana divennero governo nazionale. Ci furono scontri e non si dimenticò il nome di Scelba da parte dei braccianti agricoli soprattutto e della polizia che sparava sui lavoratori in lotta. C’era povertà a Gela! Insieme alla povertà, schematismi e divisioni. “Pane e lavoro”gridavano i “rossi” guidati idealmente da Stalin, Togliatti e dai dirigenti locali del “Fronte del Popolo” che insegnarono a festeggiare il 25 Aprile e la guerra antifascista dei Partigiani.. Repressione dall’altra parte: ministero degli Interni, governo locale, agrari e “massari” che ripetevano che durante il fascismo “si poteva dormire con le porte aperte”! Tutti accomunati nel giudizio che alcuni “traditori” avevano favorito lo sbarco degli americani a Gela.
Sostiene il prof. Giuseppe Barone, nel corso della conferenza al Castello di Falconara che sono ormai da considerare “spazzatura” le ipotesi storiografiche sostenitrici della tesi secondo la quale lo sbarco degli americani in Sicilia fu sostenuto dai separatisti o dai mafiosi. Singoli episodi non possono offuscare l’imponenza dello schieramento di una grandissima potenza politica, economica e militare che ha investito tutto quello che c’era da investire in termini di alleanze e di strategie per l’abbattimento del fascismo e del nazismo. Facendo anche ricorso ai tantissimi siculo-americani che tornarono utili per comunicare in termini linguistici e culturali con i siciliani e per la conoscenza del territorio.
La questione sociale offuscò l’importanza dell’evento storico.
Oggi, dopo circa vent’anni di attenti studi, è il momento di guardare più laicamente e di valutare adeguatamente la portata dell’evento.
E’, in buona sostanza, cominciato da Gela il 10 luglio il cammino della democrazia europea che non è un semplice processo evolutivo verso la libertà come ebbe a sostenere Benedetto Croce. Descrivendo la storia d’Europa come un progressivo, lineare e inarrestabile cammino dello Spirito verso livelli più elevati di Libertà. Egli giudicò il fascismo come un incidente di percorso dello Spirito, della Storia, una ‘parentesi’, cui era seguita la ripresa con la caduta del regime.
Con tutto il massimo rispetto nei confronti del grandissimo filosofo mi sembra poco adeguato descrivere il fascismo in termini di incidente della Storia!… Caduto il fascismo e il nazismo in realtà gli Stati europei cominciano, non senza difficoltà e contraddizioni tuttora aperte, il difficile percorso nient’affatto inarrestabile verso la Democrazia e la liberazione di ogni forma di totalitarismo.
Gli organizzatori, cui va il mio sentito ringraziamento, confortati da eminenti studiosi, abbiamo voluto leggere in questi termini la data del 10 luglio ’43.
Con volontà consapevole abbiamo voluto che la manifestazione non si trasformasse in un momento di immeritata autocelebrazione. Abbiamo con molta mestizia messo assieme fiori di tutti i colori, intelligenze e sensibilità diverse, anziani e bambini, Divisione Livorno e americani, marinai e tutori dell’ordine, storici e testimoni per raccontare la guerra, le sofferenze, i morti, i lutti, la gioia e l’orgoglio di vivere nella democrazia e nella pace, desiderosi di crescere nella democrazia e di diffondere la pace nella città e nel mondo.
Una lezione vissuta da tanti, con tanti e per tanti.
Io spero che il messaggio sia arrivato.
E spero che il 10 luglio di ogni anno dovrà ricordare la pace di Gela del 424 a.C. per essere un monito duraturo per “i sicelioti”, oltre il racconto bellissimo di Tucidide.
Autore : Luciano Vullo
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