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Corriere di Gela | Un nuovo patto per la Scuola
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notizia del 29/11/2004 messa in rete alle 16:44:16
Un nuovo patto per la Scuola

Il Patto nuovo per una scuola bella e importante. Anche a Gela. L’ho sostenuto nella tavola rotonda relazionando a Genova all’assemblea nazionale dell’Anci. Anche a Gela. O forse, senza falsa modestia, a cominciare da Gela. Dove, a conclusione del “Settembre Pedagogico 2004”, abbiamo celebrato lo sposalizio tra Comune e Scuola. Un festa in piazza con grande gioia di bambini e insegnanti.
Perché non avvenisse quello che lamenta un’insegnante palermitana, triste e arrabbiata per non avere visto nella sua scuola nessun assessore regionale o comunale che aiutasse lei e i colleghi a portare avanti questo lavoro.
Sicuramente non sarà la visita a scuola di un assessore a evitare che il 10% dei bambini venga bocciato in prima elementare. Come ribadisce l’insegnante, infatti, chi è ignorante non può andare avanti.
E anche il dott. Maurizio Gentile, dell’Ufficio scolastico regionale, ha ragione quando sconsolato riconosce che “la scuola da sola non ce la può fare.
I bambini e i ragazzi che vengono bocciati, a Palermo come a Gela, spesso stanno in un territorio apparentemente neutro. Fuori dalla scuola, nei dintorni. Non per forza impiegati in un lavoro nero, spesso impegnati a fare cose “importanti”, che “contano”, anche se proprio “belle” non sono.
Bravate, birichinate, azioni vandaliche che prendono di mira quasi sempre la scuola. Rischiando. Ché piace rischiare e provare il brivido del pericolo. Se la bravata viene scoperta e ad essa segue la punizione, anche meglio! E’ il riconoscimento, la cresima, la conferma dell’integrazione in una società che conta.
Ho contato il numero dei ragazzi denunciati a Gela in un quinquennio. Dai 13 ai 17 anni. Al di sotto di quel’età non esistono denunce. Dal ’96 al 2000 mediamente 140 all’anno. Molti con appartenenza mafiosa. Tanti, già a 14 anni, con recidiva!
Il patto per una scuola bella e importante. Deve essere bella anche nell’aspetto fisico. Non è tollerabile che nella società della lucida tecnologia gli edifici siano sciatti, dimessi, le aule anguste, i corridoi bui.
Le sorelle Agazzi, cent’anni fa, sperimentarono efficacemente le cianfrusaglie senza brevetto. Erano le cose familiari ai bambini. Le maestre le toglievano alla banalità della vita quotidiana. Per magia diventavano oggetti carichi di nuovi significati, veicoli di saperi, di cultura. Oggi i bambini e le bambine fanno esperienza in territori diversi. In parte sperimentati col contatto epidermico, in parte attraverso le immagini televisive. Sono territori contraddittori. Spesso provocano ansia, sfiducia, abbandono. Talvolta desiderio di reagire, anche con la violenza. Quasi sempre integrano in una logica di consumo. L’elettronica, d’altronde, oggi costruisce macchine utili al risparmio del tempo. Di più per consumare il tempo risparmiato dagli adulti. A consumare il tempo tout court precocemente anche da parte dei bambini lasciati nell’abbandono emotivo e deprivati dalla gioia di immaginare il futuro. Che non è più motivo di speranze. Quasi sempre fa paura. E’ minaccioso.
Una scuola bella! Sono assurdi i tagli all’edilizia scolastica. Assurde le difficoltà a fare la manutenzione ordinaria e straordinaria negli edifici per carenza di risorse finanziarie, per le difficoltà economiche in cui i comuni, soprattutto quelli più poveri, navigano a causa delle dissennate politiche dei trasferimenti. Evidentemente i Comuni, quelli più poveri, non potranno fa-re manovre finanziarie impossibili in aree in cui la povertà relativa e quella assoluta registrano incrementi paurosi. E, tuttavia, occorrerà produrre ogni sforzo per rendere la scuola ‘bella’. Anche nel Sud, pure a Gela.
Ci vorrà la fantasia degli insegnanti. Che hanno bisogno di riconoscimenti. In particolare dalle autorità comunali. Anche dalla società e dalle istituzioni governative. Il riconoscimento del loro ruolo, pure quando preparano una festa. Nella quale concorrono abilità, conoscenze, intelligenza, fantasia, buon gusto.
Alla Festa della Scuola a Gela gli insegnanti hanno preparato i bambini alla pace, alla libertà, alla convivenza, alla solidarietà. E sono stati presenti anche i ragazzi ambasciatori dell’Unicef. Tutto questo a Gela, definita dalla scrittrice Silvana Grasso “Città speciale”, “sporca” e “immacolata”, “sfregiata” e “integra”. Vi “duellano Bellezza e Bruttezza”. E i brutto penetra il bello.
Nella città in cui il sindaco Rosario Crocetta ha voluto con determinazione e fermezza iniziare il cammino del “Nuovo Rinascimento”. Nel nome della ‘legalità’, innanzitutto. Chiamando i cittadini, indipendentemente dall’età, che abbiano tre, trentatre o novantatre anni, a fare la loro parte. E, di conseguenza, invocando il ruolo protagonistico della scuola nella prospettiva dell’istruzione permanente.
