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notizia del 05/12/2005 messa in rete alle 18:12:13
Le scuole a numero chiuso
L’ultima trovata dopo il numero chiuso all’Università. Dove il numero chiuso, altrimenti detto “numero programmato” potrebbe avere una legittimazione. L’Università, infatti, forma professionisti che debbono (?) essere assorbiti dal mercato del lavoro. Il soprannumero produrrebbe disoccupati con profili professionali di alto livello. Uno spreco per le famiglie e per la società, sul piano economico. Meglio evitarlo. Anche se rimane qualche dubbio. In un società ad alto sviluppo tecnologico e con cambiamenti velocissimi i profili professionali tendono a divenire sempre più caduchi, di brevissima durata. Occorrono 1) capacità di aggiornamento-riqualificazione, 2) capacità di vivere il cambiamento senza angoscia, stress, nevrosi…
Altra cosa è l’istruzione secondaria di secondo grado. La scuola di tutti deve garantirla a tutti.
Contrario alla scuola ideologica – cattolica, islamica, buddista… nichilista, femminista, proletaria, borghese……–, non riesco a vedere in base a quale parametro un liceo classico o uno scientifico dovrebbe aprioristicamente escludere un ragazzo o una ragazza già prima dell’uscita dalla scuola media, nel mese di febbraio, quando si fanno, cioè, le iscrizioni e si forma l’organico di diritto delle classi. (Ché quelle formalizzate dopo gli esami di Licenza Media, a luglio, sono ‘conferme’ per la costituzione dell’organico di fatto!!....) A parte le ingiustizie determinate da tutti i criteri possibili scelti da Consigli di Istituto e da Dirigenti Scolastici – leggo di valutazioni superiori a ‘buono’, o di fratelli già iscritti nella scuola, o di orientamenti dei docenti della classe di provenienza…, ai Dirigenti della Scuola Superiore le domande non arrivano singolarmente, ma in blocchi dalle Scuole Medie di provenienza delle ragazze e dei ragazzi. E’ un’assurdità che a febbraio un Dirigente Scolastico del Liceo o Classico o Scientifico, ricevute 80 domande da altrettanti studenti della stessa scuola media, 100 da un’altra…, possa accettarne alcune e non altre. Se i ragazzi, o chi per loro, hanno fatto la scelta – giusta o sbagliata – di un indirizzo, devono potere esercitare il diritto. Tranne che nella città non esista un altro Liceo Classico o un altro Scientifico. Anzi, famiglie e studenti dovrebbero scegliere, a voler essere rigorosi, in base al P.O.F. Ma questo, detto tra parentesi, è un altro discorso che ha trasformando la scuola in un supermercato, negli scaffali del quale sono messi in bella mostra insegnanti, laboratori e progetti.
Guardando con curiosità non del tutto disinteressata – dico della curiosità cultural politica –, trovo che l’incremento di iscrizioni di studenti nei licei classici e scientifici è una risposta saggia delle famiglie alla presunta libertà anarchica incoraggiata dal Legislatore ultimo in materia di istruzione. Infatti, iscrivendo i figli ai licei i genitori, di fatto, hanno mostrato di avere capito che non serve a nulla anticipare la scelta della ‘professionalità’. Scelta che non deve suonare condanna degli Istituti Tecnici e dei Professionali. Le famiglie cominciano a non percepire l’urgenza drammatica di fare per i figli scelte precoci sul piano dell’avviamento al lavoro. A mio avviso, questo è segno di modernità. Anche se, paradossalmente, la scelta finisce col cadere sugli istituti di più antico impianto culturale. Qualcuno dice che si tratta di scuole più rassicuranti per giovani e famiglie. Le aspettative potranno essere anche deluse. Non me ne meraviglierei. Mi meraviglia, invece, che questo non sia stato capito dal legislatore. Il quale, riformando, avrebbe potuto pensare a una scuola più unitaria, capace di delibare un’istruzione solida per tutti, rinviando la scelta professionale a un momento successivo. Quando il giovane, ‘collocato nel mondo’, avrebbe a ragion veduta meglio potuto fare le sue scelte. Forse avremmo tolto ai Dirigenti Scolastici le scocciature legate al numero delle aule di cui dispongono i loro edifici scolastici.
Autore : Luciano Vullo
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