notizia del 07/04/2010 messa in rete alle 18:24:42

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“Spazi e società rischio”, di Pietro Saitta un lungo e partecipato dibattito
La riflessione concentrata intorno alla presenza industriale, vero fattore di sviluppo o negativa rivoluzione socio-economica, in base a sensibilità e reazioni assolutamente eterogenee, non occupava oramai da tempo sale o spazi pubblici della città. “Corriere di Gela”, Arci, Liber Liber e As Sauari, entità legate all'informazione e all'azione sociale, hanno voluto rilanciare il dibattito, in contemporanea, peraltro, all'avvento di una fase temporale, per molti versi, concitata e priva di reali punti fermi all'interno del complesso industriale Eni: lavoratori, travolti da una precarietà difficile da accettare, in fibrillazione; bonifiche e idee di sviluppo non sempre così “strategiche”; scollamento, sempre più evidente, tra la società civile ed i vertici della multinazionale. Cosa ha significativo l'avvento dell'industria pesante a Gela? Pietro Saitta, ricercatore presso l'Università degli Studi di Messina, ha voluto dare una personale risposta al quesito attraverso la realizzazione del saggio, “Spazi e società a rischio. Ecologia, petrolio e mutamento a Gela”, edito da “Think Thanks”: ricerca, sociologica e scientifica, tutta rivolta alla definizione di risposte indotte da domande, ancora oggi sussistenti entro i canali del dibattito, politico e sociale, gelese, anche se prive, purtroppo, dei tipici connotati della “priorità”.
L'autore, durante un partecipato incontro tenutosi martedì pomeriggio presso la ex chiesa di “San Biagio”, non ha mancato di illustrare i temi salienti dell'opera: dall'incidenza del capitale, incarnatosi nell'industria della raffinazione, alla radicalità dell'azione da questo condotta sulla società locale, dal controllo “biopolitico” organizzato da un'entità economica rivolta al profitto alla “timidezza” della locale classe politica.
Ad accompagnare la rivisitazione, storica e non solo, compiuta dallo studioso, sono stati Marco Trainito, docente ed autore, fra gli altri, de “Il Codice D'Arrigo”, Luciano Vullo, ex preside e storico personaggio della quotidianità, politica ed intellettuale, cittadina, Emilio Giudice, responsabile “Lipu” e gestore della “Riserva Biviere”, ed il nostro collaboratore, Rosario Cauchi.
Se Luciano Vullo ha inteso descrivere talune tappe essenziali della storia, di mobilitazione e protesta, legata all'insediamento industriale, Marco Trainito ha tenuto a delineare l'incidenza del pensiero foucaultiano sulla struttura della ricerca realizzata da Saitta, precisione insita, del resto, nell'insieme di denunce rilanciate, di fronte all'attento e partecipe pubblico, da Emilio Giudice, sempre pronto nel documentare irregolarità poste in essere ed appoggi, soprattutto istituzionali, ottenuti dal gigante a sei zampe. Scopo prioritario dell'iniziativa è stato il rilancio di un lessico pubblico, partecipato e privo di intermediazioni, sconosciuto all'interno di contesti troppo spesso dominati dall'autoreferenzialità di pochi, in grado di coinvolgere cittadini ed interessati: a tal fine, quesiti ed interventi, dai contenuti non sempre pienamente condivisi da tutti gli intervenuti, non si sono fatti attendere, tanto da indurre l'autore alla formulazione di molteplici risposte. Lo “sbarco” del sogno industriale ha reso Gela un archetipo della contemporaneità, centro di pratiche tradotte da studiosi di diverse discipline, ma, spesso, sconosciute ai suoi cittadini.
Autore : Redazione Corriere
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