notizia del 29/01/2012 messa in rete alle 14:56:48

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La mostra di d’Assenza (Rodas) un viaggio nei sogni in terra geloa
Sabato, a Palazzo Ducale, inaugurazione della mostra di Rocco D’Assenza (nella foto), in arte Rodas, su “Nuovo Urbanesimo: proiezione ideale nello spazio di giochi e di gerarchia sociale senza conflitto”.
Questa personale di Rodas, sintesi dell’amore per la sua terra, è un lavoro sulla memoria, sul ritorno, sulle cose lasciate e sull’improbabile desiderio di ritrovarle.
La storia che Rocco d’Assenza ci vuole raccontare si allontana dalla sua stessa esistenza reale e a noi non resta che, con malinconica ammirazione, il piacere di guardarla. Un piacere che non basta mai. Il piacere di cambiare le cose, di frugare nei cassetti, di conoscere il passato, di annusare il futuro e di amare il presente.
Che sia la Sicilia e Gela la terra di cui parliamo non è però solo il dato autobiografico dell'autore perché tutti noi, di là dall’espressione ludica, con quei paesaggi carichi di simboli antichissimi, continuiamo a fare i conti: la nostra cultura affonda le radici nel mito, si perde nello sguardo della Gorgone, si confronta con creature mostruose per scoprirle come proiezione del pensiero di quegli stessi uomini che se ne immaginavano vittime.
Non possedendo nessun’altra monumentalità da celebrare in una città dove non c’è barocco, né liberty, né altro, capita perciò di rifugiarsi in una memoria elleno-centrica, verso quella bellezza che però pretende armonia, ché non si può competere con lei, troppo impari la battaglia, e poiché non la si può vincere, noi non riusciamo, in questa terra, nemmeno a farcela amica.
È proprio allora, nel suo viaggio da sognatore, quando la morbosa esplorazione del dedalo insondabile di case senza senso giunge al suo culmine, che si materializza la visione dell’artista: immaginando, nell’opera “il riposo degli Dei”, la Piazza Umberto I un’isola fremente di carne nuda che si dibatteva in mezzo ad un policromo cielo di lino, sotto gli occhi implacabili di quel capolavoro bronzeo (Cerere) coperto da colature verdastre inquinate di polvere, vinta dalla sua stanchezza.
Mentre la polvere appare come il tempo che si stratifica sul bronzo, la bellezza di composizione umana espressa dalla nudità femminile e l’esalazione degli odori inquinanti si mostra in un rapporto senza futuro, perché si ha l’esatta sensazione che l’uomo, in terra geloa, opprime la città attestandone l’inferiorità.
Autore : Redazione Corriere
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