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Corriere di Gela | L’Orca di D’Arrigo, diario di bordo
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notizia del 29/11/2004 messa in rete alle 16:39:43
L’Orca di D’Arrigo, diario di bordo

Venerdì 26 novembre, dalle ore 17,30, la sala convegni del Museo Archeologico di Gela ospiterà un importante incontro letterario su “Horcynus Orca – Un caso editoriale”.
L’occasione (su iniziativa di questo giornale, in collaborazione con l’Associazione culturale “Salvatore Zuppardo”) è data dalla presentazione del volume Il mare immane del male. Saggio su “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, edito in questi giorni dalla casa editrice Cerro Edizioni di Gela come primo numero della collana NAS (Nuovi Autori Siciliani). Il saggio è opera di un giovane docente gelese di Filosofia, Marco Trainito, già autore di studi di filosofia della scienza e di filosofia del linguaggio, nonché di varie recensioni letterarie (tra le quali quelle sulle ultime opere di Andrea Camilleri, Oriana Fallaci e Umberto Eco, ospitate da questo giornale nei mesi scorsi).
All’incontro, coordinato dalla scrittrice Silvana Grasso, interverranno notevoli esponenti del mondo della cultura e dell’editoria. Mario Andreose, direttore letterario della Rcs Libri (Milano), illustrerà il “caso” editoriale del romanzo-fiume Horcynus Orca, che proprio lo scorso anno è stato riedito dalla casa editrice Rizzoli (a quasi 30 anni dalla prima edizione Mondadori) nell’ambito di una edizione completa delle opere di Stefano D’Arrigo a cura di Walter Pedullà.
La professoressa Sarah Zappulla Muscarà dell’Università di Catania, nota studiosa di autori come Pirandello, Brancati, Patti e altri, traccerà un ritratto di D’Arrigo nell’ambito della grande letteratura siciliana che ha fatto scuola nella cultura europea.
Salvatore Parlagreco, Direttore del Servizio Informazione e Comunicazione dell’Ars, metterà a disposizione la sua esperienza nel campo del giornalismo e della comunicazione per illustrare le diverse problematiche connesse al linguaggio della circolazione delle idee in relazione al caso D’Arrigo, autore che come pochi altri ha sacrificato ogni compromesso con la facile accessibilità ai valori dell’arte pura.
Quella di Marco Trainito rappresenta una vera sfida divulgativa, perché Il mare immane del male, come si legge nella Premessa dell’autore, “non è uno scritto accademico (…) ma una sorta di diario di viaggio che sotto lo sforzo del rigore espositivo e dell’accuratezza delle osservazioni ‘paesaggistiche’ vuole far risuonare soprattutto l’emozione della ricerca e lo stupore della scoperta. Esso, dunque, si presenta sia come una introduzione al romanzo per i non specialisti (…) sia come un tentativo di indicare alcune piste di lettura finora intentate o solo accennate da qualche studioso, e in tal senso assume l’aspetto di un vero e proprio saggio in cui sono avanzate ipotesi interpretative del tutto inedite”.
Il breve volume, così, ha lo scopo di contribuire a riavviare, soprattutto in Sicilia, una discussione più ampia possibile intorno a un’opera ancora troppo poco conosciuta al grande pubblico, ma che gli studiosi più attenti considerano di importanza capitale nell’ambito della narrativa del XX secolo. Vero è che il romanzo non fa nulla per farsi amare dal lettore comune, perché la sua mole sterminata, la compattezza della narrazione e l’ardua lingua sperimentale in cui è scritto sono tutti fattori in netto contrasto con i “valori” comunicativi di un mondo che sembra ormai definitivamente votato al comodo consumo di messaggi testuali sempre più rapidi e brevi, quasi avesse orrore della lentezza meditativa della vera letteratura. Ma si può rinunciare solo per questo a far sì che un’opera così importante entri nella coscienza collettiva dei siciliani? Il saggio di Marco Trainito fornisce una risposta decisa a questo interrogativo, soprattutto laddove accenna alla miracolosa ricchezza di contenuti estetici e simbolici depositati in un’opera alla quale l’autore ha dedicato quasi vent’anni di fatiche ormai leggendarie. In tal senso, avvicinare il pubblico siciliano (quasi il solo che possa apprezzare a fondo Horcynus Orca) a un’opera così complessa e profonda è il primo passo di una rivalutazione collettiva che essa merita come poche altre nella cultura letteraria moderna, e Il mare immane del male è costruito proprio come una sorta di filo d’Arianna che consente al lettore-Teseo di affrontare il Minotauro/Orco/Orca: “Entrare in quest’opera”, scrive Trainito, “è davvero come entrare nel labirinto del Minotauro, perché le infinite svolte narrative e gli snervanti indugi sintattico-espressivi non sono che una ‘iniziazione’ all’incontro col Mostro protagonista, che farà la sua prima apparizione esattamente nel cuore dell’opera e da quel momento accompagnerà il lettore in un viaggio di ritorno allucinante che è l’uscita non più dal labirinto del testo, ma dalla vita tout-court: quella di ’Ndrja Cambrìa, quella della Storia, quella del Mondo, e quella dell’Orca stessa, la cui morte è simbolo e correlato oggettivo del ‘finimondo’ esistenziale, storico e cosmico annunciato dal romanzo”.
Un motivo in più per i cittadini gelesi di partecipare all’incontro è costituito dal fatto che il libro di Trainito contiene, tra l’altro, uno scritto in cui è azzardato uno sguardo d’insieme sul romanzo a partire dalle due significative menzioni in esso della nostra città, e in cui Gela, grazie anche a un richiamo all’Eneide, viene a configurarsi sorprendentemente come vero e proprio “luogo dello spirito”.


Autore : Redazione Corriere
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