notizia del 04/05/2003 messa in rete alle 12:18:06

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Poesia e spiritualità nell’ultimo libro di Zuppardo
Esce in questi giorni l’ultima fatica di Emanuele Zuppardo, “La via della croce”, un libro di meditazioni sul mistero pasquale. Un bellissimo libro ricco di pathos e di fede che rievoca, in versi, le quattordici stazioni della passione di Cristo. Un libro illustrato interamente dal bravissimo pittore di Cefalù Pippo Forte, presentato dal vescovo di Piazza Armerina Mons. Michele Pennini ((nella foto) e con la bellissima prefazione di Cristina di Lagopesole, una mistica potentina vincitrice della seconda edizione del premio nazionale di poesia religiosa “Salvatore Zuppardo”. Pubblichiamo di seguito la presentazione del vescovo. Mons. Michele Pennisi.
La lettura delle preghiere di Emanuele Zuppardo sgorgate dal suo cuore di padre e di credente, provato dalla morte del figlio Salvatore, contemplando la Via Crucis, mi hanno richiamato alla mente la famosa frase di Blaise Pascal: “Cristo è in agonia fino alla fine dei tempi”.
Non si tratta solo di una pia pratica consacrata dalla tradizione, ma di una meditazione personale scaturita da una esperienza umana drammatica anche se illuminata dal speranza cristiana nel mistero della risurrezione del Signore.
Le preghiere di ogni stazione ci fanno sentire la passione di Gesù come un evento attuale con una interpretazione umana e sociale, che avvicina il mistero di Gesù al cammino doloroso degli uomini e delle donne del nostro tempo che vivono nei sotterranei della storia, ma la cui vicenda umana alla luce della loro partecipazione al mi-stero pasquale di Cristo si colora di speranza ed è un invito alla solidarietà.
Il mistero pasquale di Cristo, prima di essere un mistero, è una realtà della storia che rende Gesù Cristo e con Lui la comunità dei credenti partecipe delle angosce e dei drammi degli uomini di ogni tempo.
Se Cristo ha veramente patito tutto quello che i Vangeli ci raccontano e che gli artisti ci descrivono, anche noi siamo chiamati ad immergerci dentro questa meditazione, a lasciarci come San Francesco d’Assisi, “impressionare” dalle stimmate del Salvatore.
Nelle preghiere di Emanuele Zuppardo non c’è solo la commozione di carattere sentimentale nel fare memoria delle varie stazioni della via dolorosa del Signore verso il Golgota, ma c’è anche il pianto al quale Gesù ha invitato le donne di Gerusalemme: "Non piangete su di me, piangete su voi stesse e sui vostri figli" (Lc. 23,28).
A partire dalla contemplazione della passione di Gesù di Nazareth sul piano della storia siamo chiamati ad entrare nel mistero di Cristo morto per i nostri peccati e risorto per la nostra salvezza.
A questo livello la passione del Signore diventa mistero pasquale, che si stacca dalle remote profondità della storia per entrare nell’attualità della nostra esistenza e per invitarci a seguire Cristo sulla via della Croce, bevendo come lui il calice amaro della sofferenza nell’abbandono fiducioso alla volontà del Padre.
Contemplando il Signore sofferente siamo invitati ad ascoltare nel silenzio del nostro cuore le parole che Gesù Cristo fece udire un giorno a quel grande filosofo e credente che fu Pascal: "Io ti sono più amico che il tale e il talaltro; io ho fatto per te più di essi; essi non soffrirebbero da te quello che io ho sofferto e non morirebbero per te, come l’ho fatto e sarei disposto a fare ancora… Vuoi tu che io continui a versare per te il sangue della mia umanità, senza che tu mi doni un lacrima?".
La lacrima che il Signore ci chiede è il segno della nostra conversione ma anche della nostra speranza, perché il Signore Ge-sù attraverso la sua Croce gloriosa ci ha riconciliati con Dio. “Grazie alla Croce – ha scritto San Giovanni Crisostomo – non vaghiamo più nel deserto, perché abbiamo trovato la via giusta; non stiamo più fuori della reggia, perché abbiam trovato la porta; non temiamo più i dardi infuocati del diavolo, perché abbiam visto dov’è la fonte dell’acqua. Grazie alla croce non c’è più vedovanza, abbiamo lo sposo; non temiamo più i lupi, abbiamo il buon pastore”.
La contemplazione della Via Crucis illuminata dalla risurrezione del Signore diventi un Via Lucis che ci apre il cammino verso la vita eterna.
(+ Michele Pennisi,Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina)
Autore : Redazione Corriere
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