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Corriere di Gela | Andreose a Gela per l'Horcynus di D'Arrigo
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notizia del 06/12/2004 messa in rete alle 19:39:18

Andreose a Gela per l'Horcynus di D'Arrigo

Non ha deluso le aspettative l’incontro letterario su Horcynus Orca. Un caso editoriale tenutosi venerdì 26 novembre nella sala “Eschilo” del Museo Archeologico di Gela in occasione della presentazione del volume di Marco Trainito Il mare immane del male. Saggio su “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, edito dalla neonata casa editrice Cerro Edizioni. L’incontro, organizzato dal “Corriere di Gela” in collaborazione con l’associazione culturale “Salvatore Zuppardo”, ha visto la partecipazione di prestigiosi relatori ed è stato seguito da un pubblico folto, attento e competente, composto non solo da docenti e studenti ma anche da gente comune attratta dalla semplice e disinteressata curiosità intellettuale.
Importanti, inoltre, gli interventi istituzionali di spicco, come quello del Presidente della Provincia Filippo Collura e del deputato regionale Lillo Speziale, che hanno preso la parola per sottolineare il valore anche civile di un evento culturale di spessore così elevato partorito dalla città di Gela. E’ stato presente anche l’on. Salvatore Morinello.
Mattatrice della bella serata è stata Silvana Grasso, che ha curato l’introduzione al saggio di Marco Trainito ed ha coordinato gli interventi sfoggiando tutta la sua ben nota verve istrionica e tutta la sua viscerale passione letteraria. La scrittrice ha raccontato le vicende che l’hanno condotta, l’estate scorsa, a collaborare con Rocco Cerro e con Marco Trainito per la pubblicazione de Il mare immane del male, impresa culturale alla quale ha così convintamente creduto da interrompere il lavoro al suo ultimo e attesissimo romanzo – Disìu – la cui uscita per i tipi della Rizzoli è prevista per il 2005.
Mario Andreose, direttore letterario della RCS Libri e Grandi Opere (Milano), si è soffermato su tre dei più clamorosi casi letterari ed editoriali del XX secolo: quello del russo Boris Pasternak, il cui Dottor Zivago, sfuggito fortunosamente alla censura del regime sovietico, uscì in prima edizione mondiale in Italia nel 1957 grazie al coraggio dell’editore Feltrinelli; quello di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il cui Gattopardo, dopo il “gran rifiuto” di Elio Vittorini per conto di Einaudi, venne pubblicato nel 1958 ancora da Feltrinelli e si trasformò in un vero e proprio evento mondiale, soprattutto in seguito alla memorabile trasposizione cinematografica di Luchino Visconti del 1963; e infine quello di Stefano D’Arrigo, il cui Horcynus Orca, atteso per quasi quindici anni dal paziente editore Mondadori, rappresentò il caso editoriale per eccellenza negli anni Settanta, com’è ampiamente e dettagliatamente documentato nel primo capitolo de Il mare immane del male.
La professoressa Sarah Zappulla Muscarà dell’Università di Catania, nota studiosa di autori come Pirandello, Brancati, Patti e altri, ha preso le mosse dall’appassionata introduzione di Silvana Grasso al saggio di Marco Trainito per tracciare un ritratto stilistico della scrittrice, sottolineando poi il valore divulgativo dell’aura brevitas del volume a fronte della “mostruosa” mole del romanzo di D’Arrigo e ripercorrendone la scansione tematica in cinque capitoli seguiti da un’appendice in cui è discussa la presenza della città di Gela in Horcynus Orca.
Salvatore Parlagreco, Direttore del Servizio Informazione e Comunicazione dell’Assemblea regionale Siciliana, nonché raffinato saggista e intellettuale attento al linguaggio della comunicazione politica e culturale, si è soffermato sullo stile limpido, analitico e rigoroso del saggio di Marco Trainito, auspicando inoltre che un libro come Il mare immane del male, che peraltro tiene a battesimo la Cerro Edizioni, costituisca il primo passo verso un autentico risveglio culturale della nostra città, al di là della vacua retorica dei proclami politici.
Marco Trainito ha chiuso la serata con un intervento in cui ha messo in luce il grado di attenzione esegetica e rigore filologico con cui si è accostato al romanzo di D’Arrigo. Dopo aver raccontato le ragioni intime che lo hanno spinto a misurarsi con un’opera complessa come Horcynus Orca (il padre Emanuele, cui il libro è dedicato, dopo l’8 settembre 1943 ha vissuto un nostos simile a quello del protagonista del romanzo), distogliendolo dai suoi studi di filosofia della scienza e di filosofia del linguaggio (tra il 2000 e il 2002 ha pubblicato due volumi rispettivamente su Wittgenstein e Popper), l’autore de Il mare immane del male si è soffermato su un episodio che ha definito “doppiamente fantasma”, perché non solo è stato eliminato da D’Arrigo nel passaggio da I fatti della fera (la bozza del 1961) a Horcynus Orca, ma è sfuggito persino agli studiosi che hanno curato la pubblicazione della bozza nel 2000, cadendo così in un duplice oblìo. Nel discutere questo episodio, Trainito ha illustrato come la scelta di D’Arrigo di eliminarlo sia riconducibile alla volontà estetica di lasciare l’opera “aperta” (nel senso dato a questa espressione da Umberto Eco nel famoso saggio omonimo del 1962) anche al livello microstrutturale della fisionomia psicologica del personaggio di Caitanello Cambrìa, padre del protagonista ’Ndrja (l’episodio in questione è riassunto brevemente nella nota n. 7 de Il mare immane del male e costituisce un’autentica “scoperta” filologica di Marco Trainito).
Al termine della serata, il pubblico convenuto ha manifestato grande soddisfazione per l’alto livello culturale dell’incontro, applaudendo lungamente i relatori e omaggiando personalmente l’autore del saggio letterario.


Autore : Redazione Corriere
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