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notizia del 26/04/2009 messa in rete alle 12:02:25
Educare oggi: è ancora possibile?
Martedì scorso 21 aprile nelll’aula magna dell’Istituto Majorana si è svolto un incontro sul tema “E’ ancora possibile educare oggi?”. É intervenuto il prof. Giuseppe Savagnone, docente di filosofia e storia nei licei statali, editorialista del quotidiano “Avvenire” e autore con il prof. Briguglia il volume “Il coraggio di educare”.
All’incontro hanno partecipato non solo gli insegnanti dell’istituto ma anche gli studenti del triennio e le loro famiglie. In una intervista curata dall’Ufficio Stampa dell’Editrice Elledici nel febbraio scorso i proff. Savagnone e Briguglia hanno affermato che “educatore è far cadere le maschere”.
“Nel nostro tempo dilaga l’individualismo – afferma il prof. Savagnone – ma è carente la cura della propria più profonda identità. In questa corsa frenetica i volti vengono coperti da maschere indispensabili all’adattamento. Al punto che ci si dimentica di averne uno. Educare significa così smascherare i miti e le illusioni di una società consumista, aprire aÉi giovani la prospettiva di una crescita integrale della propria personalità, in tutte le sue dimensioni – fisica, intellettuale, emotiva, spirituale. Il volto non lo deve dare l’educatore: ognuno ha il diritto e il dovere di cercare il suo. Ma i genitori, i maestri, le guide spirituali, possono aiutare a riscoprire l’urgenza di questa ricerca”.
L’iniziativa editoriale nasce da un “Laboratorio pedagogico” costituito a Palermo in cui famiglia, scuola, Chiesa, società civile affrontano in collaborazione l’emergenza educativa, sotto vari punti di vista.
“Il libro non ha un taglio confessionale – continua Savagnone – . Non nascondiamo la nostra prospettiva cristiana, ma intendiamo declinarla laicamente, in modo che il nostro discorso possa avere un significato anche per chi non crede”.
Sulla funzione che deve avere l’educatore, così risponde: “educare significa sempre correre il rischio delle libere scelte dell’altro. All’educatore spetta il compito di renderle consapevoli e, per ciò veramente autonome, specie in un momento come questo, in cui molti fattori tendono a creare conformismo e superficialità. Certo non si può far ricadere tutta la responsabilità dell’esito di questo compito sugli educatori. Bisogna tener conto che nella società contemporanea famiglia, scuola, parrocchia, che un tempo avevano quasi il monopolio dell’educazione, sono ormai in gran parte scavalcate dal grande fiume mediatico in cui tutti, giovani e adulti, siamo immersi. Ma proprio l’irrompere di nuove forme di comunicazione, che ormai influenzano i nostri ragazzi in modo decisivo, non giustifica la rinunzia all’impegno educativo, anzi non fa che confermarne l’urgenza. I mezzi che le nuove tecnologie ci offrono non vanno demonizzati. Il problema è di imparare ad usarli in modo corretto”.
Autore : Redazione Corriere
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