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Corriere di Gela | Nostra intervista al «padre» delle Vespertine, arch. Emanuele Tuccio
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notizia del 11/06/2012 messa in rete alle 21:28:13

Nostra intervista al «padre» delle Vespertine, arch. Emanuele Tuccio

Per un mese non si è parlato d’altro e già questo dimostra la popolarità dell’iniziativa. Che poi qualcuno abbia colto qualche aspetto di criticità, ci può stare anche questo. Anzi, ben vengano le osservazioni, perchè così si potrà contare su una più ampia condivisione. Ma cosa sono Le Vespertine. A fatica, siamo riusciti a strappare una breve intervista all’arch. Emanuele Tuccio, ideatore del progetto.

«Le Vespertine è una manifestazione unica nel panorama degli eventi culturali e musicali in Italia. Questa circostanza, da sola dovrebbe costituire motivo di orgoglio per la città che l’ha ospitata, considerata tra l’altro la qualità della proposta. E’ una manifestazione che ha messo in discussione i soliti luoghi comuni sulla città di Gela che fa notizia, perchè è quello che ci si aspetta da questo luogo, per eventi di mafia, disastri ambientali, degrado urbano».

– Com’è nata l’idea?

«Dall’osservazione di un evento naturale di cui non abbiamo alcun merito : il sole che tramonta in asse sul principale asse viario della città nel mese di maggio . Per tale ragione Gela ed il suo centro storico erano i luoghi più adeguati, se non unici, per ospitare l’evento. Abbiamo messo assieme alcuni ingredienti (il sole al tramonto, la musica, la parte antica della città) ed abbiamo costruito l’evento che si è protratto per ogni sera del mese di maggio in uno scenario urbano rinnovato e reso accogliente con l’allestimento di tappeti, banner, fioriere ed una illuminazione con luce bianca in sostituzione della spettrale luce arancione».

– Qualcuno l’ha ritenuta dispersiva, ogni sera per 31 giorni.

«La reiterazione dell’evento ogni giorno e per un mese, ad alcuni è sembrata alquanto impegnativa proponendo in alternativa l’allestimento dei concerti soltanto nei giorni di fine settimana . Ne possiamo parlare. Ritengo che la scelta che abbiamo fatto sia comunque, in questo momento ed in queste condizioni, quella più corretta. Occorreva, a mio parere, costruire un’abitudine e questo si può ottenere con la persistenza nel tempo dell’evento».

– Come risponde alle osservazioni che sono state mosse, talune anche legittime?

«Si poteva fare così piuttosto che in altro modo. E’ stata una frase che mi è stata ripetuta con solerte frequenza. Sembrava che tutti avessero a cuore la migliore sorte dell’evento e della città. Voglio valutare positivamente tali comportamenti considerandoli come forme, spesso improprie, di partecipazione».

– Personalmente, lei cosa ha rilevato?

«E’ stata l’occasione per verificare anche l’inerzia degli operatori economici del centro storico di cui ho sentito soltanto lamentele e nessuna proposta o forma di collaborazione, escludendone pochi e vivaci. I bar che potevano fruire del suolo pubblico gratuitamente non hanno allestito tavoli e sedie. Non è stata proposta alcuna promozione commerciale».

– Ma in conclusione, a luci spente, quale il vero significato di questo evento?

«Non si è trattato soltanto di un rilevante evento culturale e musicale. Una parte del centro storico, nei pomeriggi di maggio, è stata riservata alle persone piuttosto che alle ingombranti automobili, fatto che non ha precedenti in questa città. Genitori e bambini hanno potuto passeggiare tranquillamente anche se la musica, comunque discreta e leggera, poteva non essere quella che avrebbero voluto sentire. I tassisti sono stati meravigliosi. Con grande senso di disciplina ed amore per la città, hanno operato con spirito di collaborazione».

– Qualcuno osservato che si è trattata di una manifestazione non adatta al livello culturale di Gela. Lei cosa risponde?

«Trovo tale osservazione un punto di partenza piuttosto che una conclusione di qualche ragionamento. Non la trovo vera perchè, se così fosse, ci dovremmo chiedere il senso di continuare ad abitare in questa città».


Autore : Redazione Corriere
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