 |
notizia del 15/10/2011 messa in rete alle 19:23:31
Intervista all’autore: «Scrivo di un’isola associata ai temi della modernità»
A pochi giorni dall’uscita della sua prima fatica letteraria, La pozza delle rane – Paradigmi meridionali, Salvatore Sciascia Editore, abbiamo intervistato Sebastiano Abbenante. Il suo libro è già in tutte le librerie della città e in quelle online. Poichè Sebastiano è da anni una delle nostre migliori firme, è venuta fuori un’intervista dai toni confidenziali, riuscendo per questo a svelare di più la genesi di questa pubblicazione.
– È stata una fatica o un piacere?
«Scrivere un libro non può essere una fatica, tutt’al più un impegno, ma alla base sta il piacere per la parola scritta, la parola meditata cioè, quella che si sottrae a ogni emotività da contatto e che si concede solo alla correlazione e alla descrizione di temi e significati. Gli argomenti, nel mio caso, hanno poi bisogno di ispirazione che nasce da un nucleo ragionativo che si dispiega poi nell’elaborazione del tema»
– Quindi scopriamo che il libro è figlio di un piacere per la scrittura che consente di ben correlare i significati da trasmettere?
«Proprio così, un piacere catartico, infatti il nucleo del racconto riesco a scriverlo in alcuni minuti di concentrazione, poi ovviamente lo rifinisco, ma la creatività sta tutta in quei minuti di profonda sintesi»
– Perché il titolo La pozza delle rane e di cosa tratta il libro?
«Parto dal secondo quesito. Il libro è la raccolta di dodici narrazioni basate sul dialogo di due amici siciliani: Peppe e Saro, che ragionano su temi generali e nazionali come il lavoro, il mercato, la politica, la meritocrazia, la scuola, le nuove generazioni, tutti temi della modernità che vengono in gran parte disvelati nei loro significati, viene cioè data una chiave di decifrazione in un contesto ambientale e comportamentale tipico di noi siciliani.
La pozza delle rane è il titolo di uno dei dodici dialoghi, forse quello più rappresentativo per il tema che tratta: la mancanza di opportunità e di risorse nella nostra Italia in crisi, ormai assunto a luogo comune di ogni giustificazione politico-economica».
– Quindi è un libro sulla modernità che invade anche la Sicilia?
«Si sulla modernità. La Sicilia è stata spesso associata al suo passato, alla sua storia, alle sue tradizioni, invece oggi si può parlare della Sicilia anche associandola ai temi globali della modernità. E lo fanno due siciliani come Peppe e Saro immersi in una Sicilia moderna che però non ripudia i propri gesti, le proprie mimiche, le proprie abitudini»
– E’ quindi un libro che svela significati, mi par di capire, su temi generali e attuali?
«Proprio così, la narrazione ed i dialoghi sono funzionali al paradigma che ogni dialogo contiene, un paradigma che svela qualcosa, un’interpretazione o un senso, perché dare significato ai fenomeni che ci accadono è la più nobile arte che l’uomo ha coltivato e che lo distingue come specie. Lascio poi al lettore le proprie deduzioni sui significati proposti nei dialoghi»
– Nel libro ti concedi a volte una descrizione degli atteggiamenti di noi siciliani, esilarante quello sul babbìo siciliano che vede uno scambio di battute argute e pungenti tra Saro, Peppe e Carmelino il barista.
«Si, lo faccio quasi di istinto, la priorità dei dialoghi è il disvelamento del significato di un fenomeno, ma spesso mi concedo una descrizione d’ambiente che, come siciliani, ci caratterizza e lo faccio intercalandolo con il ragionamento di Peppe e Saro perché trattano temi della modernità ma sono siciliani fino ai capelli».
– Mi ha colpito la dedica. Il libro è dedicato al nulla, non è una dedica strana?
«Sembra strana perché è un ossimoro concettuale. E’ dedicato al nulla per mettere in evidenza, per contrasto, il ruolo del pensiero umano inteso come ‘lucido squarcio nel nulla sempiterno’».
– Un ingegnere che scrive un libro di narrativa non è anomalo?
«Non credo, in ogni caso faccio parte di quella categoria di ingegneri contaminati, studi classici e laurea in ingegneria, un contrasto che arricchisce e non limita. Lo consiglio ai giovani, contaminarsi con le conoscenze, l’interazione genera creatività, d’altra parte Steve Jobs ha creato quei fantastici prodotti della Apple grazie al corso di calligrafia che aveva seguito da giovane. Contaminarsi e appassionarsi questo è il trucco».
– Facendo un parallelismo con Vigata, potresti diventare un Camilleri gelese?
«Ti perdono la battuta perché ci conosciamo da tempo e puoi permettertelo. Ma i mostri sacri è meglio rispettarli per quel che sono ed ogni accostamento è improponibile, non foss’altro per l’età. Posto che un rispetto reverenziale è d’obbligo, la mia scrittura ha una genesi differente, senza un contenuto da comunicare non riesco a concepire una bella scrittura, quest’ultima deve, per me, essere sempre asservita al significato. L’estetica senza disvelamenti non mi appassiona. Ecco un limite da ingegneri».
Autore : Redazione Corriere
I Vostri commenti
Conoscendo l'ingegnere Sebasiano Abbenate da lungo tempo, avrei dovuto immaginare che, prima o poi ci sarebbe scappato il libro. E ci è scappato!
Il libro non l'ho letto, ma ho letto qualche storiella su Peppe e Saro comparsa sul Corriere di Gela e, sulla base di queste letture, paragonerei il Rosario Abbenante di
Autore: Giacomo Siddiolo
data: 16/10/2011
Ripropongo il mio commento per intero (e con qualche correzione)
Conoscendo l'ingegnere Sebastiano Abbenate da lungo tempo, avrei dovuto immaginare che, prima o poi, ci sarebbe scappato il libro. Ed il libro ci è scappato davvero! Il libro non l'ho letto, ma ho letto qualche storiella su Peppe e Saro comparsa sul Corriere di Gela e, sulla base di queste letture, paragonerei l'Abbenante di
Autore: Giacomo Siddiolo
data: 18/10/2011
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|