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notizia del 02/05/2010 messa in rete alle 16:24:03
Emigrazione, olocausto da non dimenticare nell’ultimo libro di Salvatore Buscemi
E continua! Non solo in ingresso attraverso i barconi dall’Africa alle coste siciliane. Ma anche in uscita. Un genocidio.
Il fenomeno viene studiato con acume e con pathos da Salvatore Buscemi in “La storia trascurata”, Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 2010, € 15.00. Che scrive a pag. 99: «Emigrati di prima generazione ed oriundi, siciliani e veneti, contadini di ieri e “dottori con la valigia” di oggi, sono per noi non brandelli, ma la ragione storica della nostra memori». Rischiano di essere dimenticati ingoiati dai pescicani non soltanto del mare. Quelli di terra sono più voraci, insaziabili.
La convulsa vita tutta giocata sul presente puntiforme non ha tempo per ricordare il passato. Le immagini televisive che con i tg dovrebbero farci conoscere quello che avviene, scorrono, purtroppo, come fotogrammi di uno spettacolo confuso tra gli altri spettacoli.
Ne fa la storia, invece, Salvatore Buscemi non certamente per il gusto antiquario di recupero del passato. Ma per dare voce a quanti, anonimi, sono passati nel mondo vittime sacrificali di uno sviluppo di cui non hanno potuto assaporare il gusto. Separati dalla terra, astratti, tratti fuori da essa. Certo in modo diverso. Perché le migrazioni del due-trecento dalle città italiane verso l’Africa settentrionale o verso il Medioriente sono fenomeni diversi rispetto a quelle successive all’Unità d’Italia. I movimenti che si realizzarono nell’ultimo Medioevo, infatti, furono veri processi di ibridazione che, anche attraverso le guerre crociate, di fatto determinarono contaminazione di culture e scambi di beni che resero ricche e belle città della Siria, dell’Algeria, della Spagna, della Sicilia e dell’Italia. Un episodio per tutti. Leonardo Pisano, detto Fibonacci, in Algeria dove si trovava col padre, studiò i numeri indiani, portò a Pisa, a Genova e in Europa la numerazione araba e posizionale e facilitò i calcoli dei mercanti che si arricchirono e fecero belle le città in cui vivevano.
L’emigrazione postunitaria dall’Italia oltreoceano o nel Nord Europa è imposta dalla povertà, dalla fame che brucia le viscere. Partono eserciti di affamati, i dannati della terra. Spesso non sanno neanche dove saranno destinati. Spesso non arrivano neanche ai luoghi di destinazione. Lasciano i luoghi natii, gli affetti, gli amici, i compagni di giuoco i poveri carusi. Sono lacrime e la madre terra che pure li ha partoriti si impoverisce ulteriormente. Perde forze giovani soprattutto. Che vanno a creare sviluppo in terre lontane. Si impoveriscono ulteriormente i paesi d’origine. Vero che nelle banche locali vengono depositati i risparmi che, privandosi di tutto, mandano gli emigrati. Ma ritornano nel Nord quei risparmi dove vengono investiti per creare ulteriore sviluppo. La tragedia della povertà si consuma creando ulteriore ricchezza nelle zone ricche e aggravando la povertà dove non ne mancava. Con mano delicata e pietosa, Salvatore Buscemi segue questi processi tenendo sempre vigile l’attenzione del lettore, il quale man mano che le pagine scorrono sotto i suoi occhi sente che si sta trattando di uomini, di donne, di figli, di padri, di esseri in carne ed ossa che hanno fatto il destino degli altri per i quali hanno dato il sangue nei campi, nel mare, nelle miniere, nelle officine sempre sperando, come diceva una vecchia canzone, nell’«ora della riscossa» guidati dalla bandiera rossa.
Ricorrendo il prossimo anno il 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia, sarebbe bello che nelle scuole si impegnassero i giovani a riappropriarsi della «Storia trascurata». I giovani e anche i non più giovani. Perché, ricordando i «non brandelli», non cedano alla pura esercitazione retorica e imparino a guardare al futuro con gli occhi di chi non ne ebbe la fortuna.
Autore : Luciano Vullo
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