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notizia del 08/09/2003 messa in rete alle 20:57:20
Il mistero del velo
Essere, bellezza, verità.
Ci separa da esse un velo. Forse nero, forse bianco. Sicuramente trasparente. Per renderle più desiderabili?
In India la bella Maya sta al-di-là del velo. Demetra si sottrasse alla vista rigettando su di sé un cupo velo. La ‘Verità’ si svelò per abitare tra gli uomini.
C’è sempre un velo nell’approccio degli uomini alla vita, alla conoscenza, all’amore.
Qualcosa che si ritrae, si nasconde, si occulta. Ed è per gli uomini motivo di ansia e tanta sofferenza. L’assenza, che non è certezza del nulla, è ragione di ricerca, desiderio di conoscenza, voglia di disvelamento. Per dare senso alla vita e alla morte. Religiosamente, laicamente.
Con un atto che congiunge questo e quello, il ricercatore e il ricercato, il cacciatore e la verità, l’uomo e l’Essere, i soggetti tra loro nel comune destino: la città.
Non ci sono più veli?
La tecnologia li ha tutti squarciati. L’Essere appare senza più la sua poesia. O si è ulteriormente allontanato, definitivamente nascosto dietro le false apparenze, divenuto apparenza. In ogni caso nessuna ottusa certezza. Tanti laceranti dubbi e nuova volontà di esserci, per cercare, per tentare nuovi disvelamenti e nuova bellezza. Insieme, in nuovi spazi tra cielo e terra, città e globo.
Nell’era della ‘comunicazione invisibile’, come era invisibile il ‘logos’, il ‘verbum’, la parola prima che si svelasse, facendosi ‘carne’, per abitare tra gli uomini.
Nel corso dell’estate ho partecipato, in un clima di incanto, ad alcuni concerti, nell’incantevole corte delle benedettine.
Un caso?
Tra gli strumenti hanno avuto un ruolo protagonistico le percussioni, i fiati e la voce umana senza parole.
La mia fantasia è andata verso a situazioni primitive in cui nelle tribù gli uomini percuotono la terra. Con forza per scuoterla e per fare uscire da essa i succhi, gli umori vitali, la linfa. Tutto ciò che essa contiene di liquido che si trasforma in pneuma, in spirito, in fiato che aleggia nell’aria descrivendo volute, vortici, aggrovigliati dentro il petto degli uomini che li espira in forma di canto. Quell’essere che unisce terra e aria e prende corpo tramite gli strumenti e si impossessa dell’uomo che vive e respira, riceve il soffio e soffia. E comunica senza vedere, invisibilmente, senza pensare sino a quando questo grumo di pensiero si farà parola, grammatica articolata nel tempo, che scinde materia e pneuma, corpo e anima, perché numerando il tempo, che era stato solo presente e diventa anche passato e poi pure futuro, racconta l’Essere, Dio, come lo racconta Giovanni Evangelista, togliendogli il velo, che tornerà a coprire lui e la madre nella Pietà sottraendolo alla vista degli uomini, per dargli più viva luce nel trionfo sulla morte, con il mistero della Resurrezione.
Torna il mistero.
La tecnologia è in grado di svelare anche il mistero della morte che nasconde in un più fitto velo. La telecamera può riprenderla in diretta con il vitreo occhio della macchina, mentre si muore soli in clinica, lontani da occhi in lacrime, assenti. Scomparendo dal ciclo dell’esperienza fisica, la morte si ritrae attraverso l’elettronica in uno spazio dove non è forse più visibile . E così forse anche l’Essere, Dio, Verità e Bellezza.
Forse è questa assenza che induce a percussioni, ai fiati e alla possessione di voci senza grammatica perché senza tempo, in nuovi spazi, nelle discoteche.
Per nuovi contatti e conoscenze?
E’ bello il mistero della scienza e della politica!!..Dà sapore della vita.
Autore : Luciano Vullo
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