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notizia del 30/08/2003 messa in rete alle 20:55:56

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Salvatore Aldisio, uno statista
Parlando, circa un mese fa, col regista Virgadaula, gli dicevo dell’opportunità di girare un film su Salvatore Aldisio (nella foto).
Perché mai? Per ricordare l’unico statista gelese della storia della Repubblica Italiana, del quale il prossimo anno ricorre il quarantesimo anniversario della morte. Un grande gelese è motivo di or-goglio per chi è nato e soprattutto ama la città di Gela.
L’unico statista è cosa diversa.
Tanti nostri concittadini si sono distinti in molteplici settori delle arti, della scienza e della tecnica. Anche oggi abbiamo gelesi veramente eccellenti che meriterebbero attenzioni e cure dal popolo.
Per trovare statisti tra i gelesi occorre fare salti molto lunghi all’indietro per ri-salire a Ippocrate, al Duca di Terranova.
Uomini politici egregi? Tanti. Tra gli altri Aldisio Sammito, che però non fu uno statista.
Nel dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro, circa il lessema ‘statista’ trovo la seguente definizione: “Chi ricopre un ruolo importante nella vita politica di uno stato per la sua grande esperienza, teorica e pratica, nell’arte di governare”.
Stando a questa definizione, dovrei escludere dal rango di statista anche il Duca di Terranova che non ricoprì ‘un ruolo importante nella vita politica di uno stato’, essendo egli solo il Duca di Terra-nova senza neanche essere natio gelese.
Salvatore Aldisio, invece, fu statista. Ebbe ruoli di governo importantissimi es-sendo stato Alto Commissario per la Sicilia e più volte ministro della Repubblica nei settori della Marina Mercantile e dei Lavori Pubblici.
Sicuramente svolse un ruolo importante durante il regime fascista al quale mai aderì. Egli mantenne salda la fede alla sua formazione popolare che mai tradì. Il fatto che abbia intrattenuto rapporti sempre forti con Don Luigi Sturzo torna a suo onore e merito, essendo il sacerdote uomo di grandi passioni civili e politiche, teorico e fondatore del popolarismo cattolico, ispirato a una visione laicissima dello stato, esiliato in America per la sua opposizione alla dittatura mussoliniana.
Conobbi Aldisio che ero un ragazzino, appena arrivato nel ’54 a Gela. Fui, allora, colpito dagli ambigui sentimenti popolari. Alcuni li raccolsi allo Sperone, quartiere sicuramente non dominato dai co-munisti. Soprattutto le donne anziane di-cevano che dove metteva i piedi Salvatore Aldisio bisognava strisciare con la lingua, “a strascicuni”! Sempre allo Sperone, al quartiere del Carmine e a Rabatello gli abitanti dicevano che Aldisio, “traditore”, avesse fornito informazioni agli America-ni su una zona non minata prospiciente l’attuale Via Matteotti, “u bastiuni”, e portavano a riprova un cartello in legno posto all’ingresso sud della strada sul quale ho con i miei occhi letto “One way”.
Cresciuto e frequentando le sezioni socialcomuniste con stupore constatai che moltissimi braccianti votavano per Psi e Pci pur ammirando Salvatore Aldisio, al quale non negò la sua amicizia il Dott. Nunzio Guttadauro che, prima comunista, aderirà alla Democrazia Cristiana.
So che la storia non si scrive riportando i giudizi popolari. Tranne che non si voglia scrivere la storia dei sentimenti del popolo. Quello del mestiere dello storico è cosa molto complessa e richiede studi meticolosissimi, competenze filologiche e filosofiche oltre che grande passione politica.
L’editore Sciascia di Caltanissetta mi regalò lo scorso anno il Carteggio tra Luigi Sturzo e Salvatore Aldisio da lui recentemente pubblicato. Dedicai molta parte della mia estate alla lettura delle numerosissime lettere scambiate tra i due illustri personaggi. Sempre Sciascia mi chiese di scrivere io qualcosa su Aldisio. Ringraziai dell’onore, ma non accettai la proposta perche non mi ritenni all’altezza del compito dello storico.
Qualche mese addietro, invece, è venuto a trovarmi in assessorato il Dott. Caruso, direttore del Consorzio di Bonifica della Piana del Gela. Mi portò in dono per la Biblioteca Comunale il frutto di una sua ricerca e un breve denso testo senza data di Salvatore Aldisio dal titolo “Ricordi di una grande battaglia”. Lessi questo e quella. Subito dopo chiamai a telefono il Dott. Caruso per dirgli che mi sarebbe piaciuto promuovere un’iniziativa pubblica per fare conoscere la sua me-ritoria ricerca e l’interessante scritto dello statista gelese.
Ricordando battaglie giovanili, Aldisio non si limita a denunciare i soprusi dei signori gelesi e le sofferenze dei concittadini, ma pone un problema che andava, per dirla con una battuta, oltre Ponte Olivo e riguardava lo Stato. Scrive: …quei signori non potevano dare alcun disturbo al Governo, non potevano infastidirlo con richieste di spese che la tradizionale impostazione di bilancio non consentiva, non dovevano da fedelissimi ascari turbare la quiete di alcun ministro che, per contropartita, concedeva loro la grazia di tornare a Montecitorio attraverso l’opera dei prefetti, maestri allora d’intrighi e di pastette”. Con un lessico che sembra mutuare quello di Gaetano Salvemini, Aldisio denuncia le politiche economiche impopolari dello stato oltre che la gestione della politica interna scandalosamente affidata ai brogli elettorali organizzati dai prefetti.
L’essere stato uno statista non è legato certamente al suo attaccamento devoto e filiale nei confronti della sua città attraverso le opere pubbliche che, numerose, fece edificare per Gela. Anzi, proprio al contrario, perché se solo quello avesse fatto sarebbe passato alla storia come un mediocre ‘campanilista’. E, invece, ebbe alto il senso dello stato che oggi sembra essersi perso per strade oscurissime.
Del senso dello Stato, della libertà, della democrazia e del progresso civile dello statista Salvatore Aldisio avremo modo di parlare e soprattutto di fare parlare gli storici ‘professionisti’ il prossimo anno, a cura del Comune di Gela, in occasione della celebrazione del 40° della morte.
Autore : Luciano Vullo
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