1 2 3 4 5
Corriere di Gela | L’anima della Sicilia nel libro di Abbenante "La pozza delle rane"
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 15/10/2011 messa in rete alle 19:21:08

L’anima della Sicilia nel libro di Abbenante "La pozza delle rane"

E Peppe sbotta: “Un bicchierino di malvasia,sì, sceglierei questa, tanti sapori insieme, l’odore, il sapore dorato, la limpidezza cristallina, l’anima della mia Sicilia”.

Io commenterei così La pozza delle rane di Sebastiano Abbenante. Proprio come un bicchierino di malvasia! Un bicchierino. Un piccolo contenitore di cristalli. Già bello a vedersi che fa tutt’uno col contenuto. Si vede dorato e se ne gusta il sapore limpido insieme al profumo fragrante dell’anima della Sicilia. Un piccolo libro con una dozzina di racconti. Un bicchierino di soave liquore, un ottimo farmaco per curare la ferita. Quella dell’anima della Sicilia. Incline al sogno che è pensiero. Come il pensiero il sogno limita il nulla. Alla stessa guisa delle terre, che sfuggono all’occhio, limitano il mare che sta di mezzo ad esse. Questo, a sua volta, fa da culla, da appoggio morbido alla Sicilia. L’isola che pensa e sogna. E si arrabbia Saro al solo pensiero che il sogno possa essere indotto. Questo è il vero dramma di Saro-Sebastiano filosofo cartesiano dei paradigmi meridionali. Come la malvasia, i racconti de La pozza delle rane prendono l’anima attraverso i sensi. Tutti i sensi! Senza violentarla. Con delicatezza. Un concentrato di mediocritas oraziana, di saggezza montegnana, di geometrica prosa sciasciana.

Sebastiano si sdoppia collocandosi nella piazza, nelle strade, nei bar, nei luoghi tipici della polis che fu siciliota. Peppe e Saro sono i suoi prestanome. Peppe pone domande apparentemente ingenue. Fa da sponda a Saro che alza il tiro verso il cielo della metafisica da ‘loico’ sperimentato e universalizza. Questa è l’anima sicula: una e bina. Anche trina, volendo! Non si accontenta dei fatti. Incorreggibile, deve darsi una spiegazione. Che è una gran bella virtù quella di darsi spiegazioni, anche se “nemica della tranquillità”. Ne sa qualcosa il mondo animale, commenta Sebastiano. Vive meglio, pertanto, il mondo animale!

Punge, Sebastiano. Altro che punture sulla beata ignoranza non solo degli animali! Punge in modo diretto come quando racconta della Scuola che non c’è e pone il lettore dinanzi al dubbio se la responsabilità della ministra derivi dal fatto che a lei non frega niente dalla scuola o dal fatto che la detesti. Punge Sebastiano anche quando racconta della Matematica nel Sud dove, moltiplicando valori inferiori ad uno, l’autore svela le interazioni a perdere esattamente come quando in Sicilia si istituisce la “correlazione di più servizi e infrastrutture” e si ottiene “un prodotto che è di tanti ordini di grandezza inferiore”. Da cui Saro, filosofo cartesianeggiante, insieme a Sebastiano, letterato oraziano, deriva che in Sicilia “Occorrerebbe fare leva su ciò che non ha un valore inferiore a uno”. Cioè? E’ la domanda del lettore curioso. A questo punto il problema si fa serio. Perché, come chiarisce l’autore in esergo,”il pensiero umano” dovrebbe aprire “un lucido squarcio nel nulla sempiterno”. Come il demiurgo platonico che trasformò il caos-nulla in cosmo-mondo, alias Repubblica governata da leggi.

Sicché, riprendendo la più nobile tradizione della cultura siciliana, i dodici racconti-dialogo di Sebastiano Abbenante si alzano su un piano molto più elevato della pure egregia letteratura di diletto. Certo, la lettura soddisfa chi cerca il piacere anche sensuale dell’affabulazione bella, moderna, asciutta, senza orpelli come nel bicchierino di malvasia dal sapore dorato e dalla limpidezza cristallina. Ma dietro l’affabulazione discretamente si nasconde la campana che osa svegliare il pensiero che stava sì dolcemente sognando. E avviene che Peppe, dopo una cartesiana spiegazione di Saro, nel racconto che dà il titolo al libro, scorge sulla vetrina della macelleria una scritta: “Oggi specialità regionale: rane di Santa Bianca di Bonteno”. E capisce “che il vero problema delle rane era fuori dalla pozza dell’acqua”.

Dove? Illuminante, a proposito, il nono racconto: I cerotti aziendali. In esso Saro, dicendo della modernità, sostiene che questa “supera ogni previsione” riuscendo “anche a psicanalizzare le risorse”. A vantaggio di chi? Chiaro, il problema si mette in politica. Sempre così in Sicilia! Non solo in quella di Sebastiano Abbenante. Suona la campana e sarebbe ora che il pensiero umano non solo dei siciliani si svegliasse prima di andare a finire, magari accompagnatovi da uno psicoterapeuta o da un incantatore di serpenti, sul bancone di una macelleria. Intelligentibus pauca, con occhi sorridenti sembra suggerire Sebastiano Abbenante! E ha ragione.


Autore : Luciano Vullo

» Altri articoli di Luciano Vullo


I Vostri commenti
Acqua fresca il libro e acqua fresca le parole di Vullo.

Autore: Dario 
data: 07/10/2012
In Edicola
Newsletter
Registrati alla Newsletter Gratuita del Corriere di Gela per ricevere le ultime notizie direttamente sul vostro indirizzo di posta elettronica.

La mia Email è
 
Iscrivimi
cancellami
Cerca
Cerca le notizie nel nostro archivio.

Cerca  
 
 
Informa un Amico Informa un Amico
Stampa la Notizia Stampa la Notizia
Commenta la Notizia Commenta la Notizia
 
㯰yright 2003 - 2026 Corriere di Gela. Tutti i diritti riservati. Powered by venturagiuseppe.it
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120