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notizia del 14/04/2013 messa in rete alle 15:15:04
Domus Dea al Palacademy MgM
L’Accademia di Arti Sceniche apre all’arte figurativa e lo fa con una mostra di grande impatto che per due sere ha trasformato i corridoi dell’Accademia in un luogo della Non-Ragione, una specie di Hopìtal General dal quale si ha l’inquietante sensazione di non poter più uscire. Sono queste le percezioni immediate provate andando a visitare la mostra Domus Dea, che l’artista gelese Marila Arces ha allestito sabato 6 e domenica 7 aprile presso il Palacademy Mgm di via Caviaga.
In mostra le opere già esposte al Padiglione della Biennale a Torino. Opere grafiche visionarie sul mito della Dea della carne e dell’amore, realizzate con la tecnica della foto manipolazione ed ispirate ad un libro di Piobb dei primi del ‘900.
Tocco geniale della mostra le installazioni umane curate dagli allievi del corso di Danza dell’Accademia, guidati dagli insegnanti Pamela Arces e Jvan Bottaro, che hanno magistralmente interpretato la reale espressione della follia, con la fascinazione e la paura che essa genera nella morale comune.
Una denuncia coraggiosa, quella dell’artista gelese, contro tutte le ipocrisie dell’etica e della morale. Uno squarcio cercato e voluto, in cui il piano dei sentimenti attraverso la follia travalica il cerchio della ragione tracciato dall’Istituzione, sotto gli occhi sofferenti della Dea Madre, chiusa nel suo lutto. Nella volontà della Arces la follia assurge al ruolo di forma più elevata della critica, poiché il folle con il suo linguaggio semplice e sconclusionato pronuncia le parole che nessun altro potrebbe dire. La follia così agisce nel profondo della ragione e della verità, plasmandole e rimodellandole.
L’arte della Arces attraversa esperienze che superano il concetto statico dell’immagine, allontanandosi sempre di più dai linguaggi conosciuti. Attraverso il disfacimento dei simbolismi celebra l’ascesa dell’amore come sentimento universale e, paradossalmente, lo fa attraverso la follia trasportando chi guarda le sue opere in un non luogo nel quale non è più la figura a parlare ma l’istinto primordiale.
Domus Dea si pone dunque come percorso di ricerca interiore attraverso la comunicazione visiva e l'arte scenica. All'interno del tempio di Venere, dogma dell'attrazione universale, viene raffigurato il mito, posto come sperimentazione sul piano terrestre. Si scoprirà che celate sotto un velo esoterico si nascondono verità assolute come l'amore universale. La Chiesa entra nella casa della Dea. Le visioni raffigurate nelle opere della Arces rappresentano i mondi che occultiamo dietro gli occhi. Restituiscono visibilità all’invisibile, così come ci spiega la stessa artista: «La mia arte è fondamentalmente concettuale e visionaria. Tutto nasce dall’esigenza, prepotente, di esprimere un concetto. Il mio lavoro artistico parte dalla fotografia e si evolve attraverso la foto manipolazione coinvolgendo infine l’intervento manuale con la pittura».
Molto soddisfatti del successo della mostra i responsabili dell'Accademia: «La commistione tra arte figurativa ed arti sceniche è perfettamente riuscita – ha detto il direttore artistico Jerry Italia – e lo dimostra il grande interesse che l'evento ha suscitato. La mostra della Arces è solo il primo di una serie di appuntamenti artistici che l'Accademia ha in programma».
«Stiamo rendendo il Palacademy una vera e propria fucina di arte e cultura per la nostra città – ha aggiunto Cristian Malluzzo, presidente dell'Accademia – eventi come questo valorizzano ancora di più il grande lavoro che i nostri giovani fanno quotidianamente per valorizzare e dare visibilità ai tanti talenti della nostra città».
Autore : Redazione Corriere
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