Una scuola ‘importante’, quindi. Dove tutti si percepiscano ‘importanti’: i bambini, i giovani, i docenti, il personale Ata, i dirigenti. Importanti perché fanno cose intelligenti e creative. Che aspettano di essere riconosciute come tali. Il Comune deve diventare ‘lo specchio’ del riconoscimento delle cose intelligenti, creative, importanti fatte dalla scuola, dalle singole scuole, anche dalle singole persone.
Non certamente per distribuire lusinghe – che pure non dispiacciono!-, ma per fare emergere la vita bella dal vacuum che tutto purtroppo tende a consumare nella banalità del quotidiano. Per creare nuovi ‘legami’ con le istituzioni democratiche. Per fare avvertire bella la propria esistenza. Tutti abbiamo, per esserci, bisogno di contare, di sentirci importanti, diversi. Se il Comune, la più visibile istituzione tra le Autorictates del Territorio, riconosce, presta attenzione, ascolta, ama la scuola, allora avviene che nella città e nella scuola “CiSentiAmoRe”, come scritto nel manifesto del “Settembre Pedagogico” di Gela.
Il Comune da una parte, la Scuola dall’altra. Il territorio verso il quale sono proiettati non è il vallo vuoto, una zona grigia. Né inferno, né paradiso la società civile. Colline e pianure, candore e violenza, fame e ricchezze, ambizioni e tristezza, bellezza e bruttezza ‘duellano’, spesso si intrecciano, talvolta in modo che appare inestricabile.
Gli occhi dei bambini, ai quali gli amministratori dobbiamo garantire sicurezza, reclamano a noi e agli insegnanti la restituzione della gioia del futuro e della speranza. Sicché noi amministratori dobbiamo cercare quelle risorse che lo Stato lesina. Senza, tuttavia, desistere dall’impegno a rivendicar quanto ci serve per lo sviluppo della società della conoscenza, libera, democratica e pacifica. Integrata nell’Europa e nel mondo. Dobbiamo coordinare il territorio e trasformarlo in risorsa, la più ricca per l’educazione dei cittadini.
Il mondo economico, innanzitutto, al quale dobbiamo rendere appetibile una città istruita. E, il prossimo 10 novembre, il Presidente della Raffineria di Gela darà in dono 8 computers a ogni scuola della città. E’ un segno! Inorgoglisce il Comune. Responsabilizza la scuola. E così dovrà avvenire per aziende agricole e commerciali. Anche i liberi professionisti, gli ordini professionali che chiameremo in causa, dovranno recare il loro contributo a migliorare la qualità dell’offerta formativa della scuola della città. Altri soggetti agiscono nel territorio. Anche qui luci e ombre. Il terzo settore. Ché non è oro tutto ciò che luccica. E il sindaco sta facendo la sua parte per annullare convenzioni con associazioni che portano disonore a quelle che si adoperano nel volontariato con spirito di abnegazione.
Molte sono le associazioni che attingono alla 285 alla 328. Nella mia città ho contato 18 associazioni che operano nel settore dei minori. Tante altre nei settori della cultura e dell’educazione. Spesso, quasi sempre, fanno un lavoro prezioso anche nei confronti degli adulti e degli anziani. Tuttavia non è visibile. Non è abbastanza visibile. E, ciò che non è visibile non è percepito. Spesso è addirittura autoreferenziale. Non diventa città. Credo che debba diventare città, attraverso il Comune.
Quasi sempre è l’amore per l’altro a sostanziare il ‘volontariato’. Qualche volta anche il bisogno di sopravvivenza in una realtà che offre scarse opportunità di fare reddito. Bene sia l’uno sia l’altro! Purché diventino ‘etos’, oggetto storicamente determinato, città.
Coordinare e finalizzare queste risorse urge. Rendere visibili i fini reali per i quali le associazioni nascono e si muovono. Per diffondere emozioni e conoscenze delle azioni dignitose e importanti. Importanti perché agiscono sul contesto.

In modo permanente. Perché, altrimenti, il contesto quell’intreccio cui accennavo prima con prevalenza dei comportamenti che ‘contano’ sì, ma per la loro illiceità. Occorre riprendere, altresì, consolidare e arricchire l’esperienza dei Centri Territoriali di Educazione degli Adulti. E’ una rivendicazione che dobbiamo rivolgere al Governo. E, intanto, dobbiamo fare tesoro di quello che abbiamo nel territorio, trasformando anche gli edifici scolastici in presidi di quartiere. Facendo divenire “maestri di quartiere” i volontari delle associazioni e delle cooperative, i maestri della scuola musicale comunale, i giovani impegnati nei gruppi teatrali e musicali. Tra qualche giorno convocherò, nello spirito del “Settembre Pedagogico” i soggetti che a vario titolo operano nella città e li inviterò a sottoscrivere uno o più protocolli di intesa. E sarà il “Patto del territorio per l’istruzione”.


Autore : Luciano Vullo

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