notizia del 29/11/2004 messa in rete alle 16:41:23

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Cultura e giornalismo nel contesto mediatico
E’ uscito in questi giorni “Dietro il Giornale. Elementi di storia, teoria e pratica”, di Giuseppe Costa (foto), cattedratico salesiano di origini gelesi. Il volume (186 pagine, euro 13,00) é pubblicato dalla LAS di Roma (Libreria Ateneo Salesiano) .
Il libro – come si legge nell’ultima di copertina – “esplora la vasta e complessa problematica soggiacente all’attività giornalistica. In altri termini quel che avviene prima che il prodotto giornale prenda la forma definitiva. Un corso introduttivo di base dunque che si articola in 9 capitoli con la termine di ognuno una bibliografica mirata.
I temi spaziano dal rapporto fra giornalismo, mass-media e università allo stesso linguaggio giornalistico; dalla storia alla sociologia del giornalismo fino ai condizionamenti strutturali che il giornalismo si trascina ineluttabilmente dietro;
La duplice esperienza dell’Autore, accademica e giornalistica, contribuisce a fare del volume una miniera di ‘elementi’ preziosi per lo studente, l’operatore e il lettore comune che vogliamo conoscere e studiare una materia così sfaccettata e affascinante come la produzione del giornale.
Il volume inoltre si distingue per la chiarezza espositiva, per l’agibilità di consultazione e per una trattazione che allinea idee originali e informazioni di utilità, spunti critici e segreti del mestiere, risultanze di ricerca ed espressioni gergali che la professione ha sedimentato nel tempo”.
Come scrive l’autore nella premessa “Non è facile per chi si trova in mano un giornale appena acquistato in edicola pensare all’intera complessità che sta dietro a quel prodotto cartaceo. Del resto anche gli studenti che si accostano per la prima volta al giornalismo come studio universitario non nascondono la loro meraviglia. Questo perché il prodotto giornale è talmente entrato nella ordinarietà quotidiana da essere perfino banalizzato. Una volta si diceva che l’uso migliore che si potesse fare di un giornale era quello di usare le sue pagine per incartare pesci o frutta. Lo stesso atteggiamento di non pochi poi nei confronti del mestiere giornalistico non dava scampo. E così stile giornalistico per qualcuno è diventato mancanza di approfondimento e superficialità mentre per altri dell’immaginario collettivo l’essere giornalista ha finito con l’identificarsi con l’essere una sorta di eroe cinematografico”. .
Autore : Redazione Corriere
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